Approfondimenti Rivista — 31 dicembre 2012

Indizio numero 1: se dovesse capitarvi di leggere una recensione che celebra un libro con grandi elogi e paroloni semisconosciuti per quanto pomposi, è finta!

Non è certo la scoperta dell’acqua calda, ma solo un modo per introdurre alcuni dei rischi che si corrono quando si decide di affidarsi ai consigli di qualche utente per l’acquisto di un libro. Di segnali del genere, alcuni molto meno espliciti ovviamente, ce ne sono diversi, visionabili qui .

 

Il discorso legato alle recensioni dei libri è sempre stato parecchio complesso, perché complessi sono i meccanismi attraverso cui vengono redatte. Lo scopo iniziale della recensione era quello di fornire un parere qualitativo agli altri lettori riguardo un certo titolo. Era come incontrare un amico appena uscito da un ristorante e chiedergli se la cucina fosse buona. Strumento sociale, per eccellenza.

Poi sono nati i social network. Poi sono nati i social network dedicati ai libri, e ai lettori. Poi è nato Amazon.

L’inizio della fine. Se fino ad allora per riconoscere una recensione finta bastava avvertire il minimo odore di conflitto d’interesse tra la firma del critico e il nome dell’autore o dell’editore, a causa di questi strumenti di ultima generazione l’importanza della recensione ha acquisito un valore diverso, quantitativo.

Specie per chi decide di autopubblicarsi, bombardare i social network dedicati con recensioni favorevoli e valutazioni alte è diventato indispensabile, a tal punto da costringerlo a rimuovere completamente il concetto etico di strumento sociale intrinseco in esse per abbandonarsi al mero “più se ne parla bene, meglio è”.

Ecco allora gli scandali delle recensioni a pagamento, o peggio ancora delle autorecensioni.

L’approccio alla critica è diventato completamente diverso. Quando si sente parlare di books blogger dannosi per la critica, in realtà si intende proprio questo, che sarebbero anche utili come strumento, ma non come finalità. A cosa viene ridotta l’autorevolezza di un critico letterario se poi basta ricevere più “stelline” possibili su Amazon per ottenere la visibilità tanto agognata?

Da qui il passo è breve. È impossibile ignorare gli stravolgimenti che l’apertura sociale delle dinamiche editoriali ha provocato. Stravolgimenti per nulla positivi. Se prima l’accusa mossa verso le recensioni era quella di essere limitate nelle mani di pochi e scavalcate dai personalismi, adesso si è arrivati al punto da rendere chiunque un potenziale critico letterario. Anche in negativo, ovviamente. Le vicende più recenti ci parlano di vere e proprie faide tra scrittori colpi di “sock puppet account”, i profili falsi creati ad hoc per distruggere la reputazione del libro di uno scrittore concorrente e abbassarne la valutazione.

Di recente Amazon ha cercato di prendere dei provvedimenti eliminando molte recensioni ritenute “sospette”, senza tuttavia specificare i criteri attraverso i quali vengono individuate.

Che questo sistema debba essere regolamentato, è fuori di dubbio. Che nessuno abbia la minima idea di come poterlo fare, purtroppo anche.

Fatto sta che si potrà passare anche tutta l’eternità a discutere di chi e come possa essere il principale responsabile di questa deriva, ma, come spesso accade, se si vuole cercare il colpevole non c’è che da guardarsi allo specchio. Se le recensioni online favorevoli costituiscono un bene così prezioso per gli autori evidentemente è perché funzionano. E se funzionano è perché esistono ancora troppi lettori che fanno cieco affidamento su di esse per indirizzare le proprie scelte.

Imparare a riconoscere casi di palesi “fake” può essere una prima soluzione tampone, ma la vera grande rivoluzione sarebbe capire che il principale rapporto tra lettore e le dinamiche editoriali è fatto di fiducia, data dall’esperienza diretta, data dalla consapevolezza delle scelte.

Imparare a riconoscere prodotti di qualità in modo autonomo diventa a questo punto non solo essenziale, ma soprattutto doveroso verso se stessi e verso chi cerca sempre le soluzioni più adeguare possibili per mettere a disposizione dei lettori prodotti editoriali di qualità e si ritrova immerso in lotte intestine prive del minimo significato meritocratico.

Utilizzare gli strumenti sociali per il confronto è certamente utilissimo per la crescita e la formazione di una coscienza culturale in grado di fornire i giusti strumenti per orientarsi nel mercato, soprattutto ora che il web ha aperto porte sterminate e il punto di riferimento che va assolutamente trovato non può essere una recensione su Amazon.

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