le interviste Rivista Scrivere Donna — 19 febbraio 2013

Morena Fanti è una voce, narrativa e della Rete, tra le più schiette. Nel suo blog (http://morenafanti.wordpress.com/) dal suggestivo titolo “Solo io e il silenzio”, affronta temi che spaziano dalla scrittura all’attualità, senza mai manifestare piaggerie o sacri timori. Per questo ho intenzione di leggere quanto prima la sua ultima opera che, mi dicono, faccia impallidire lo scipito e plasticoso erotismo delle famigerate sfumature grigiastre.

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– Quando hai deciso di scrivere e perché?

 

Ho deciso negli anni ’90. Quando andavo a scuola, detestavo i temi. Non sapevo mai cosa scrivere, e dopo non ho mai praticato la scrittura, pur amando molto la lettura. Poi, una sera ho detto “voglio scrivere”. E ho iniziato a studiare.

 

– Che tipo di libri leggi normalmente?

 

Romanzi. Possibilmente ambientati nel 2012. Mi piacciono le storie che puzzano di contemporaneo. Prima leggevo solo thriller, ma ora leggo tutti i romanzi, purché con belle storie e buona scrittura.

 

– Hai mai preferito un libro a un altro per il genere dell’autore?

 

Una volta sì: facevo distinzioni di genere. Ma ora no. Ora leggo un autore perché mi piace, oppure, quando non lo conosco, per scoprirlo.

 

 

– Hai mai avuto la sensazione che il tuo essere donna potesse, in qualche modo, ostacolare/favorire la tua passione per la scrittura?

Sì. Ho questa idea: che gli scrittori siano favoriti perché le lettrici donne sono in numero maggiore rispetto ai lettori, e perciò alle presentazioni attirano più pubblico. Sono più ‘commerciabili’.

– Ritieni esista e sia individuabile una scrittura al femminile?

 

Sì, a mio parere esiste – più una volta che ora – ed è ciò che non vorrei praticare. La “scrittura al femminile” è di solito individuata in certi temi e nelle storie con “buoni sentimenti”.

 

– Ritieni esista un pregiudizio nei confronti di un’autrice da parte dei lettori uomini?

 

Non si può dividere sempre tutto così nettamente, ma credo che in qualche lettore uomo esista la convinzione che le storie scritte dalle donne siano meno possenti di quelle scritte da autori uomini. E molte volte, purtroppo, questo è vero.

 

– Hai mai avuto la sensazione di una preclusione editoriale nei confronti delle donne?

 

Qualche volta l’ho avuta, ma penso possa accadere in ogni ambito.

 

– Storie d’amore nei romanzi, pensi sia una roba da donne?

 

No. Credo che l’amore sia una componente irrinunciabile in molte storie perché è una delle presenze principali, ed essenziali, nella vita di tutti. La narrativa è vita, quindi non può prescindere dall’amore.

 

– Esiste un pregiudizio nei confronti della cosiddetta narrativa rosa? E, se sì, come si manifesta?

 

Dicendo “romanzetti”, quando ci si riferisce a questa narrativa.

 

– È possibile, a tuo parere, una collaborazione tra scrittrici così come si configura tra scrittori nella creazione di movimenti letterari (New Italian Epic o TQ, per esempio)?

 

Credo si possa escludere. Vi rimando al clima esistente in certi uffici: avete mai visto le donne collaborare per un miglior risultato? Gli uomini sono portati a fare squadra, anche se non sono immuni da invidia e gelosia.

 

– Molte donne lamentano la difficoltà di dedicarsi quanto vorrebbero alla scrittura e i sensi di colpa per la necessità di trascurare altre cose. Tu come ti poni?

 

In questo punto esatto. Quando si ha famiglia, si sente sul collo un collare che non si può togliere. Perciò (anche per questo) è difficile per una donna arrivare a certi livelli.

 

– Cosa ne pensi dei fenomeni editorial-marketing degli ultimi anni e della fruizione soprattutto femminile che li caratterizza?

 

Che sono, appunto, belle operazioni di marketing. Finché non si imparerà a leggere con cognizione, a sapere cosa si legge senza seguire le mode e la massa, queste operazioni avranno sempre successo

 

– Laura Donnini, nuovo direttore generale Edizioni Mondadori, ha annunciato che ci sarebbero molte autrici a lavoro per sfornare trilogie erotiche in linea con la moda soft-porn o mom-porn. Come ti porresti davanti alla proposta di entrare nel ciclo produttivo?

 

Mi porrei di fianco e farei un passo indietro. Se scrivo porno, voglio sapere cosa sto facendo e seguire un mio progetto, non un’idea commerciale. Ma essere ‘puri’ non paga, quindi, chi vuole, faccia pure il passo avanti.

 

– Pubblicare purché sia è un principio da perseguire?

 

No. Si deve cercare di pubblicare quando si pensa, si crede, di avere scritto un buon testo.

 

– Come ti poni davanti al dilagare dei fenomeni editoria a pagamento, print on demand o self-publishing?

 

L’editoria a pagamento non la praticherei mai.

Sul print on demand ho le idee meno chiare, ma non credo sia adatto a me. Il self-publishing è la strada che ho scelto e l’ho fatto perché mi sentivo pronta per abbandonare il mio romanzo. Dopo molte riletture e riscritture, ho deciso che era pronto. Tenerlo nel cassetto non fa per me: se lo tengo qui, sono tentata di rileggerlo e non vado avanti con gli altri progetti.

 

– Cosa ritieni che possa far la differenza nell’attirare un lettore: copertina, titolo, autore personaggio, passaggio televisivo o D’Orrico che si innamora di te?

 

D’Orrico che si innamora di me, farebbe una bella differenza.

Anche se ormai ha già detto di tutto e probabilmente servirebbe solo a rendermi odiosa ai lettori.
La copertina è molto importante, al pari di un buon titolo: serve a fermare l’attenzione e a incuriosire.

 

– Quali tuoi buoni propositi salterebbero davanti a un improvviso successo?

 

Se ne avessi, nessuno. Non ho buoni propositi. Se, però, alludi al fatto che un successo improvviso potrebbe farmi cambiare le cose in cui credo, no.

 

– Sei autrice del bestseller del momento, tradotta nel mondo, milioni di copie: togliti uno o più sassolini dalla scarpa.

 

Uh! La tentazione è forte.

Ma qualche sassolino me lo tolgo anche ora che non sono nessuno: ogni tanto mi esce spontaneo un post e lo pubblico nel mio blog.

 

– Scrittore/scrittrice preferito/a vivente e motivazione.

 

Stephen King. Motivazione: dopo che ho letto On writing, lo amo anche come uomo.

 

– Scrittore/scrittrice vivente che non riesci ad apprezzare e perché.

Banana Yoshimoto, la trovo troppo ‘semplice’. Alessandro Piperno, ma mi riferisco solo a Con le peggiori intenzioni, perché troppo pomposo e poco chiaro. Tiziano Scarpa, perché si compiace della sua bravura: una bella scrittura che si guarda allo specchio. Ma, visto che sono tre autori di grande successo, deduco siano miei limiti.

 

– Parlaci del tuo ultimo lavoro e fornisci un motivo per cui dovremmo leggerlo.

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Il mio ultimo lavoro si intitola La centesima finestra e lo dovreste leggere perché è più erotico delle cinquanta sfumature, ma io mi guardo bene dal dirlo. È la storia di tre amici, due uomini e una donna, che vanno a letto insieme, ma io non voglio che venga letto per questo motivo. E questo lo dice lunga sulle mie capacità commerciali.

Questo è uno dei link per acquistare l’ebook:

http://www.ultimabooks.it/la-centesima-finestra

e questa è una pagina con alcune informazioni, se ti dovesse servire:

http://morenafanti.wordpress.com/la-centesima-finestra/

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