Approfondimenti Rivista — 10 settembre 2012

«Perché voi ventenni pagate le grandi corporation che producono computer, smartphone e internet ad alta velocità e non pagate chi produce e vende musica? Complimenti, siete la prima generazione che si ribella contro gli artisti, lavoratori al 99,9% di classe medio-bassa»*. Così David Lowery, autore e musicista, attacca le nuove generazioni, colpevoli di scaricare illegalmente da internet qualsiasi tipo di file.

Il problema della pirateria informatica è un problema vecchio quanto internet stesso. Decine di marchi e aziende di diversi settori hanno prima guadagnato soldi a palate diffondendo i propri prodotti sulla rivoluzionaria piattaforma in grado di raggiungere un numero impressionante di persone nello stesso momento, salvo poi cadere in un inesorabile declino quando alcuni utenti hanno avuto l’idea di bypassare il produttore in possesso dell’esclusiva e ignorare completamente il concetto di costi e di copyright. Così, sono nati programmi di file sharing come funghi e, più recentemente, piattaforme sulle quali i contenuti sono visibili direttamente online, senza nemmeno obbligare l’utente a scaricare il file. Il caso di Youtube mi pare abbastanza esplicativo in questo senso.

Gli stessi marchi degli stessi settori che avevano condotto la conquista del web, si sono dati “la zappa sui piedi” a distanza di qualche anno, visto che se il loro problema primario era offrire prodotti a chiunque avesse un pc e una connessione ad internet, ora passano notti insonni cercando un modo per permettere solo a chi paga di scaricare i propri file. I settori maggiormente colpiti sono ovviamente quelli che hanno la popolarità alla base del successo: la musica, il cinema, persino il porno.

Ma la letteratura non ne è affatto esente.

Robert Levine, nel suo libro Free Ride: How digital parasites are destroying the culture business, and how the culture business can fight back, definisce appunto “parassiti” i cosiddetti freerider, coloro che beneficiano di un bene pubblico senza contribuire agli oneri a carico della collettività, compreso me che ho il computer pieno di mp3 scaricati da eMule. Il modello del “tutto gratis” al quale siamo abituati, secondo Levine, è frutto delle politiche dei “padroni” del web, Google in primis. “A Google i contenuti gratis stanno a cuore come la benzina a prezzi bassi sta a cuore alla General Motors – scrive Levine – si tratta di feudalesimo digitale: crediamo di usarli, ma è il sito che sta usando noi”.* A proposito di letteratura, Levine sostiene che per Google un libro conta solo come un numero, ma “la tecnologia avrà cambiato i costi di distribuzione ma non ha cambiato così radicalmente la natura della creazione intellettuale. I reporter possono anche avere accesso a database online e fare interviste via Skype, ma devono comunque documentarsi e fare le domande giuste. L’informazione costa”.*

Come rimediare? Il problema può essere affrontato dal punto di vista sociologico, indagando sulle cause che hanno portato alla nascita della generazione abituata ad avere tutto a costo zero, ma alcune istituzioni non si sono poste troppe domande e hanno provato a stroncare il fenomeno alla radice. In Francia, ad esempio, è stata varata, ormai tre anni fa, la famosa famosa  legge Hadopi, che mira a colpire, attraverso un sistema di avvisi e sanzioni, i pirati del web che scaricano illegalmente film, musica e altro materiale protetto dal diritto d’autore, basandosi sul principio di risposta graduata  da parte dell’utente: dopo aver inviato un’email e poi una lettera raccomandata all’utilizzatore che ha infranto la legge, il Comitato per la Protezione dei Diritti decide di sospendere l’abbonamento Internet del pirata per una durata che può variare dai tre mesi a un anno. La legge, accusata da più parti di limitare la libertà intrinseca dello strumento internet, non ha tuttavia riscosso un grande successo e pare che, con la nuova amministrazione Hollande, abbia i giorni contati.

Se le buone maniere non hanno funzionato, e le cattive maniere a quanto pare fanno fatica, basterà il principio morale a convincere miliardi di internauti a rinunciare alla comodità di guardare film, scaricare musica, libri e informazioni senza spendere un centesimo?

*(Fonte CdS)

 

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