News Rivista — 22 aprile 2013

Invadere” una città per rilanciare e favorire una concezione aperta e diffusa della ricchezza culturale italiana. Il nostro patrimonio artistico e archeologico è sterminato, ma meno diffuse sono le modalità con le quali viene dato modo al mondo intero di apprezzare quanto c’è di maestoso.

Eppure, considerando che le nostre ricchezze si “vendono” praticamente da sole, visto che sono conosciute dappertutto per la loro bellezza anche se non vengono propagandate, e soprattutto, curate, a dovere, per rilanciare questo patrimonio basterebbe davvero poco. Come uno smartphone o una videocamera, ad esempio.

Così, a Bologna, per due ore, gli appassinati digitali locali hanno deciso di documentare il patrimonio artistico della città a modo loro, liberamente. Il portale Invasionidigitali.it ha pubblicato il “manifesto” delle attività, e coordinato gli eventi che si svolgono nella settimana in corso, fino a domenica, e sono organizzati perlopiù dagli utilizzatori di Instagram. Il resto lo ha fatto, come spesso succede grazie alla potenza della rete, il passaparola, tanto da dover costringere gli organizzatori a dire “stop” alle iscrizioni.

Foto e video degli invasori si potranno vedere sul web e quindi sui social, dal piccolo Fb al più vasto Twitter e poi Instagram, Vine e nei blog e nei tumblr e su invasionidigitali.it. Le “Invasioni digitali”, a differenza degli Instameet (post immediati su Instagram) non hanno regole precise: ognuno pubblica quando e dove vuole. L’importante, per vedere i materiali di una singola invasione, è seguire l’hashtag di riferimento sui social. Una cosa è certa: se i due mondi al momento esistenti – quello analogico di chi non vuole avvicinarsi (conoscere e imparare) al digitale, e quello digitale che viaggia sulle sue piattaforme senza girarsi indietro a insegnare e aspettare il cittadino analogico – non si incontreranno e non cominceranno a dialogare seriamente, le invasioni digitali rimarranno un’esperienza autoreferenziale. E invece il grido di battaglia pare essere chiaro e semplice: liberiamo la cultura, liberiamola tutti insieme.

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