Rivista Scrivere Donna — 13 novembre 2012

Intervistare donne che scrivono, alcune già affermate, altre esordienti, tutte animate dall’entusiasmo per l’avventura creativa e dalla grinta necessaria per conciliare ciò che a nessun uomo verrebbe mai chiesto: vita e sogno, panni da stirare e capitoli da finire, cene che rischiano di bruciare e personaggi che pretendono attenzione, successi in pubblico e sensi di colpa nel privato. Perché vogliono quel tutto che quasi mai si declina in rosa. 

La prima intervista ha come protagonista  Barbara Risoli:

– Quando hai deciso di scrivere e perché?

Non ho mai deciso di scrivere, l’ho sempre fatto, sin da bambina. Ero affascinata da mia madre che scriveva lunghe storie che diventavano le mie fiabe e sapevo di mio nonno che aveva scritto un diario di guerra. Se poi uno mi chiede quando ho scritto il mio primo romanzo, a sedici anni.

– Che tipo di libri leggi normalmente?

Leggo con estrema ammirazione e curiosità ciò che non scrivo, i miei generi preferiti sono l’horror e il thriller che non saprei proprio emulare. Mi piacciono i romanzi rosa storici, li leggo per evitare di avere le stesse idee espresse da altre autrici. Non mi piace emulare, non di proposito e certamente non le correnti del momento.

– Hai mai preferito un libro a un altro per il genere dell’autore?

No. Se un autore è uomo o donna mi è completamente indifferente, io guardo la trama dopo essere stata abbagliata dalla copertina. Se scarto un libro è perché la trama non mi tocca.

– Hai mai avuto la sensazione che il tuo essere donna potesse, in qualche modo, ostacolare/favorire la tua passione per la scrittura?

Assolutamente no. Non concepisco la superiorità/inferiorità presunte della donna rispetto all’uomo e viceversa. Non sono femminista e neppure vittima del mio sesso, semplicemente uomo e donna sono diversi, è come parlare del giorno e della notte che comunque si compensano. Se dovessi trovarmi davanti a un simile dilemma, il problema non sarebbe mio.

– Ritieni esista e sia individuabile una scrittura al femminile?

Sì, indubbiamente. La scrittura femminile ha un’impronta che è impossibile nascondere, come è facilmente individuabile una narrazione maschile. L’uomo è meno profondo nelle sensazioni (ma più dettagliato nelle situazioni) e se lo è arriva a raggiungere la compulsività; la donna è molto riflessiva e gira intorno alla questione a volte sino allo spasimo per poi far sbocciare un fiore colorato che è la scena madre.

Ritieni esista un pregiudizio nei confronti di un’autrice da parte dei lettori uomini?

Mediamente sì, ma ai fini pratici la cosa si stempera. A primo acchito l’uomo scuote il capo, poi legge. Paradossalmente sono stati gli uomini ad apprezzare i miei romanzi d’amore, per esempio. Il mio lettore numero uno è un uomo che, pur con la sua ironia leggendaria, mi apprezza anche troppo.

– Hai mai avuto la sensazione di una preclusione editoriale nei confronti delle donne?

No, un editore non guarda in faccia nessuno, penso guardi il testo e se si accende una scintilla, passa. Uomo o donna, nel business non conta per l’editore che alla fine, senza ipocrisie, deve guadagnare e non perdersi in ciance. Tutto sta nell’essere un editore con il talento di trovar talenti.

– Storie d’amore nei romanzi, pensi sia una roba da donne?

Dipende dal romanzo. Se incanaliamo una storia nel genere prettamente rosa, le donne sono le lettrici numero uno (anche se qualche maschietto non disdegna) e allora la narrazione deve avere una precisa struttura con momenti e situazioni necessarie, quasi obbligatorie. Se si parla di una storia che non sia prettamente rosa, la storia d’amore ci sta, ci vuole anche se con toni diversi dal classico romance, con meno rilevanza, ma ci sta. Non è che per trovare un papiro egiziano in mezzo al deserto uno debba spendere duecento pagine di baci e abbracci, per fare un esempio.

– Esiste un pregiudizio nei confronti della cosiddetta narrativa rosa? E, se sì, come si manifesta?

Una volta. E parlo di pochi anni fa. Un tempo si sentiva dire che la letteratura rosa era di serie B, i nasini si storcevano e si srotolavano frasi del tipo ‘io guardo solo Quark’, ‘io leggo solo Dante’. Tuttavia, c’è sempre stato un dato discordante: il rosa è sempre stato il più venduto nel mondo, si badi bene… nel mondo. Ma le autrici si sono imposte con forti iniziative in questi anni, hanno urlato più forte e adesso il genere non è più considerato inutile e senza senso. E io confermo che, se si vuole scrivere un buon rosa (specialmente se storico) bisogna studiare, lo strafalcione storico è una condanna a morte per un autore, come lo è il congiuntivo sbagliato.

– È possibile, a tuo parere, una collaborazione tra scrittrici così come si configura tra scrittori nella creazione di movimenti letterari (New Italian Epic o TQ, per esempio)?

Sincerità? No. Percepisco una sorta di sana competizione tra autrici, una specie di gara che non da troppo spazio alle collaborazioni. Magari mi sbaglio, dico solo quello che sento e se mi si vuole smentire, meglio! Poi, ovviamente, ci sono delle eccezioni, persone squisite che danno rilevanza ad altre persone squisite, ma non è cosa comune.

– Molte donne lamentano la difficoltà di dedicarsi quanto vorrebbero alla scrittura e i sensi di colpa per la necessità di trascurare altre cose. Tu come ti poni?

Allora, per sentirmi in colpa io devo combinarla proprio grossa! Scherzi a parte, conosco la sensazione di avere l’estro e di doverlo accantonare perché esiste una vita importante la portare avanti. Io mi ci pongo in maniera pericolosa, se vogliamo: scrivo di notte, faccio le ore piccole… e ci rimetto un po’ della mia salute, me ne rendo conto. Ma scrivere con i grappoli di polvere che ti sghignazzano intorno è poco auspicabile.

– Cosa ne pensi dei fenomeni editorial-marketing degli ultimi anni e della fruizione soprattutto femminile che li caratterizza?

Poco tempo fa ho scritto un articolo sul mio blog e ho dichiarato apertamente la mia verde invidia nei confronti di questi successi scritti a tavolino (cosa della quale sono fermamente convinta). Penso che chi acchiappa queste occasioni brevi ma intense sia estremamente fortunato e non nego che, avendo letto qualcosa, in certi casi manco è importante la conoscenza della lingua, semplicemente si sbrodolano giù pensieri fugaci e trovi quello che li fa passare per nuova filosofia. Non faccio riferimenti, ma conoscendomi è facile capire di cosa parlo. Per ultimo, a volte mi da fastidio quanto le donne siano trascinate in dimensioni squallide che forse neppure esistono e se esistono, sono limitate.

– Laura Donnini, nuovo direttore generale Edizioni Mondadori, ha annunciato che ci sarebbero molte autrici a lavoro per sfornare trilogie erotiche in linea con la moda soft-porn o mom-porn. Come ti porresti davanti alla proposta di entrare nel ciclo produttivo?

Rifiuterei. Riesco a scrivere molto, a cimentarmi in più generi, ma quel genere non mi è consono, non ho fantasia in tal senso, non tirerei fuori nulla di interessante e, non lo nego, certe situazioni mi irritano come lettrice. Non sono una puritana, si intenda, ma non mi piacciono le cose troppo espresse, preferisco i veli e le ‘sfumature’, ma quelle vere.

– Pubblicare purché sia è un principio da perseguire?

Ma no. Provarci e sperare, sognare e lavorare, ma che uno debba mettere il coltello alla gola (di se stessi) pur di pubblicare mi sembra psicotico.

– Come ti poni davanti al dilagare dei fenomeni editoria a pagamento, print on demand o self-publishing?

No al pagamento, né dichiarato né occulto. Uno può anche decidere di pagare una pubblicazione, ma oggi abbiamo capito che chi si fa pagare è un misero millantatore che non merita la cessione di un sogno. Il print-on-demand non è malvagio, anche se è considerato l’ultima spiaggia, ma è per chi è davvero sicuro di sé. Il self-publising? Io lo apprezzo, anche in questo caso bisogna essere sicuri della propria opera e rischiare. Tuttavia, va a caratteri: io amo il rischio.

– Cosa ritieni che possa far la differenza nell’attirare un lettore: copertina, titolo, autore personaggio, passaggio televisivo o D’Orrico che si innamora di te?

La copertina è il look del libro, ne sono sempre stata convinta. E’ come il trucco di una bella donna. Molti libri vendono per la copertina. Anche il titolo ha il suo peso, deve essere breve e fulminante, ma ciò che non fa lui, lo fa la copertina. Il resto lo si può conoscere solo leggendo e un compratore non legge il libro prima di pagare, no?

Quali tuoi buoni propositi salterebbero davanti a un improvviso successo?

Io di propositi buoni non ne ho! Vabbè… pensandoci. Non credo che salterebbe niente, piuttosto mi giocherei l’occasione se mi chiedessero di scrivere una scena hard, ecco… La cosa che più mi spaventa. Tuttavia, successo significherebbe più disponibilità economica, allora mi toglierei qualche soddisfazione, come un viaggetto a Roma e uno sulla Transiberiana in dicembre.

– Sei autrice del bestseller del momento, tradotta nel mondo, milioni di copie: togliti uno o più sassolini dalla scarpa.

Ahi! Ho un sassolino nella scarpa… che mi fa tanto tanto male! Me lo tengo per il momento, posso? No? Ci sono un paio di persone verso le quali nutro un profondo risentimento per avermi presa in giro senza valorizzarmi. Ecco, penserei a una sottile vendetta che li faccia sentire come mi sono sentita io. Niente di crudele, si intende… ma di cattivello sì. Non mi piace chi calpesta i sogni, lo trovo feroce e inumano: se il mio sogno non ti piace, lasciami perdere, questa è la regola.

– Scrittore/scrittrice preferito/a vivente e motivazione.

Mi piace chi ha idee nuove e, anche se non recentemente, la Rowling ha avuto il cosiddetto colpo di genio che è stato capace di creare un nuovo genere, un filone, una cosa tutta sua. Ammiro chi ha il coraggio delle proprie idee e non emula.

– Scrittore/scrittrice vivente che non riesci ad apprezzare e perché.

Mi si perdoni, la mia non è invidia (se sono invidiosa, si sa che lo dichiaro senza problemi), ma a me non piace Licia Troisi. Non ce la faccio ad apprezzare la sua narrazione che non regge, le sue trame che perdono i pezzi, la sua sintassi scolastica. So che è un colosso del fantasy, me ne rendo conto, ma non rientra nelle mie passioni.

– Parlaci del tuo ultimo lavoro e fornisci un motivo per cui dovremmo leggerlo.

Il mio ultimo lavoro è inedito, ma in questi giorni sto ripubblicando i miei romanzi editi, e liberi come il vento, riveduti e corretti.

L’inedito su cui ho lavorato molto è uno storico con ambientazione tra il Friuli e la Russia negli anni 1916-1917. E’ una storia d’amore, la descrizione della disperazione di una donna cui Dio ha tolto tutto, mentre un uomo le salva la vita trascinandola nelle dinamiche della Rivoluzione Russa. E’ la metafora di ciò che mi è accaduto veramente: la perdita in breve tempo dei miei genitori che mi hanno lasciata sola. Perché leggerlo? Perché è bello e struggente e perché, a chi fa piacere, si incontra pure Lenin.

Ultima ripubblicazione su Amazon Kindle è invece IL VELENO DEL CUORE, uno storico sentimentale con ambientazione nel 1788, prima della Rivoluzione Francese. Perché leggerlo? Perché esce completamente dai canoni della storia d’amore rosa pur essendola. I personaggi li definisco ‘la coppia meno probabile del romance’, sono tutti da conoscere e da detestare, per poi augurare loro la giustizia divina ed infine per tifare il loro trionfo. Strano? Certamente. Il mio motto è Risoli, mai come sembra. Quindi, leggendo non potrete mai prevedere ciò che accadrà, sino all’ultima pagina. E poi c’è il seguito… dove salviamo il piccolo re Luigi XVII…

Puoi fornirci una tua foto, la copertina del tuo ultimo libro e un link che rimandi alla possibilità di acquisto? Grazie

Detesto le foto, farle poi… ma vi mando la meno peggio e la più recente.

Considerando che tutti i miei libri cartacei sono usciti (finalmente) dai cataloghi, ora è possibile acquistarmi in e»book Kindle a questo link:

http://www.amazon.it/VELENO-avventure-Venanzio-Eufrasia-ebook/dp/B00A1PA9SC/ref=sr_1_4?s=books&ie=UTF8&qid=1352064848&sr=1-4

dove troverete IL VELENO DEL CUORE per il momento e poi tutti gli altri miei libri piano piano.

Per conoscermi meglio, ho anche un blog (dove tutti sono graditi):

http://risoli barbara.blogspot.com

Non posso esimermi da ringraziare per questa intervista con domande davvero interessanti. Rispondendo, spero di avervi fatto capire qualcosa di me e di avervi pure incuriosito, perché no?

Share

About Author

scrivendovolo

(1) Reader Comment

  1. Che brave scrittrici:) . Divertente vedere cosa pensano. Grazie

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.