Rivista Scrivere Donna — 29 gennaio 2013

Il romanzo di Manuela Giacchetta mi è capitato tra le mani per caso, caldeggiato dal suo editore. Mi sono fidata e ho fatto bene. Divertente, ironico, mai superficiale, raccontato con una voce maschile credibilissima, a dimostrazione che scrivere attiene al talento, non certo al cromosoma X o Y. Insomma, una bella scoperta che voglio condividere con voi,

– Quando hai deciso di scrivere e perché?

 

Ho iniziato a otto anni, per gioco, scrivendo una fiaba. Mi è piaciuto così tanto che non ho più smesso.

 

– Che tipo di libri leggi normalmente?

 

Non sono una lettrice onnivora: leggo più che altro narrativa non di genere. A quarant’anni ho ormai definito un mio gusto personale e lo assecondo. Ma certo, mi concedo anche delle eccezioni quando la storia si presta a una sua trasversalità.

 

– Hai mai preferito un libro a un altro per il genere dell’autore?

 

Se intendi preferire un libro perché scritto da una donna piuttosto che da un uomo, no. Non riuscirei neanche a inventarne le ragioni.

 

– Hai mai avuto la sensazione che il tuo essere donna potesse, in qualche modo, ostacolare/favorire la tua passione per la scrittura?

 

Onestamente no, né in un senso né nell’altro.

 

– Ritieni esista e sia individuabile una scrittura al femminile?

 

E’ necessario innanzitutto attribuire un connotato alla definizione di “scrittura al femminile” che non individuo tanto nello stile o nel genere delle storie, quanto nella prospettiva dello sguardo.

In questo senso forse esiste una “scrittura al femminile”: laddove è prevalente l’orientamento all’introspezione piuttosto che all’azione pura; asseconda forse quella certa complessità che nella vita di ogni giorno gli uomini ci additano spesso. Perlomeno a me viene additata.

 

– Ritieni esista un pregiudizio nei confronti di un’autrice da parte dei lettori uomini?

 

Un amante della lettura in genere non credo si lasci condizionare dal sesso dell’autore. Sono le storie raccontate, in sé, che a volte si prestano ad essere lette da un pubblico femminile piuttosto che maschile.

 

– Hai mai avuto la sensazione di una preclusione editoriale nei confronti delle donne?

 

Riferito ai giorni nostri, no.

 

– Storie d’amore nei romanzi, pensi sia una roba da donne?

 

Una bella storia raccontata con una buona cifra narrativa non credo abbia genere. E questo vale anche per una storia d’amore. Ritengo però che gli uomini tendano a prendere le distanze da un romanzo che viene presentato come semplice “storia d’amore”.

 

– Esiste un pregiudizio nei confronti della cosiddetta narrativa rosa? E, se sì, come si manifesta?

 

Il pregiudizio secondo me esiste, sì. Dovuto anche al fatto che la narrativa rosa, fino a qualche tempo fa, produceva storie senza troppi contenuti, né stilistici né introspettivi, con personaggi bidimensionali sempre uguali a se stessi.

E’ difficile diradare questo retaggio. E si manifesta prendendone le distanze.

 

– È possibile, a tuo parere, una collaborazione tra scrittrici così come si configura tra scrittori nella creazione di movimenti letterari (New Italian Epic o TQ, per esempio)?

 

Perché no? Anche se scrivere, in sé, l’ho sempre considerato un percorso piuttosto individuale. Non sono una grande simpatizzante dei collettivi.

 

– Molte donne lamentano la difficoltà di dedicarsi quanto vorrebbero alla scrittura e i sensi di colpa per la necessità di trascurare altre cose. Tu come ti poni?

 

Per una donna con una famiglia che scrive, i sensi di colpa sono di due tipi: quelli verso la famiglia, quando scrive a dispetto dei panni da stirare. E quelli verso se stessa, quando ha un’urgente ispirazione, ma continua a passare l’aspirapolvere. Di norma, cerco di tenermi nel mezzo ritagliando nelle prime ore del mattino il mio tempo per la scrittura.

 

– Cosa ne pensi dei fenomeni editorial-marketing degli ultimi anni e della fruizione soprattutto femminile che li caratterizza?

 

Un editore è un imprenditore, prima di tutto. Se decide di investire in termini di marketing su un titolo è perché crede che ci sia un pubblico pronto a recepirlo.

A me non disturba affatto che ci siano amanti di storie di vampiri, o di soft-porn. Disturba solo il livello letterario discutibile di certi best-seller. Tutto qui.

Una bella storia, ben costruita, ben scritta, merita sempre. Ma per “ben scritta” intendo: con stile e personalità.

 

– Laura Donnini, nuovo direttore generale Edizioni Mondadori, ha annunciato che ci sarebbero molte autrici a lavoro per sfornare trilogie erotiche in linea con la moda soft-porn o mom-porn. Come ti porresti davanti alla proposta di entrare nel ciclo produttivo?

 

Descrivere una scena erotica senza scadere nel ridicolo è molto difficile. Ho fatto molta fatica nel mio ultimo libro. Riuscire a scegliere i termini giusti, è un’impresa. Tentare di farlo con stile per tutto un romanzo, non credo ce la farei mai.

 

– Pubblicare purché sia è un principio da perseguire?

 

Pubblicare è una bella esperienza e di certo un piccolo traguardo ma, secondo me, se gli si vuole dare un senso ai fini di un percorso, purché sia non mi sembra una motivazione ottimale.

 

– Come ti poni davanti al dilagare dei fenomeni editoria a pagamento, print on demand o self-publishing?

 

L’autopubblicazione è un conto e non ho nulla in contrario, dipende appunto dai traguardi che si vuole raggiungere con il proprio testo. L’editoria a pagamento, invece, è un fenomeno che sforna nel mercato titoli su titoli senza un briciolo di criterio e di selezione e che vengono dati in pasto al niente, a discapito delle aspettative e dei sogni degli autori.

 

– Cosa ritieni che possa far la differenza nell’attirare un lettore: copertina, titolo, autore personaggio, passaggio televisivo o D’Orrico che si innamora di te?

 

Per un vero lettore, credo sia l’insieme di più componenti.

Se invece parliamo di un best-seller, che spesso viene letto anche da persone meno abituate alla lettura, è senza dubbio il passaparola e il gossip. A quel punto, non c’è quarta di copertina che regga la disputa.

Invece, il passaggio che precede il momento in cui un libro qualunque diventa in poco tempo un best-seller, mi sfugge. Credo che la componente principale sia il fattore C. E, come si sa, non è mai equamente distribuito.

 

– Quali tuoi buoni propositi salterebbero davanti a un improvviso successo?

 

Più o meno nessuno, credo. Però mi piacerebbe verificarlo.

 

– Sei autrice del bestseller del momento, tradotta nel mondo, milioni di copie: togliti uno o più sassolini dalla scarpa.

 

Mi toglierò un intero arenile. Ma a tempo debito.

 

– Scrittore/scrittrice preferito/a vivente e motivazione.

 

La mia autrice preferita è Marguerite Duras, ma purtroppo non la posso annoverare fra le viventi. Né posso citare José Saramago. Pertanto non ho un vero e proprio autore preferito. Nel senso che non sempre, di un autore, mi piace tutta la sua produzione.

Devo dire però che il suo ultimo Mr Gwyn me lo ha fatto riscoprire. Baricco ha un senso della frase unico e ha delle intuizioni che sono in sintonia con il mio non detto.

Mi piace molto, sì.

 

– Scrittore/scrittrice vivente che non riesci ad apprezzare e perché.

 

Purtroppo, nel momento in cui vado a leggere il libro di un autore e lo interrompo perché è al di sopra della mia pazienza per lo stile o per il genere della storia o per motivi diversi, a quel punto è difficile che poi mi addentri nella sua produzione letteraria. Quindi mi trovo a “stroncare” nella mia testa autori che sono delle eccellenze. Questa premessa perché ho tentato di leggere un libro di Elfriede Jelinek che è stata insignita del Nobel per la letteratura nel 2004, ma io, il suo Voracità, non sono riuscita davvero a finirlo.

Perdevo la concentrazione ogni mezza pagina, come se la mia testa non riconoscesse il suo linguaggio. Di certo ho iniziato con il libro sbagliato.

 

– Parlaci del tuo ultimo lavoro e fornisci un motivo per cui dovremmo leggerlo.

 

L’ultimo lavoro è il mio romanzo d’esordio “Bowling e margherite” edito dalla Las Vegas edizioni.

La particolarità sottolineata da chi lo ha letto è che racconto, in prima persona, di un protagonista maschile, dei suoi dubbi più o meno esistenziali, più o meno sentimentali. Questa introspezione maschile narrata dalla mia penna femminile ha colpito molto.

Ma preparatevi perché nel 2013 ci sarà una mia nuova uscita: “La collezione Lancourt” sempre con la Las Vegas edizioni. Un romanzo con un taglio molto diverso dal precedente.

Racconterò di un mistero nascosto dietro una collezione di quadri da ricomporre, di un amore che attraversa il tempo, di un’ossessiva vendetta.

Spero che lo troverete così divertente da mettere alla prova la tenuta dei “buoni propositi” di cui sopra.

 

Puoi fornirci un link che rimandi alla possibilità di acquisto? Grazie

http://www.lasvegasedizioni.com/catalogo/i-jackpot/bowling-e-margherite/

 

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