Approfondimenti Rivista — 11 febbraio 2013

In quale direzione sta andando la letteratura? In un momento in cui il panorama letterario pullula di proposte ogni volta diverse e singolari, è difficile tracciare una linea generale. Tuttavia, è ancora possibile fare una stima, più o meno approssimativa, dei generi sui quali la letteratura sta investendo maggiormente.

Neanche a dirlo, il romanzo la fa da padrone: la sua inesauribile varietà di tinte e sfumature lo rende ogni volta inedito e singolare, accattivante e fruibile ai più. Si tratta di una proposta versatile e in grado di soddisfare un gran numero di lettori. Ma forse questo sta diventando anche il suo più grande limite: questa varietà è spesso troppo varia, troppo singolare e specifica. Nel romanzo, infatti, vengono presentate innumerevoli e diversissime storie di uomini e donne che vivono situazioni particolarissime, nelle quali solo in certi casi è possibile immedesimarsi veramente. La varietà di intrecci proposta dai romanzi è una varietà limitata che, anziché stimolare, inibisce le riflessioni del lettore verso temi più propriamente universali.

A porre rimedio a questa mancanza del romanzo tradizionale, interviene una proposta letteraria da tempo ormai accantonata ma che, nel corso del Novecento, ha segnato la strada verso traguardi sensazionali per un semplice racconto in prosa: quella del saggio letterario. Attenzione con le definizioni, però: per “saggio” non si intende, in questo caso, il saggio giornalistico o accademico che propone una visione rigida e rigorosa nei confronti di una particolare disciplina, come ad esempio può essere un saggio di sociologia o di psicologia. In questo caso, per saggio letterario si intende un prodotto che riesca ad unire alla componente prettamente narrativa comune a tutte le opere letterarie, una profondità tipica da saggio, una riflessione sugli universali, sull’uomo, sul mondo.

Per rendere più chiaro il concetto, consideriamo “saggi letterari” i racconti di Calvino, o quelli di Quenau e di Borges: si tratta, infatti, di opere che, alla narrativa d’invenzione, integrano riflessioni molto perspicaci e stimolanti. L’inestimabile ricchezza di questi prodotti letterari consiste proprio nel portare il lettore a riflettere su problemi di spessore veramente filosofico attraverso il gioco di metafore e significati nascosti del tutto propri dell’essenza della narrativa d’invenzione più pura. In questo senso, il saggio letterario, adempie a quella pratica del “miscere utile dulci” che ha sempre funzionato, proponendo un messaggio di spessore attraverso la superficie divertente e fantasiosa del racconto.

Il saggio letterario di questo tipo muove i suoi passi più poderosi e destinati ad un grande successo di critica e di pubblico a partire dal Novecento, momento in cui, nella storia della letteratura, si assiste al passaggio dal racconto puro e semplice, alla riflessione metaletteraria e alla saggistica narrante. Personaggi calviniani quali Palomar, l’osservatore per eccellenza, e Qfwfq, l’uomo che c’era, c’è e ci sarà, sono solo alcuni dei risultati più suggestivi ai quali questo tipo di letteratura è arrivata.

Ma oggi? E’ possibile reintegrare questa formula letteraria nel panorama contemporaneo? Che cosa è cambiato?

Forse, è cambiato il fine della letteratura: la letteratura di oggi, infatti, per lo meno in linea generale, sembra aver perduto la sua volontà di far riflettere il lettore, di porlo davanti a quesiti complessi e profondi. Piuttosto, il fine di dilettare e di intrattenere ha prevalso su tutto il resto, dando largo spazio ad una letteratura meramente dedita al piacere di incantare e di far rilassare il lettore.

Evidentemente, la letteratura ha delegato la trattazione di certe riflessioni al saggio puramente accademico, distinguendo pesantemente i due ambiti di scrittura: e in questo, è andata incontro ad una grave perdita in fatto di contenuti e suggestioni, accontentandosi di rappresentare vicende di vita di singoli uomini che dimostrano tutta la relatività di esperienze personali fiaccamente ancorate alla vita quotidiana. Ad oggi, manca quel salto, quella fascinazione alla quale solo il saggio letterario poteva condurre.

Ma non è troppo tardi per riproporlo: nel recente volume intitolato “La saggistica degli scrittori” (Bulzoni), Anna Dolfi, sotto la scorta di innumerevoli esperti letterati, si propone di ripercorrere gli scenari più suggestivi della saggistica letteraria del secolo scorso. Un volume ricchissimo di stimoli e proposte che pone sotto i nostri occhi la domanda sul futuro di un genere dal potenziale inesauribile.

L’invito al saggio letterario è un invito ad una scrittura che si presta alla meditazione, alla riflessione, all’uso creativo della ragione, sotto le spoglie di un racconto che sappia divertire, nel senso etimologico del termine, ossia che sappia mostrarci un percorso alternativo da esplorare, che sappia farci osservare le cose da un’altra prospettiva. Siamo davvero pronti a cogliere questo invito?

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