le interviste Rivista Scrivere Donna — 15 gennaio 2013

Vincenza Alfano, Enza per gli amici, è una scrittrice che sa spaziare nell’indagine dei sentimenti umani e dei meccanismi più profondi della psiche, così come nella realtà sociale. I suoi personaggi sono sempre descritti a tutto tondo, senza mai correre il rischio di rimanere figurine di carta. Perché la sua scrittura ha scoperto il 3D ben prima di Avatar.

– Quando hai deciso di scrivere e perché?

Ho iniziato a scrivere da bambina. Ricordo di aver iniziato verso i nove anni un romanzo e di essermi persa dopo una decina di capitoli. Per anni ho lasciato sedimentare il desiderio di scrivere, accantonandolo e dedicandomi alla lettura di autori e libri che ho amato e mi hanno segnato profondamente. Nel 2002 ho partecipato a un concorso di scrittura al femminile. Ho vinto. È iniziato così il mio viaggio.

– Che tipo di libri leggi normalmente?

Narrativa, autori prevalentemente italiani, ma non solo. Classici e contemporanei.

– Hai mai preferito un libro a un altro per il genere dell’autore?

No, solitamente seguo un autore non scelgo un genere.

– Hai mai avuto la sensazione che il tuo essere donna potesse, in qualche modo, ostacolare/favorire la tua passione per la scrittura?

Non credo che la mia passione possa essere stata ostacolata dall’essere donna, anzi penso che la sensibilità femminile dia una marcia in più alla capacità di sentire e di scrivere. Se invece penso alla mia affermazione come scrittrice, ritengo che sia stata ampiamente ostacolata dall’essere donna in un contesto che tende ancora a privilegiare i ruoli maschili. Essere uomo insomma è più prestigioso.

– Ritieni esista e sia individuabile una scrittura al femminile?

Non credo esista una scrittura di genere, ammetterlo sarebbe una ghettizzazione da cui rifuggo fortemente.

– Ritieni esista un pregiudizio nei confronti di un’autrice da parte dei lettori uomini?

Dipende dai lettori. Non credo si possano avere pregiudizi nei confronti di autrici come E. Morante, A. Ortese, D. Maraini. Non sono donne né uomini, sono colossi, miti, giganti.

– Hai mai avuto la sensazione di una preclusione editoriale nei confronti delle donne?

No, questo con sincerità non posso affermarlo. Ho avuto piuttosto contatti con un’editoria cialtrona,ottusa, poco attenta, ma anche con editori puri, innamorati del libro e della scrittura.

– Storie d’amore nei romanzi, pensi sia una roba da donne?

Tutte le storie sono in fondo storie d’amore.

– Esiste un pregiudizio nei confronti della cosiddetta narrativa rosa? E, se sì, come si manifesta?

C’è chi ostenta snobismo, ma il mercato afferma l’opposto. La verità sta nel mezzo.

– È possibile, a tuo parere, una collaborazione tra scrittrici così come si configura tra scrittori nella creazione di movimenti letterari (New Italian Epic o TQ, per esempio)?

Le donne intelligenti sanno fare gruppo. Io e te non siamo un esempio?

– Molte donne lamentano la difficoltà di dedicarsi quanto vorrebbero alla scrittura e i sensi di colpa per la necessità di trascurare altre cose. Tu come ti poni?

Le donne sono portatrici sane di sensi di colpa, qualsiasi sia il loro ruolo. Troppo mamma, troppo moglie, troppo manager, perfino troppo scrittrice. Io non ne sono esente, ma sopravvivo. Certamente vorrei il pieno possesso del mio tempo per scrivere sempre, per scrivere di più, per scrivere meglio. Non so se poi la mia scrittura ne trarrebbe un effettivo guadagno. In fondo bisogna vivere per poter scrivere, quindi va bene anche così.

– Cosa ne pensi dei fenomeni editorial-marketing degli ultimi anni e della fruizione soprattutto femminile che li caratterizza?

Penso che siano fenomeni di marketing che denunciano la povertà culturale del nostro paese. Diventa l’aggressione di un mercato che sa perseguire i suoi obiettivi anche grazie all’inerzia di una cultura che si è arresa completamente. Il dato della fruizione prevalentemente femminile, credo che vada interpretato, perché le donne in genere leggono di più, e i grandi numeri riguardano il pubblico femminile in tutte le direzioni.

– Laura Donnini, nuovo direttore generale Edizioni Mondadori, ha annunciato che ci sarebbero molte autrici a lavoro per sfornare trilogie erotiche in linea con la moda soft-porn o mom-porn. Come ti porresti davanti alla proposta di entrare nel ciclo produttivo?

Proverei forse a dare un’interpretazione personale del genere.

– Pubblicare purché sia è un principio da perseguire?

No, non in assoluto. Bisogna selezionare le offerte e le opportunità. Distinguere tra pubblicazione e stampa.

– Come ti poni davanti al dilagare dei fenomeni editoria a pagamento, print on demand o self-publishing?

Sono contraria all’editoria a pagamento, il self- publishing può avere un senso, ma va distinto dalla pubblicazione con una vera casa editrice. È importante avere chiara la finalità. I mezzi possono essere tutti leciti.

– Cosa ritieni che possa far la differenza nell’attirare un lettore: copertina, titolo, autore personaggio, passaggio televisivo o D’Orrico che si innamora di te?

Tutto quello che hai elencato nell’ordine: D’Orrico innamorato, passaggio televisivo, autore (se già famoso), titolo, copertina, personaggio.

– Quali tuoi buoni propositi salterebbero davanti a un improvviso successo?

Non montarmi la testa e non prendermi troppo sul serio.

– Sei autrice del bestseller del momento, tradotta nel mondo, milioni di copie: togliti uno o più sassolini dalla scarpa.

Rifiutare pubblicamente l’invito di Daria Bignardi a Le invasioni Barbariche

– Scrittore/scrittrice preferito/a vivente e motivazione.

Troppo difficile per una lettrice bulimica e onnivora. Cito alcuni/e che adoro: Saramago, Mc Ewan, Roth, Baricco, Mazzucco, Mazzantini, Maraini, Starnone, Montesano. La lista potrebbe continuare…

Sublimi Mc Grath per Follia e Saramago per Cecità. Vi ho trovato tutta la freddezza necessaria per raccontare la vita. Struggenti, toccanti, intelligenti, indimenticabili.

– Scrittore/scrittrice vivente che non riesci ad apprezzare e perché.

Non vorrei litigare con nessuno dei miei “colleghi” ma alcuni Premi Strega (gli ultimi ) non li ho capiti. Poi, se posso, Ilaria D’Amico, Daria Bignardi. La mia domanda è: perché?

– Parlaci del tuo ultimo lavoro e fornisci un motivo per cui dovremmo leggerlo.

Un libro intimo, interiore. Il racconto della vita delle tre donne protagoniste scorre fluido attraverso la voce narrante in prima persona. Si racconta Ines, bambina, poi adolescente, poi donna. Racconta come la sua vita è stata violata dall’immagine terribile della madre a piedi nudi sul davanzale della finestra in una notte blu a cercare la morte. Si racconta Lucia che cerca nella storia dei suoi amori falliti la causa prima del suo male. La malattia mentale vissuta come una tara che una scienza ottusa cerca di estirpare dal suo corpo attraverso l’elettroshock. Entrambe, Ines e Lucia, raccontano la vita della nonna e madre Tanina, un’altra donna provata dal dolore dell’abbandono.

Una vicenda di tre generazioni che attraversa l’Italia della guerra, dei bombardamenti, della rivoluzione operata da Franco Basaglia fino ai nostri giorni. Un libro che prova a raccontare l’amore, la difficoltà di essere donna e di convivere con il marchio della follia. Fin dal titolo e lungo tutto l’intreccio si dipanano una serie d’interrogativi sul senso della vita e del dolore, alla ricerca di una ragione, se c’è.

Da leggere perché scritto con lucida sincerità, perché avvincente, toccante, vero.

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