Curiosità dal web Rivista — 02 ottobre 2013

Nel bene o nel male, purché se ne parli” recita il detto che parafrasa un celebre brano tratta da “Il Ritratto di Dorian Gray” di Oscar Wilde. Nel panorama letterario, i critici -di professione o per passione- lo prendono alla lettera: non importa se lo scrittore è permaloso o facilmente irascibile; se il suo libro è poco convincente bisogna dirlo..anzi, recensirlo. E ognuno può farlo a modo proprio. Ci sono i critici ultra meticolosi, quelli che leggono e rileggono il proprio elaborato prima di pubblicarlo sul Web, sperando forse che venga notato da qualche rivista di punta; altri, invece, più accomodanti, preferiscono la distensione tipica degli spazi che i social network dedicano alla lettura. E poi, ci sono loro, i ragazzi di Drunk Literature, che lo fanno da ubriachi.

Telecamera puntata sul divano, libro alla mano e bicchiere di vino rigorosamente pieno. Per recensire, i ragazzi di Drunk Literature non hanno bisogno di altro. I video che caricano ogni venerdì sul loro canale di youtube lo dimostra: per fare i critici letterari è sufficiente essere sinceri. E cosa più dell’acool inibisce le convenzioni sociali che trattengono dal dire tutto quello che passa per la mente? “Think of us as SparkNotes, except drunk” scrivono nella sezione “Informazioni” della loro pagina Facebook. “Pensate a noi come ai membri di SparkNotes -la compagnia nata in seno ad Harvard, per opera di 4 brillanti studenti, appassionati di letteratura, poesia e filosofia- ma ubriachi”. Sì, perché anche loro amano leggere e fornire una linea guida per lo studio dei libri più noti negli Stati Uniti; solo che, quando bevono, lo trovano più divertente!

Drunk Lit -scrivono- crede che leggiate ancora queste cose di carta pesanti, spesso utilizzate per decorare gli appartamenti o come fermaporte o fermacarte. E siamo convinti che, se vi facessimo ubriacare abbastanza, avreste anche da parlarne”. È chiaro: ciò che si nasconde dietro all’atteggiamento un po’ sopra le righe di questi ragazzi è l’intento di provocare. Prima i finti lettori, quelli che comprano i libri per arredare la casa; poi i critici -quelli di professione- i cui giudizi sono troppo spesso viziati da interessi personali o da amicizie nel mercato editoriale. Se in vino veritas, prima di prendere carta e penna, dovrebbero concedersi un drink: forse punteggiatura e ortografia ne potranno risentire; ma l’onestà, indubbiamente, ne uscirà indenne. Agli uni e agli altri, indistintamente, è indirizzata la richiesta che i ragazzi di Drunk Literature lasciano alla fine di ogni video: “Please read responsibly”.

 

 

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