Rivista Scrivere Donna — 25 gennaio 2013

Viviamo in una società dove ci si sente in dovere di apparire felici, interi, mentre in crescita c’è un disagio definito mentale, perché a soccombere c’è la mente, l’anima.”

Si presenta così Aurora Frola, giovane scrittrice portata alla luce dal fiuto di Stefano Giovinazzo, ovvero Edizioni della Sera. E allora ascoltiamo questa voce nuova, sincera, anche dura nella sua coerenza verso la passione per la scrittura.

 

– Quando hai deciso di scrivere e perché?

 

La mia passione per la scrittura nasce durante l’infanzia. Ho iniziato ad utilizzarla per testimoniare i miei vissuti e con il passare del tempo è diventata qualcosa di più. Non sapevo più fare a meno di quell’inchiostro sulla carta che acquistava forma, contenuti, storie. Esiste una realtà oggettiva e una soggettiva. Io desideravo invitare gli altri dentro ai miei occhi. Volevo accompagnarli dentro ai miei pensieri, ai miei vissuti, alla mia realtà, così per come io la vedevo. Credo sia stato questo ad alimentare sempre di più il mio desiderio di sporcare le pagine. Così tanto, da diventare un bisogno. Un qualcosa di cui non riesco più a fare a meno. Regalare emozioni. Portare menti ignote e sconosciute dentro alla mia. Questo è quello che desidero fare. Un sogno, un amore chiamato scrivere che ormai fa parte di me.

 

– Che tipo di libri leggi normalmente?

 

Romanzi psicologici-intimistici e noir.

 

– Hai mai preferito un libro a un altro per il genere dell’autore?

 

No, mai. Ho sempre valutato singolarmente ogni libro, scegliendolo in base alle tematiche trattate.

 

– Hai mai avuto la sensazione che il tuo essere donna potesse, in qualche modo, ostacolare/favorire la tua passione per la scrittura?

 

Personalmente no. Ho sempre vissuto la mia passione per la scrittura come qualcosa di prezioso e indipendente, legato alla mia persona, ma non al mio essere donna. E’ vero che la donna d’oggi ha poco tempo e deve saper destreggiarsi tra casa, lavoro, famiglia e passioni. Ricordo di aver cucinato con la penna in mano, aspettando di potermi allontanare dai fornelli. Ricordo di aver stirato i vestiti di mio figlio, mentre i pensieri correvano all’impazzata, nel tentativo di finire quel capitolo lasciato a metà sulla scrivania. Può sembrare estenuante e frenetico, ma credo che alla base di tutto ci debba soltanto essere una buona organizzazione.

– Ritieni esista e sia individuabile una scrittura al femminile?

 

Io reputo che un testo non permetta quasi mai di individuare il sesso dell’autore. Ritengo che non esista e che non sia classificabile una scrittura al femminile.

 

– Ritieni esista un pregiudizio nei confronti di un’autrice da parte dei lettori uomini?

 

In alcuni casi sì. Siamo reduci da una società patriarcale, che si trascina tuttora in alcuni settori. La scrittura, come tante altre attività, è stata per secoli una prerogativa maschile. Pochissime le scrittrici riuscite a emergere e riconosciute come tali fino all’inizio del secolo scorso. La lotta per l’uguaglianza ha smorzato questa discriminazione, senza però debellarla del tutto.

 

– Hai mai avuto la sensazione di una preclusione editoriale nei confronti delle donne?

 

Personalmente no. Non ritengo che le scelte editoriali siano influenzate da fenomeni discriminanti, in quanto consapevoli di rivolgersi ad un pubblico largamente femminile.

 

– Storie d’amore nei romanzi, pensi sia una roba da donne?

 

Forse un tempo. Ora non più. La donna d’oggi è una combattente, una guerriera, lotta per la propria affermazione sociale. L’amore esiste e la storia d’amore può anche essere indagata, ma sono ben altri i temi che legano i romanzi alla donna odierna.

 

– Esiste un pregiudizio nei confronti della cosiddetta narrativa rosa? E, se sì, come si manifesta?

 

Sì. Io ritengo che esista una sorta di pregiudizio. Frivolezza, romanticismo esasperato, estrema sensibilità, sono i concetti associati alla narrativa rosa. Temi che vedono la donna come un’anima fragile e desolata, bisognosa di principi azzurri e lacrime da versare non appena il cavaliere viene a mancare.

 

– È possibile, a tuo parere, una collaborazione tra scrittrici così come si configura tra scrittori nella creazione di movimenti letterari (New Italian Epic o TQ, per esempio)?

 

Assolutamente sì. Sarebbe molto interessante vedere collaborare scrittrici nella creazione di un nuovo movimento letterario. Credo nell’immenso potenziale femminile e nel suo sostanziale valore aggiunto.

 

– Molte donne lamentano la difficoltà di dedicarsi quanto vorrebbero alla scrittura e i sensi di colpa per la necessità di trascurare altre cose. Tu come ti poni?

 

Lavoro, famiglia, faccende di casa. Non è facile svincolarsi da una routine quotidiana che pretende presenza e attenzione, mentre quel sogno chiamato scrivere aspetta pazientemente dentro al cassetto. Ma io credo che ogni passione meriti i suoi spazi, a costo di strapparli con i denti da una giornata che non sembra concederli. I sensi di colpa, quelli ci sono sempre, ma è necessario imparare ad addomesticarli. Lottiamo quotidianamente contro il tempo, e io ritengo che ne valga e varrà sempre la pena rubare spazi alle lancette dell’orologio per nutrire l’anima con qualcosa che ci fa bene.

 

– Cosa ne pensi dei fenomeni editorial-marketing degli ultimi anni e della fruizione soprattutto femminile che li caratterizza?

 

Non sono sicuramente una buona pubblicità al mondo femminile. La capacità di scrivere, i contenuti, la profondità della donna stessa, vengono schiacciati, calpestati da questi fenomeni, danneggiando in qualche modo l’immagine di tutte noi, scrittrici donne.

 

– Laura Donnini, nuovo direttore generale Edizioni Mondadori, ha annunciato che ci sarebbero molte autrici a lavoro per sfornare trilogie erotiche in linea con la moda soft-porn o mom-porn. Come ti porresti davanti alla proposta di entrare nel ciclo produttivo?

 

Scrivere non è una moda. Se un giorno sentissi l’esigenza di indagare il genere soft-porn sicuramente lo farò, ma non sarà mai legato ad una richiesta commerciale.

 

– Pubblicare purché sia è un principio da perseguire?

 

Assolutamente no. Esistono tanti, troppi modi per pubblicare. Alcuni meritevoli, altri meno. Sono molte le scrittrici disposte a scendere a compromessi pur di vedere il proprio nome stampato in copertina. Spesso la scrittura diventa un fenomeno commerciale, perdendo autenticità, passione, trasparenza. Pagine colme di parole, frasi, contenuti che portano con sé il solo scopo di vendere, dimenticando che forse la scrittura è un arte e dovrebbe essere mantenuta come tale. Io mi ritengo fortunata nell’essere riuscita a pubblicare senza dover scendere a compromessi. Ho avuto la fortuna di incontrare un editore vero, Stefano Giovinazzo di Edizioni della sera, che ringrazio con affetto e stima, per aver creduto e sostenuto un’opera assolutamente non commerciale, ma autentica.

 

– Come ti poni davanti al dilagare dei fenomeni editoria a pagamento, print on demand o self-publishing?

 

Sono assolutamente contraria a questo fenomeno. Chiunque può scrivere e chiunque può pubblicare, purché si paghi. Il mercato editoriale è sommerso, inondato, ingorgato da nuovi ipotetici autori, che, mano al portafoglio, si improvvisano scrittori. Quantità, invece di qualità.

 

– Cosa ritieni che possa far la differenza nell’attirare un lettore: copertina, titolo, autore personaggio, passaggio televisivo o D’Orrico che si innamora di te?

 

Il titolo è sicuramente importante. La copertina attrae. L’autore personaggio incuriosisce. Il marketing è tutto. I libri purtroppo non sono esenti dall’immenso potere che ha la pubblicità.

 

– Quali tuoi buoni propositi salterebbero davanti a un improvviso successo?

 

Credo nessuno. Ma nel caso, ci risentiremo.

 

– Sei autrice del bestseller del momento, tradotta nel mondo, milioni di copie: togliti uno o più sassolini dalla scarpa.

 

Mi sono già concessa di buttare tra le pagine del mio romanzo i sassolini più fastidiosi.

 

– Scrittore/scrittrice preferito/a vivente e motivazione.

 

Isabella Santacroce. Amo il suo stile narrativo, ipnotico e ritmico. La sento vicina a me nell’indagare il mondo, nel vedere e nel provare qualcosa che non tutti osano. Dettagli. Dettagli emotivi che stuzzicano il palato rendendoti sempre più affamata. La apprezzo per come guarda la realtà o molto semplicemente perché è così vicina alla mia mente in quel che scrive, da farmi imbarazzare.

 

– Scrittore/scrittrice vivente che non riesci ad apprezzare e perché.

 

Cerco e ho sempre cercato di apprezzare tutti gli scrittori/scrittrici. Se parliamo di affinità posso ammettere di non riuscire ad apprezzare molto gli stili narrativi troppo discorsivi e prolissi. Sono vicina alle scritture brevi e decise. Amo le scritture scattanti, ad effetto, il ritmo, in tutte le sue forme.

 

– Parlaci del tuo ultimo lavoro e fornisci un motivo per cui dovremmo leggerlo.

Ne “I ricordi non si lavano” mi sono permessa di indagare l’oscurità con il solo scopo di trovare un po’ di luce. L’opera mostra la parte feroce della vita, svelando i graffi dell’anima, quelli che ognuno di noi nasconde sotto i vestiti vergognandosi. Disagio mentale, dipendenze, suicidio, abuso, traumi sono i temi che popolano l’opera e sono tutti legati ad una battaglia per la sopravvivenza, dove la vittoria sta nel riscoprirsi inaspettatamente forti dopo aver toccato il fondo.

Il mondo d’oggi è colorato, commerciale, ridente e mentre lui si popola di maschere ben vestite, altre persone si nascondono nell’ombra perché inadeguate.

Viviamo in una società dove ci si sente in dovere di apparire felici, interi, mentre in crescita c’è un disagio definito mentale, perché a soccombere c’è la mente, l’anima.

A quel dover sempre apparire interi e completi, a quei sorrisi tenuti su con la colla per non far vedere che dentro si piange, io ho voluto dire basta. Io faccio parlare le anime rotte, concedendo loro la libertà di essere sincere, credendo nell’autenticità come forma di guarigione, in una società incentrata più sull’apparenza, che sulla sostanza.

Auguro questa lettura a tutti, in particolare a quelle esistenze che almeno una volta si sono ritrovate a dover lottare contro il buio.

 

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