le interviste Rivista Scrivere Donna — 12 febbraio 2013

Una nuova voce narrativa e femminile, quella di Loredana Limone che, prima di approdare a una casa editrice importante come Guanda, ha pubblicato libri di gastronomia, fiabe e narrativa. Borgo Propizio (Guanda, 2012) è il suo ultimo romanzo, ma anche il luogo immaginario in cui le piacerebbe vivere se non abitasse sulla sponda del Naviglio Martesana dove si è trasferita per amore

 ufficiale casalvieri

Quando hai deciso di scrivere e perché?

Non l’ho deciso io, è la penna che mi si è incatenata alla mano prima ancora che imparassi a usarla; potevo avere tre anni, anche meno, e mia madre scherzosamente diceva: “Questa bambina farà la scrittrice da grande”.

La scrittura è sgorgata spontanea, a volte impetuosa quanto un fiume in piena, a volte delicata quanto le lacrime di sollievo. Ma sempre come un dono.

Che tipo di libri leggi normalmente?

I libri di cui ho bisogno, quelli verso i quali mi spinge il mio stato d’animo del momento.

Hai mai preferito un libro a un altro per il genere dell’autore?

Sì, in base a quanto sopra, spazio da un genere all’altro prediligendo autori senza sovrastrutture, non costruiti, fondamentalmente onesti.

Hai mai avuto la sensazione che il tuo essere donna potesse, in qualche modo, ostacolare/favorire la tua passione per la scrittura?

Credo che la sofferenza insita nell’essere donna favorisca.

Ritieni esista e sia individuabile una scrittura al femminile?

Sicuramente sì, ne vedo costantemente la differenza da quella maschile ai laboratori di scrittura creativa che conduco. Direi che le scrittrici sono campionesse di judo e gli scrittori pugili.

Ritieni esista un pregiudizio nei confronti di un’autrice da parte dei lettori uomini?

Eccome! Non meno di tutti gli altri settori. Viviamo in una società ancora troppo maschilista.

Hai mai avuto la sensazione di una preclusione editoriale nei confronti delle donne?

No. Pubblico dal 2002 e questo non posso dire di averlo sperimentato.

Storie d’amore nei romanzi, pensi sia una roba da donne?

No, è il modo in cui noi donne le raccontiamo a fare la differenza.

Esiste un pregiudizio nei confronti della cosiddetta narrativa rosa? E, se sì, come si manifesta?

Esiste, sì, perché probabilmente la narrativa rosa è inventariata in una categoria inferiore e chi la legge teme di essere giudicato mediocre. In realtà non è mediocrità, si ha solo bisogno di sognare.

È possibile, a tuo parere, una collaborazione tra scrittrici così come si configura tra scrittori nella creazione di movimenti letterari (New Italian Epic o TQ, per esempio)?

Purtroppo nel campo femminile è facile che s’ingeneri una (stupida) competizione, mentre invece ai maschi basta una palla per fare gruppo. Ma se delle donne intelligenti si riuniscono in una consorteria squisitamente muliebre, diventano insuperabili.

Molte donne lamentano la difficoltà di dedicarsi quanto vorrebbero alla scrittura e i sensi di colpa per la necessità di trascurare altre cose. Tu come ti poni?

Io, per anni, ho scritto rubando del tempo al mio tempo (che poi non era mio, avendo una famiglia e un impiego) e lo facevo nella mezz’ora prima di cucinare la sera o in quella prima di addormentarmi. Infatti per scrivere Borgo Propizio, che certamente non è un trattato di nonsoche, ho impiegato ben quattro anni. A un certo punto ho dovuto scegliere e così ora, a tempo pieno, faccio la “scrittrice da grande” che aveva vaticinato mia madre.

Cosa ne pensi dei fenomeni editorial-marketing degli ultimi anni e della fruizione soprattutto femminile che li caratterizza?

Ancorché durante la mia “vita precedente” abbia lavorato nel settore estero, ti chiedo scusa, ma non so cosa sia l’editorial-marketing. Se i nostri stantii politici per sentirsi moderni lanciano nuovi termini stranieri, io sono demodé e choosy (o not choosy, dipende dai punti di vista) e continuo ad apprezzare il bell’italiano.

Laura Donnini, nuovo direttore generale Edizioni Mondadori, ha annunciato che ci sarebbero molte autrici a lavoro per sfornare trilogie erotiche in linea con la moda soft-porn o mom-porn. Come ti porresti davanti alla proposta di entrare nel ciclo produttivo?

Non molti anni fa ricevetti – e declinai – la proposta di scrivere come ghost-writer (il vecchio negro) un romanzo erotico, ovvero la fantasiosa biografia di una pornodiva, per una casa editrice tanto primaria quanto commerciale. Passai la cosa a una mia allieva, che accettò e lo fece, e bene, e con un linguaggio molto dissimile da quello illetterato e spocchioso con cui la sedicente autrice rispose alle numerose rivistine che la intervistarono. Ma nessuno notò la differenza.

Pubblicare purché sia è un principio da perseguire?

Assolutamente no. Pubblicare purché lo si meriti, ovvero solo se un editore – grande o piccolo che sia – abbia deciso d’investire sul testo. Io me lo sono imposto come regola fin dall’inizio, scartando tantissime proposte (editoriali solo per finta), e trovando editori minori, ma di tutto rispetto.

Come ti poni davanti al dilagare dei fenomeni editoria a pagamento, print on demand o self-publishing?

Mi ricollego alla risposta precedente. Tuttavia non biasimo gli editori a pagamento, neanche quando pubblicano testi illeggibili; l’editoria è comunque un business e l’editore resta un imprenditore: se c’è un mercato, quale che sia, è da stolti non sfruttarlo. Condanno – e senza pietà – chi si rivolge loro e, sborsando cifre anche consistenti, in tempi brevi si colloca gaudente in quello che considera l’olimpo degli scrittori. Laddove, per pubblicare seriamente, sono necessari tempo, costanza, letture, esercizio, umiltà, un pizzico di fortuna e qualche ferita.

Dico: non sarebbe meglio che s’investisse detto capitale in una salvifica terapia psicoanalitica, nonché in qualche (spesso necessaria) lezione di grammatica e sintassi, che potrebbero aiutare a produrre un vero romanzo?

Il print-on-demand non ho capito bene come funzioni e chi lo faccia.

Il self-publishing… auto-pubblicazione? È una contraddizione in termini: se è pubblicazione, viene fatta da un editore, se è auto (con mezzi propri)… non so cosa possa essere.

Sono molto drastica in queste cose perché a me è costata una gran fatica.

Cosa ritieni che possa far la differenza nell’attirare un lettore: copertina, titolo, autore personaggio, passaggio televisivo o D’Orrico che si innamora di te?

L’autorevole D’Orrico, nelle sue terribili e temibili pagelle su La Lettura, ha dato un voto bassissimo all’ultimo libro di Anne Tyler (Premio Pulitzer 1989), definendola talentuosa… solo nello scrivere i titoli (!). Per mia fortuna ho superato l’età in cui potevo ambire a far innamorare un uomo.

Sulla base della mia esperienza con Borgo Propizio, rispondo: copertina. Ma va anche detto che Guanda in questo si distingue notevolmente.

Quali tuoi buoni propositi salterebbero davanti a un improvviso successo?

Buoni propositi… non saprei. Di certo, se avessi successo e potessi permettermelo economicamente, assumerei un autista.

Sei autrice del bestseller del momento, tradotta nel mondo, milioni di copie: togliti uno o più sassolini dalla scarpa.

Pubblico la mia biografia con dovizia di particolari e nomi e cognomi e lettere e quant’altro. Poi, come Scarpetta, “qui rido io”.

Scrittore/scrittrice preferito/a vivente e motivazione.

Scrittrice, restiamo fra donne. Un’americana, tradotta in Italia da Salani, ma non posizionata né apprezzata come meriterebbe: Anita Shreve, maestra di vita e sentimento. Una scrittura particolarissima, immaginifica e profonda.

Scrittore/scrittrice vivente che non riesci ad apprezzare e perché.

Tutti gli scrittori e le scrittrici napoletani/e che fanno il gioco dei Savoia, ovvero pubblicano con i grandi editori del nord libri in cui denigrano, deridono, boicottano la nostra (migrata da quasi vent’anni, posso ancora dire nostra?) città che di tutto ha bisogno fuorché essere rappresentata con macchiette obsolete, coloriti diavoloni, fantasmi sofferenti e ameni camorristi. Non fanno altro che avvalorare gli antichi pregiudizi, incancreniti persino in taluni intellettuali, verso il meridione e in particolare Napoli (sempre Napoli!), che una mai realmente sentita unità d’Italia ha solo foraggiato.

Parlaci del tuo ultimo lavoro e fornisci un motivo per cui dovremmo leggerlo.

Dopo una lunghissima gavetta quest’anno sono entrata nella scuderia Guanda con Borgo Propizio, il primo romanzo di una trilogia, ambientato in un borgo medievale decaduto, ai giorni nostri, dove va in scena la vita.

Perché leggerlo? Secondo diversi commenti regala il buonumore.

Puoi fornirci una tua foto, la copertina del tuo ultimo libro e un link che rimandi alla possibilità di acquisto? Grazie.

BORGO PROPIZIO

Penso che il link migliore sia quello di IBS dove troviamo con immediatezza i commenti di chi l’ha già letto:

http://www.ibs.it/code/9788860886576/limone-loredana/borgo-propizio.html

Allego foto e copertina richieste, e colgo l’occasione per ringraziare la collega Amneris Di Cesare che mi ha gentilmente segnalata a te e te, Laura, dell’opportunità offertami, con tanti complimenti per questa bella iniziativa!

.

Share

About Author

scrivendovolo

(0) Readers Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.