News — 15 settembre 2015

Per gli scettici l’uomo è soggetto ai sensi e condannato a vivere in un mondo apparente, in balìa di impressioni ingannevoli che mutano a seconda del soggetto che le percepisce. Ma cosa accade davanti a un libro, possiamo davvero essere indotti a leggerlo soltanto in base alla copertina? Due amici californiani, Dean Casalena e Nate Gagnon, si sono posti la domanda e alla fine di agosto hanno lanciato un sito in cui si possono giudicare i libri dalle copertine, si chiama Judgey. Agli utenti viene mostrata una sequenza di copertine e questi devono esprimere un voto che va da zero fino a cinque stelle, dopodiché il giudizio viene confrontato con la valutazione espressa sul sito Goodreads da chi il libro lo ha letto.

Dopo la prima settimana il sito ha già ricevuto tre milioni di visite e dai dati è emerso che non sappiamo affatto giudicare un libro dalla copertina: tra i voti assegnati alle immagini e quelli assegnati ai contenuti c’è una netta discrepanza. Secondo Gagnon – intervistato dalla radio canadese Cbc – “le persone tendono a dare voti più alti ai libri che hanno letto perché ci hanno passato del tempo, si sentono parte di essi”.

Ovviamente i dati rilevati da Casalena e Gagnon non hanno nulla di scientifico, ma c’è chi ha pensato anche a questo. La Neurensics – una società olandese che si occupa di ricerca neuroeconomica – in collaborazione con l’editore De Arbeiderspers/A.W. Bruna Uitgevers ha eseguito un’indagine su quali aree del cervello devono essere sollecitate per spingere un consumatore ad acquistare un determinato libro.

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