Approfondimenti Rivista — 18 gennaio 2013

Che sia per sfogo o per lavoro, scrivere resta in tutti i casi una forma di espressione del sé. Veicolare un messaggio scegliendo le parole più adatte a renderlo il più pulito e incisivo possibile è un’impresa tutt’altro che semplice.

La comprensione degli eventi sembra sfuggirci quando proviamo a pronunciare quei termini che nella mente risuonavano così precisi e chiari. Invece appena fuori scompare la sicurezza e un velo di incertezza si posa sulla lingua; così immobili e stupiti malediciamo la stupidità dell’esitazione.

Questo dovrebbe significare passare dall’elogio del disordine all’elogio dell’ordine?

Per uno scrittore scegliere le parole significa scegliere la freccia che andrà a scagliarsi nel petto di chi legge a cuore aperto. Se non fossero così sottili, precise e vere allora non potrebbero mai provocare quel sussulto che lascia increduli a contemplare la traduzione scritta della realtà.

Un soggetto e un verbo concordati per trovare l’unione, l’equilibrio che pesa le parole perché un suono grave non stoni quella frase letta d’un fiato. Così il testo si compone intrecciando le parti come la mano divina fece col corpo degli uomini.

La realtà entra nella mente di uno scrittore seguendo la stessa strada che la condurrebbe nelle altre, ma nel primo caso essa ne riesce in un’altra natura. Il mondo ruba un pezzo dell’anima dell’autore e ne viene fuori coperto di parole. Anche se dopo quel viaggio la realtà è mutata, i lettori riconoscono la frenesia e l’affollamento degli eventi che a molti sembravano intraducibili ma che invece ora hanno trovato immagine in un frutto perfetto. E’ proprio dalla precisione e dalla dedizione con cui si scelgono le parole per tradurre il mondo che esso assume l’equilibrio dell’arte.

Spesso vediamo molti autori assuefatti dal detto “Chi più ne ha più ne metta” sperando che questo marasma coinvolga più di qualcuno. In una svendita totale di contenuti e forme è difficile però trovare quell’idea da cui è nata l’esigenza di scrivere. La comunicazione è imprescindibile dal messaggio, quindi per quanto l’amore per la pratica possa sbaragliare la funzionalità c’è sempre quel qualcosa che vogliamo riecheggi. C’è sempre uno scopo dietro quella parola, c’è sempre un motivo dietro quella stessa confusione che a volte impedisce anche di riconoscersi.

Un linguaggio il più preciso possibile come lessico e come resa delle sfumature del pensiero e dell’immaginazione”. (Italo Calvino, Lezioni Americane)

Queste le parole con cui Calvino definisce l’esattezza. Attraverso un linguaggio chiaro è possibile trasmettere senza interferenze il messaggio che rappresenta il motivo per cui un autore ha deciso di scrivere. Il linguaggio può servire per condurre ad effetto. Ciò significa che esso supervisiona l’interdipendenza tra le cose, fa sì che a una causa corrisponda un effetto, a un’azione una reazione. Tutto, così, dovrebbe avvenire nel giusto ordine. Anche se un testo viene composto solo dopo la comprensione degli eventi o degli argomenti questo servirà come input per i lettori. E’ come se la scrittura potesse assumere qualsiasi forma, qualsiasi genere, è come se si sacrificasse affinché il vero senso vinca sulla confusione che genera l’impotenza. Quindi dalla comprensione del testo, che avviene solo grazie all’esattezza, i lettori potranno sapere e quindi agire. Con la precisione è possibile definire i contorni che dividono il mondo, perché le materie non si mescolino e non generino il delirio.

La scrittura però non esiste solo per svolgere un ruolo, c’è una parte di essa che sfugge dalla definizione e corre nell’intimità del bisogno e della passione. Quelli sono territori inesplorati, sono il frutto di una mente che ancora tenta la strada della comprensione. Quindi le sensazioni inconfessabili si nascondono nella generalità e nell’ermetismo delle parole. In questo caso la scrittura non ha la pretensione di essere capita, ma di esistere.

Si denuderebbe un corpo, lasciando ai muscoli la tensione naturale, solo se apparisse perfetto, asciutto, scultorio; così facendo il desiderio e l’ammirazione nascono nell’animo di chi guarda. E solo dopo tale visione egli verrà sopraffatto dalla voglia incombente e pura di possedere. Solo dopo aver letto un testo preciso il lettore tornerebbe ancora ad accarezzare quelle pagine. 

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