Approfondimenti Rivista — 07 maggio 2013

Genitori affezionati al magico tocco della carta e bambini proiettati naturalmente alla lettura digitale: abbiamo già considerato le cause e gli effetti di questo gap generazionale che vede ancora una volta scontrarsi il supporto cartaceo con quello elettronico. La schiera dei genitori sembra difatti unita e pronta all’attacco quando si tratta di e-book e supporti simili: un plotone di nostalgici amanti delle pagine ingiallite negli scaffali si ribella ai colorati pixel delle nuove tecnologie.

Ma questa tendenza sempre più diffusa tra le fila dei genitori può forse variare in base al “tipo” di genitori che si prendono in considerazione? Ad esempio, si potrebbe supporre che genitori più attempati possano essere più restii rispetto ad altri più giovani nell’approccio alle nuove tecnologie dell’editoria. Ma probabilmente ogni supposizione è destinata a scontrarsi con la casista del tutto speciale delle singole situazioni: e così, anche quando si prende in esame la categoria genitoriale degli scrittori, siamo di fronte ad opinioni discordanti e il dibattito cartaceo – digitale si riapre.

Tra gli intervistati, c’è Antonio Scurati che esprime posizioni assolutamente drastiche e senza soluzione di patteggiamento: “I bambini vogliono reggere il libro tra le mani, mentre glielo leggi, scorrere il ditino sulla parola e strappare una pagina se li rende tristi. Il digitale arriva dopo. E in quel momento qualcosa va perduto”. Anche Anna Premoli, nonostante sia l’autrice del bestseller nato proprio in e-book “Ti prego lasciati odiare”, ammette di essere contraria ai libri digitali per i bambini: “se mio figlio Marco avesse un libro digitale non leggerebbe, devierebbe per mettersi a fare altro. Io leggo solo su e-reader ma per mio figlio preferisco libri di carta”.

D’altra parte, però, più diffusa sembra la convinzione che cartaceo e digitale debbano poter riuscire a comunicare e a completarsi a vicenda: la pensa così Alessandro Zaccuri che testimonia come suo figlio Stefano legga indistintamente libri cartacei ed e-book: “Ama leggere e passa senza soluzione di continuità dai volumi della biblioteca al Kindle”.Anche Elisabetta Bucciarelli, nonostante dichiari di essere ancora restia ad una piena accettazione del digitale, ammette che i due supporti sono necessari in maniera complementare: “Certo con il digitale la lettura è meno continuativa, ci sono più “distrazioni”, ma è anche più stimolante e coinvolgente”.

E’ proprio questa complementarietà dei supporti ad essere al centro della questione cartaceo-digitale. Se ne è occupato anche uno studio condotto dal Joan Ganz Cooney Center, centro di ricerca sorto nel 2007 che si occupa dei processi di apprendimento dei bambini nel contesto delle nuove tecnologie. Gli esperti hanno riscontrato, infatti, che gli e-book, in particolare quelli “potenziati” con video, audio e contributi multimediali, distraggono i bambini dalla storia e impediscono loro di ricordare i dettagli narrativi. A essere penalizzati sono, secondo i ricercatori, apprendimento e comprensione del testo. D’altra parte, però, sono proprio gli stessi libri elettronici che, con il loro aspetto ludico e stimolante, riescono a catturare maggiormente l’attenzione dei bambini verso la pratica della lettura.

Evidentemente, siamo di fronte ad una questione davvero significativa e assolutamente delicata: in base a quanto affermano gli esperti, infatti, sembra che la lettura possa essere fatta apprezzare dai bambini soltanto attraverso il fascino tutto colorato e scintillante dei dispositivi digitali. Il testo non viene assimilato, le parole passano immediatamente in secondo piano, restano pure macchie nere in uno scenario fatto di sole immagini: il testo si fa immagine, il mondo-immagine descritto da N. Mirzoeff nel suo saggio sulla “visual culture” è pienamente realizzato nel mondo degli e-book per bambini. L’immaginazione è davvero a rischio? Ma che cos’è poi l’immaginazione? La capacità di creare mondi o semplicemente di viverci? Il dibattito, ancora una volta, è aperto.

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