News Rivista — 26 luglio 2013

Lo studio fa bene alla salute! Lo dimostra l’analisi condotta dai ricercatori del San Raffaele su pazienti affetti da Alzheimer e anziani con lievi disturbi della memoria: il sistema colinergico, importante per la memoria e per tutti i progressi cognitivi, è potenziato nei soggetti con alti livelli di scolarità e occupazione, contrastando la neurodegenerazione. Stando ai dati raccolti nell’ambito dello studio multicentrico europeo e pubblicato su “Neurobiology og Aging”, le persone che hanno un grado di istruzione più alto –o svolgono un’attività intellettualmente impegnativa- sviluppano una sorta di “cervello di scorta” che rallenta i sintomi della degenerazione neuronale. Gli esperti spiegano che il cervello è come un atleta: va tenuto in allenamento affinché possa superare più agevolmente anche i compiti più impegnativi. Lo studio, infatti, consente di migliorare le sinapsi, i collegamenti tra neuroni indispensabili per il funzionamento del cervello, e, anche se l’Alzheimer dovesse danneggiare i neuroni e le loro connessioni, un cervello ben allenato manterrebbe comunque una buona efficienza. “Il nostro cervello –ha affermato Daniela Perini, coordinatrice del gruppo di ricerca del San Raffaele- possiede grandi capacità plastiche, cioè è molto abile nell’adattarsi e svilupparsi per svolgere al meglio quei compiti per noi più gravosi o importanti. Per affrontare sfide sempre più difficili ha uno strumento specifico: creare nuove sinapsi. È così che si forma la riserva funzionale. La demenza di Alzheimer è una piaga di una società moderna sempre più vecchia. Il nostro Paese è, tra gli Stati Europei, quello con il più alto tasso di popolazione anziana. Purtroppo, è anche tra quello con le percentuali più alte di analfabetismo, compreso quello di ritorno. Ed è per questo che per ritardare l’esordio della malattia dobbiamo impegnarci a combattere l’analfabetismo, trovare i mezzi per favorire la lettura e stimolare le attività intellettuali nella popolazione”. L’accesso a buoni livelli di scolarità e la possibilità conseguente di ottenere un impegno stimolate è un’arma per contrastare la degenerazione neuronale. Il nostro Paese deve necessariamente farne i conti.

 

 

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