le interviste Rivista Scrivere Donna — 26 febbraio 2013

È il turno di Cristiana Pivari, autrice approdata alla scrittura per motivi terapeutici e poi rimasta per il gusto della creazione e della narrazione. Una che afferma:

Una donna è in grado di scrivere bene qualsiasi genere, se sa scrivere. Poi capita, come è successo a me, che il tuo libro vada a far parte di una collana «al femminile» e per caso abbia la copertina fucsia e nel titolo compaia l’aggettivo rosa. A quel punto il cervello maschile registra che quello dev’essere roba da donne in rosa e così non sa che si perde.”

Quindi, non perdetevela.

cristiana

Quando hai deciso di scrivere e perché?

 

Premetto che scrivere mi è sempre venuto facile. A scuola i miei temi venivano letti in tutte le classi e di italiano, alle superiori, avevo dieci. Un Natale di tanti anni fa, i miei figli erano ancora piccoli, mi sono fatta regalare una macchina da scrivere usata, la mitica lettera 32, e ho scritto della mia infanzia e adolescenza a scopo terapeutico per esorcizzare il fantasma della Matrigna che mi aveva condizionato la vita in negativo. Il tono era leggero e i miei figli aspettavano che finissi una pagina per poi leggergliela come si fa con le favole. Una volta raggiunto lo scopo la cosa è finita lì. Tredici anni fa ho perso il mio compagno e ancora una volta la scrittura mi è venuta in aiuto. Piangevo e scrivevo, ma non cose tristi, sdrammatizzavo sulle pagine quello che era drammatico nella realtà. Erano racconti che parlavano di vita, scritti sempre in tono ironico, che è quello che mi viene meglio e che rispecchia come sono in realtà, una che non si prende troppo sul serio. Dei racconti ne ho fatto una raccolta che ho intitolato In prima persona singolare. L’ho spedita a un concorso e ho vinto così il mio primo premio letterario, l’ Elsa Morante per inediti. Da quel momento ho scritto sempre, soprattutto racconti che mandavo in giro per concorsi.

 

Che tipo di libri leggi normalmente?

 

Questa è una domanda temuta perché leggo davvero di tutto. Potrei dire che preferisco i romanzi introspettivi, ma mi piace anche qualche storico. Posso dire che non mi piace particolarmente il fantasy, con le dovute eccezioni, e assolutamente no la fantascienza.

 

Hai mai preferito un libro a un altro per il genere dell’autore?

 

Non mi è mai passato per la capa.

 

Hai mai avuto la sensazione che il tuo essere donna potesse, in qualche modo, ostacolare/favorire la tua passione per la scrittura?

Sinceramente no

 

Ritieni esista e sia individuabile una scrittura al femminile?

 

Una donna è in grado di scrivere bene qualsiasi genere, se sa scrivere. Poi capita, come è successo a me, che il tuo libro vada a far parte di una collana «al femminile» e per caso abbia la copertina fucsia e nel titolo compaia l’aggettivo rosa. A quel punto il cervello maschile registra che quello dev’essere roba da donne in rosa e così non sa che si perde.

 

Ritieni esista un pregiudizio nei confronti di un’autrice da parte dei lettori uomini?

 

Non ho mai approfondito la questione, in verità, ma così a naso penso di sì.

 

Hai mai avuto la sensazione di una preclusione editoriale nei confronti delle donne?

 

Questo no

 

Storie d’amore nei romanzi, pensi sia una roba da donne?

 

Ci sono fior di maschietti scrittori che parlano di storie d’amore con molta sensibilità.

 

Esiste un pregiudizio nei confronti della cosiddetta narrativa rosa? E, se sì, come si manifesta?

 

È un mio limite, non capisco mai le domande…Rosa in quanto di donna o rosa perché parla d’amore solo e sempre? Credo la seconda, che io stessa non amo, in verità, sempre con le dovute eccezioni. Comunque per qualche anno io stessa ho scritto racconti rosa per riviste femminili.

 

È possibile, a tuo parere, una collaborazione tra scrittrici così come si configura tra scrittori nella creazione di movimenti letterari (New Italian Epic o TQ, per esempio)?

 

Tutti si può fare, basta non dare al movimento una connotazione troppo politica con il rischio di scimmiottarli.

 

Molte donne lamentano la difficoltà di dedicarsi quanto vorrebbero alla scrittura e i sensi di colpa per la necessità di trascurare altre cose. Tu come ti poni?

Ora i figli sono grandi e vivono per conto loro e quindi ho tutto il tempo che voglio. Tolto il lavoro, la cura della casa, la passeggiata con il cane, la visita alla nipotina, la spesa, il cucito (faccio borse con materiali di recupero), il moroso, il cinema, il teatro è incredibile ma mi resta ancora del tempo per scrivere

 

Cosa ne pensi dei fenomeni editorial-marketing degli ultimi anni e della fruizione soprattutto femminile che li caratterizza?

 

Osservo e non mi scandalizzo più. Se la donna che non legge mai quando arriva la James con le sue sfumature si mette a farlo, ben venga, dico. Chissà che poi non diventi un vizio.

 

Laura Donnini, nuovo direttore generale Edizioni Mondadori, ha annunciato che ci sarebbero molte autrici a lavoro per sfornare trilogie erotiche in linea con la moda soft-porn o mom-porn. Come ti porresti davanti alla proposta di entrare nel ciclo produttivo?

 

Non sono tagliata per il genere. O scrivo scene di sesso tipo romanzo d’appendice o vado sul porno. Gnafo’, quindi non proponetemelo, per favore.

 

Pubblicare purché sia è un principio da perseguire?

 

Ma no!

 

Come ti poni davanti al dilagare dei fenomeni editoria a pagamento, print on demand o self-publishing?

 

Io ammetto di aver peccato, agli inizi, incoraggiata dal fatto che avevo vinto un concorso che prevedeva sì la pubblicazione, ma con tempi biblici. Mi sono rivolta, me tapina, a una di queste eap e ho pubblicato. Non lo rifarei più, ma ero talmente all’oscuro di quello che succedeva nel mondo dell’editoria che mi sono assolta da sola. Mi infastidisce questa cosa del print on demand e del self publishing perché va tutto a discapito della qualità e chiaramente non sborserei più nemmeno un centesimo per pubblicare, ora che so come gira il mondo.

 

Cosa ritieni che possa far la differenza nell’attirare un lettore: copertina, titolo, autore personaggio, passaggio televisivo o D’Orrico che si innamora di te?

 

Credo proprio che il passaggio televisivo di un autore personaggio cullato dall’amore di d’ Orrico sia la condizione top. A parte gli scherzi credo conti molto il passaparola. Io ho scoperto un sacco di autori grazie alle dritte di amici.

 

Quali tuoi buoni propositi salterebbero davanti a un improvviso successo?

 

Oddio mi darebbe ansia un improvviso successo anche perché non amo le luci della ribalta o forse le amo e non ho il coraggio di affrontarle. Io sarei del tipo: pubblica e scappa. Non ho buoni propositi e quindi non salta nulla anche perché io principalmente scrivo per poi rileggermi e dire “che frase fantastica, ma l’ho scritta io?”

 

Sei autrice del bestseller del momento, tradotta nel mondo, milioni di copie: togliti uno o più sassolini dalla scarpa.

 

Non rilascio interviste ai quotidiani locali che ci mettono una vita a risponderti e solo se hai conoscenze e snobbo anche le radio locali. Ecco!

 

Scrittore/scrittrice preferito/a vivente e motivazione.

 

In questo momento Murakami che mi fa impazzire con le sue metafore al punto che gli perdono persino il fatto di essere un po’ prolisso, talvolta. Poi la Mazzucco, anche se qualche romanzo mi è piaciuto meno, perché è una narratrice fantastica. Sono andata in America con Vita e abitato nella Venezia del 500 con il Tintoretto e questo grazie a lei. Poi ho scoperto la Mazzantini. Sto leggendo Venuto al mondo, tragico e bellissimo al punto che ho il sospetto che non l’abbia scritto lei. Poi Dan Simmons, Tom Smith, Joseph Roth e tanti altri che ora non mi vengono in mente.

 

Scrittore/scrittrice vivente che non riesci ad apprezzare e perché.

 

Non sopporto Eco, che per me è illeggibile forse perché sono troppo ignorante, Baricco ora, perché quello dei primi tempi mi piaceva tanto.

 

Parlaci del tuo ultimo lavoro e fornisci un motivo per cui dovremmo leggerlo.

 

Il mio ultimo romanzo ha titolo Crisalide rosa. Narra la ricerca della felicità da parte di Silvia, trentacinquenne inquieta che ambisce a diventare farfalla dopo una vita da crisalide appesa a testa in giù. Anche qua troviamo la scrittura come terapia, infatti Silvia scrive una favola per esprimere la sua creatività su consiglio di un’anziana scrittrice vicina di casa. Sarà alle prese con un politico di sinistra deluso dalla vita e dal partito, con un ragazzo che farà outing proprio con leie sempre e comunque accompagnata da Pablo, il suo cane meticcio.

Perché leggerlo? Perché è un libro divertente senza essere stupido, divertendo fa riflettere su tante cose, piace anche ai maschi senza pregiudizi e dà ottimi consigli di lettura, un po’ alla Murakami.

Ho scritto poi un romanzo per bambini «Quello strano bambino dai pantaloni di velluto», un omaggio a Dickens mio scrittore preferito defunto. I proventi di questo libro vanno all’associazione Aipd, Associazione italiana persone down.

http://www.amazon.it/Quello-bambino-pantaloni-velluto-ebook/dp/B004L2LJLC

Entrambi i libri si trovano sia in formato ebook sia cartacei.

Questo è il link di crisalide-rosa-ebook

http://www.amazon.it/Crisalide-Rosa-ebook/dp/B005WTVU3A/ref=sr_1_2?s=digital-text&ie=UTF8&qid=1352983324&sr=1-2

Crisalide cartaceo

http://www.amazon.it/Crisalide-rosa-Cristiana-Pivari/dp/8897057179/ref=sr_1_1?s=books&ie=UTF8&qid=1352983892&sr=1-1

Puoi fornirci una tua foto, la copertina del tuo ultimo libro e un link che rimandi alla possibilità di acquisto?

Grazie

crisal

Per la copertina no problem, per la foto ora cerco la meno peggio.

Va bene pure con la macchia sul naso?

Ti ringrazio Laura e spero di aver capito tutte le domande.

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