Approfondimenti Scrivere Donna — 20 novembre 2012

Guardi una foto di Sara Bilotti e pensi: ma è un’attrice? Una modella?

Leggi un racconto di Sara Bilotti e pensi: cavolo, questa non scrive, pugnala. E senza anestesia.

Poi leggi un’intervista a Sara Bilotti e… decidetelo voi cosa pensare.

– Quando hai deciso di scrivere e perché?

Non è stata una decisione, ma l’espressione naturale di un bisogno. Avevo nove anni quando ho scritto il primo racconto, e ricordo bene il momento in cui ho scoperto che scrivere non faceva parte della routine quotidiana dei miei compagni di classe. Non fu una scoperta piacevole, mi sentivo diversa.

– Che tipo di libri leggi normalmente?

Noir e thriller. Adoro scavare nella mente dei protagonisti, e scovare il marcio.

– Hai mai preferito un libro a un altro per il genere dell’autore?

Sì, capita. Ma è un errore che facevo prima di capire che molte delle odierne classificazioni traggono in inganno. Sto recuperando tutti quei libri che ritenevo poco interessanti perché non catalogati con l’etichetta “noir”.

– Hai mai avuto la sensazione che il tuo essere donna potesse, in qualche modo, ostacolare/favorire la tua passione per la scrittura?

Attualmente le case editrici cercano donne che sappiano scrivere noir rompendo un po’ di schemi ormai triti e ritriti, e questo depone a nostro favore. Ammetto di aver subito, in passato, una discriminazione: Sei donna e non puoi scrivere noir. Per fortuna le cose stanno cambiando.

– Ritieni esista e sia individuabile una scrittura al femminile?

Ritengo distinguibili alcuni tratti: una maggiore propensione all’indagine psicologica, una maggiore attenzione alle sfumature del carattere dei protagonisti e a come gli eventi possano cambiare in base ad avvenimenti apparentemente insignificanti.

– Ritieni esista un pregiudizio nei confronti di un’autrice da parte dei lettori uomini?

Sì, impossibile negarlo. In genere, un lettore maschio si aspetta che le scrittrici scrivano d’amore, siano meno efferate e abbiano uno stile meno incisivo. Naturalmente, come tutti i pregiudizi, anche questo nasce dall’ignoranza: se non hai mai letto un libro scritto da una donna, non sai di cosa parli.

Conosco addirittura scrittori che parlano con sufficienza delle donne che scrivono del Lato Oscuro. Come se il noir al femminile fosse una sorta di giochetto a cui vogliamo dedicarci per passare il tempo. Questi scrittori saranno già piuttosto inquieti, vista la percentuale di talenti al femminile che sta venendo fuori. Persino nei concorsi letterari si vede qualche nome in più, rispetto a quando i premi più importanti rappresentavano il Medioevo della parità dei sessi.

– Hai mai avuto la sensazione di una preclusione editoriale nei confronti delle donne?

Sono stata fortunata: ho tentato la strada della pubblicazione in un momento di grande fermento. Come dicevo prima, le case editrici sono molto interessate alle voci femminili, purché siano originali, sincere, acute.

– Storie d’amore nei romanzi, pensi sia una roba da donne?

No. L’amore fa parte della vita, dunque è naturale ritrovarlo in qualsiasi trama verosimile. Basta che non diventi il tema preponderante, leggere solo d’amore mi annoia.

– Esiste un pregiudizio nei confronti della cosiddetta narrativa rosa? E, se sì, come si manifesta?

C’è narrativa e narrativa, in tutti i generi. Una cosa è scrivere di vampiri, fanciulle in calore e maschi alfa ventisettenni amanti del sadomaso, un’altra è narrare l’amore in tutte le sue forme più complesse. Non si può semplicemente decidere che una donna possa scrivere solo d’amore, e anche con superficialità, tra l’altro. E’ tempo di abbandonare questa mentalità ridicola.

– È possibile, a tuo parere, una collaborazione tra scrittrici così come si configura tra scrittori nella creazione di movimenti letterari (New Italian Epic o TQ, per esempio)?

Me lo auguro e spero fortemente si realizzi. Alla faccia dei soliti luoghi comuni, ho ricevuto grande solidarietà dalle donne, durante il mio percorso. Molte autrici mi hanno sostenuta con coraggio ed entusiasmo, prima tra tutte Marilù Oliva, una donna capace di slanci di generosità non comuni.

– Molte donne lamentano la difficoltà di dedicarsi quanto vorrebbero alla scrittura e i sensi di colpa per la necessità di trascurare altre cose. Tu come ti poni?

Ho le mie difficoltà. Scrivo quasi sempre la sera, dopo una giornata stancante. Quando giro per le presentazioni devo organizzarmi con parecchio anticipo, e persino quando partecipo agli eventi nella mia città devo farmi in quattro. Cerco costantemente di non farmi prendere dai sensi di colpa, un retaggio culturale che continua a tormentarci, nonostante molti preconcetti siano stati superati. Colpa anche dell’educazione cattolica, che ci vuole Madonne e Martiri del focolare, mentre siamo, per fortuna, solo esseri umani.

– Cosa ne pensi dei fenomeni editorial-marketing degli ultimi anni e della fruizione soprattutto femminile che li caratterizza?

Le strategie di marketing sono necessarie per la sopravvivenza delle imprese, e l’editoria non può farne a meno, soprattutto in un momento di crisi come questo. Mi piacerebbe, però, che parte degli investimenti dedicati alla promozione di questi serial books fossero destinati anche a opere di maggior spessore. Sono convinta che si possa fare molto per educare alla lettura, e che l’educazione letteraria sia addirittura uno dei “compiti” dell’editoria. Un’utopia, lo so.

– Laura Donnini, nuovo direttore generale Edizioni Mondadori, ha annunciato che ci sarebbero molte autrici a lavoro per sfornare trilogie erotiche in linea con la moda soft-porn o mom-porn. Come ti porresti davanti alla proposta di entrare nel ciclo produttivo?

Non potrei mai scrivere qualcosa come “Cinquanta sfumature di Noir”. La mia risposta sarebbe No. Ma di me non c’è bisogno, il mercato dell’erotismo soft è già ben nutrito da schiere di scrittori e ghostwriter pronti ad avventarsi sulla loro libbra di carne.

– Pubblicare purché sia è un principio da perseguire?

Non direi proprio. Trovo giusto che un buon editor si affianchi allo scrittore, in modo da trovare un compromesso tra Arte e mercato. E’ necessario che un’opera d’arte diventi in qualche modo fruibile, altrimenti perde il suo senso, se manca la condivisione. Ma scrivere un romanzo con l’intento di pubblicare a tutti i costi è davvero un’operazione squallida, che quasi mai va a buon fine.

– Come ti poni davanti al dilagare dei fenomeni editoria a pagamento, print on demand o self-publishing?

La vanità spinge a fare scelte discutibili. Non ha senso pagare un editore per vedere il proprio nome in copertina. Tra le altre cose, nella maggior parte dei casi, le case editrici a pagamento buttano sul mercato i libri senza alcun lavoro di editing, revisione, rilettura. Ciò significa che un libro potenzialmente buono perderebbe ogni possibilità di successo. Senza contare il fatto che è veramente umiliante, secondo me, firmare un assegno per vedere le proprie parole stampate.

– Cosa ritieni che possa far la differenza nell’attirare un lettore: copertina, titolo, autore personaggio, passaggio televisivo o D’Orrico che si innamora di te?

(sto ridendo come una matta, nb :D)

Tutte queste cose assieme. Non prendiamoci in giro: la confezione conta. Poi, se dentro il pacco c’è un dono di valore, ti aspetta il vero successo: l’attenzione dei lettori appassionati. E’ quello, il premio più importante. Il passaparola.

– Quali tuoi buoni propositi salterebbero davanti a un improvviso successo?

Nessuno, credo. Sono già consapevole del fatto che pubblicare presupponga qualche compromesso. Una cosa è scrivere per sé, un’altra è finire in mano ai lettori. Bisogna rispettare il lettore, tentando di rendere quanto più universale possibile la propria scrittura. Ma mai mentire. Scrivere solo per piacere a quanti più lettori possibile è un’arma a doppio taglio, molto rischiosa. Che, tra l’altro, mi toglierebbe tutto il piacere che ricavo dalla scrittura.

– Sei autrice del bestseller del momento, tradotta nel mondo, milioni di copie: togliti uno o più sassolini dalla scarpa.

Tre sassolini:

Il primo, per chi ha detto che esordire con una raccolta di racconti è un suicidio.

Il secondo, per chi, di fronte all’amore dei lettori per un libro, si rifiuta di inserirlo nelle manifestazioni, nei concorsi letterari, nelle rassegne più importanti, perché è stato pubblicato da un piccolo editore.

E il terzo, per chi pensa che se non so scrivere una sinossi non sarò mai una scrittrice professionista.

– Scrittore/scrittrice preferito/a vivente e motivazione.

Scrittore: Bret Easton Ellis. Sa descrivere le azioni più efferate sussurrando all’orecchio del lettore. Da brivido.

Scrittrice: Donna Tartt. Ha scritto il libro che mi ha ispirata di più (Dio di Illusioni)

E, perdonami se ne cito un’altra, Elfriede Jelinek. Per il modo geniale in cui, attraverso metafore e giochi di parole, descrive le ipocrisie e le meschinità della nostra società malata.

– Scrittore/scrittrice vivente che non riesci ad apprezzare e perché.

Ultimamente ho un rigetto verso gli scrittori “nordici”, tranne rari casi. La freddezza con cui descrivono l’azione e la rigidità dei personaggi mi annoiano.

– Parlaci del tuo ultimo lavoro e fornisci un motivo per cui dovremmo leggerlo.

Il mio ultimo lavoro (che è anche il mio primo libro pubblicato) è una raccolta di racconti. Sono scritti tutti in prima persona, e dentro ci sono le mie viscere. Ho sempre tanta difficoltà a parlare dei miei scritti, perché non riesco a esaminarli con distacco. Posso solo dirvi di leggerlo se avete voglia di non chiudere gli occhi sul nostro Lato Oscuro, e sulle pulsioni che spesso fingiamo di non provare.

 

Grazie

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scrivendovolo

(2) Readers Comments

  1. Ho trovato del tutto convincenti le risposte di Sara, ne condivido molte.
    Mi piace particolarmente questa: “Alla faccia dei soliti luoghi comuni, ho ricevuto grande solidarietà dalle donne, durante il mio percorso. Molte autrici mi hanno sostenuta con coraggio ed entusiasmo, …”
    Forse perché è successo anche a me.

    Ho capito che dovrò leggere qualche noir… 🙂

    cb

  2. Anche questa terza intervista mi sembra bella e sincera. L’iniziativa Scrivere Donna mi piace proprio.
    Ho conosciuto Sara a Bologna, e ho provato subito un’istintiva simpatia, per lei. Condivido molte delle sue risposte, Ne approfitto per mandarle un bacio.

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