Lo dico spesso, ma credo che stavolta sia più vero di altre: Marina Lenti è un’autrice preparatissima e non a caso il suo ultimo libro è un corposo saggio dedicato agli aspetti metafisici della saga di Harry Potter, ma soprattutto è una persona che non le manda mai a dire. Ecco quello che pensa di quei fenomeni editorial-marketing che molte altre intervistate non hanno saputo individuare: “Il fatto che ci sia pubblico così letterariamente ineducato da premiare una ciofeca come ’50 Sfumature di Grigio’ è allucinante e dà da pensare sul livello medio che le scuole in tutto il mondo forniscono. Perché se un adulto non si rende conto che quel libro è scritto coi piedi, allora dovrebbe tornare dritto dritto  in terza elementare. E non parlo di struttura o personaggi, quello posso anche capire che molti non colgano certo piattume cartonato, soprattutto se è gente che legge forse un libro all’anno… Parlo proprio di sintassi.”

Se volete uno sguardo severo e disincantato sul panorama editoriale italiano, eccovi serviti.

marinalenti

– Quando hai deciso di scrivere e perché?

Se si parla di scrivere come attività giornalistica, ho iniziato ad accarezzare l’idea verso i 14/15 anni e ho iniziato a concretizzarla qualche anno dopo, con le prime collaborazioni freelance. Se invece si parla di libri, non è che sia mai stata un’idea fissa come quella dei giornali, però il primo tentativo l’ho fatto a 10 anni. Io e una mia amica ci eravamo innamorate del Cipollino di Gianni Rodari e così, sulla scia dell’entusiasmo, decidemmo  di scrivere anche noi un romanzo per ciascuna, ovviamente per nulla consapevoli di misurarci con un maestro dei libri per l’infanzia. Ma la mancanza di freni inibitori in tema di volontà creativa è una delle cose belle dei bambini.
Naturalmente non andammo oltre le 20 pagine. La mia amica fece una storia molto Cipollin-derivativa, io invece – e non ho idea del perché visto che non è mai stato il mio genere – virai su qualcosa di completamente diverso, un penoso poliziesco a metà fra i telefilm americani e i detective nostrani dei vecchi sceneggiati RAI in bianco e nero. La trama era una cosa patetica, però almeno la sintassi filava, perché in Italiano sono sempre andata bene (al contrario di tutto ciò che è aritmetico-matematico). Lo corredai anche di ben quattro illustrazioni, e se si considera che la mia abilità nel disegno è ed è sempre stata pari alla mia già citata abilità matematica, si può immaginare il risultato.
Però, in fondo a un cassetto ce l’ho ancora, quel quaderno. L’ho conservato per tenerezza…

– Che tipo di libri leggi normalmente?

Prevalentemente saggistica. Per i romanzi, di solito sto lontana dai bestseller. Non per snobismo aprioristico ma perché, di solito, i bestseller mi deludono sempre. Anche se ovviamente ci sono clamorose e nutrite eccezioni ed Harry Potter è solo una delle molte. In realtà le mie eccezioni di bestseller riguardano quasi sempre  libri che diventano anche longseller, quindi libri che hanno le qualità per diventare classici e che in effetti lo diventano…
Per quanto riguarda il genere della narrativa, prediligo senz’altro il fantastico.

– Hai mai preferito un libro a un altro per il genere dell’autore?

Senza dubbio. Come dicevo, per la narrativa prediligo il fantastico. Gli altri generi specifici mi interessano poco e ancora meno mi interessa, di solito, il mainstream.

– Hai mai avuto la sensazione che il tuo essere donna potesse, in qualche modo, ostacolare/favorire la tua passione per la scrittura?

Beh, sicuramente una donna, soprattutto se lavora, ha un carico di impegni maggiore rispetto a un uomo perché, solitamente, le ricade sulle spalle la quasi totalità della gestione della casa e della famiglia. Mentre l’uomo ha solo il lavoro e, quando dà una mano negli altri due settori, non ha certo la parte del leone. Ci saranno sicuramente le eccezioni – penso magari ai genitori uomini single – ma si tratta, appunto, di eccezioni, mentre per le donne fare centomila cose al giorno è la regola. E il tempo libero che resta è molto meno.

– Ritieni esista e sia individuabile una scrittura al femminile?

L’ho pensato per tanto tempo, finché non mi sono imbattuta in libri che mi hanno smentita, come ad esempio I  Ponti di Madison County, scritto da un uomo ma con una sensibilità piuttosto femminile. O, più di recente, col romanzo per ragazzi Evelyn Starr – Il diario delle due lune, scritto da Luca Azzolini e Francesco Falconi, dove la protagonista femminile è davvero ben ritratta nelle sue insicurezze adolescenziali, che non sono naturalmente le medesime insicurezze dei coetanei maschi e, quindi, quelle vissute in prima persona dai due autori.

– Ritieni esista un pregiudizio nei confronti di un’autrice da parte dei lettori uomini?

Non credo, ritengo che ci possa essere, piuttosto,  pregiudizio nei confronti di certi generi, come ad esempio i romanzi rosa e la fantascienza.

– Hai mai avuto la sensazione di una preclusione editoriale nei confronti delle donne?

No, assolutamente. Credo che se un testo è buono, è buono e basta.
E se è cattivo ma viene ugualmente pubblicato – e purtroppo succede – si tratta di scelte che non hanno nulla a che fare col sesso dell’autore (tralasciando i casi-limite, che sicuramente esisteranno, in cui l’autrice ‘fa carriera nel weekend’), bensì con scelte tipo la moda del momento dove tutti si buttano a pesce per sfruttarne un pezzetto, o il caso di cronaca del momento che va trattato quando è hot a prescindere dalla qualità di ciò che viene partorito, oppure – nel fantastico accade spesso – perché la casa editrice non ha la più pallida idea di un dato genere, che non ha mai trattato prima, ma si è accorta che in quel momento ‘tira’ e quindi butta fuori dei compendi di cliché immondi, credendo che quella specifica narrativa vada fatta così.

– Storie d’amore nei romanzi, pensi sia una roba da donne?

No, assolutamente no. Una bella storia d’amore piace a chiunque, a meno che sia uno psicopatico disaffettivo o uno che pensa che sia molto macho rigettare qualsiasi forma di romanticismo, senza rendersi conto di essere, con queste convinzioni, una macchietta ambulante.

– Esiste un pregiudizio nei confronti della cosiddetta narrativa rosa? E, se sì, come si manifesta?

Sì, come ho anticipato sopra, quello lo vedo e non solo negli uomini, ma anche nelle donne. Io sono una di loro. A dire la verità, nel mio caso non parlerei di pregiudizio, perché la percezione negativa mi deriva da alcuni romanzi effettivamente letti quindi… non so, lo devo chiamare forse post-giudizio? 🙂 Però, anche in questo caso, ci sono sempre le eccezioni. I Ponti di Madison County è uno, l’altro è molto più recente ed è stata una piacevole sorpresa: si tratta del romanzo dell’amica e co-autrice del volume Potterologia, Amneris  Di Cesare, che ha scritto una storia forte e profonda. Tendenzialmente è un taglio che rifuggo come la peste e infatti avevo messo le mani avanti anche con lei… Invece il romanzo, che si intitola Nient’altro che amare, mi è piaciuto. Non lo dico per piaggeria, perché chi mi conosce sa che non faccio mai un complimento o una critica che non sento.

– È possibile, a tuo parere, una collaborazione tra scrittrici così come si configura tra scrittori nella creazione di movimenti letterari (New Italian
Epic o TQ, per esempio)?

Assolutamente sì, l’anno scorso abbiamo messo in piedi due antologie di beneficenza multiautore, una saggistica (la già citata Potterologia, per Camelozampa edizioni) e una narrativa (Code di Stampa, per La Gru edizioni), entrambe accompagnate da un progetto promozionale. E in entrambi i casi si trattava di gruppo a maggioranza femminile. Come sempre in un gruppo, c’è chi ha lavorato moltissimo, chi ha fatto il minimo sindacale e chi è rimasto nel mezzo, però i libri sono andati in porto ed è stata fatta tutta la promozione possibile per quello che si può fare con un piccolo editore.
In più, con le due figure di riferimento di Camelozampa e altre tre autrici di Code, abbiamo creato un piccolo gruppetto attraverso cui, quotidianamente, ci si consiglia su strategie, idee promozionali e nuovi sentieri da esplorare. Abbiamo iniziato per gioco, ma stanno uscendo davvero delle belle proposte e l’amicizia si è consolidata ancora di più.

– Molte donne lamentano la difficoltà di dedicarsi quanto vorrebbero alla scrittura e i sensi di colpa per la necessità di trascurare altre cose. Tu
come ti poni?

La difficoltà sicuramente c’è, i sensi di colpa no, anzitutto perché raramente trascuro le necessità primarie e in secondo luogo, quelle poche volte che lo faccio, ritengo di meritarmelo, con buona pace di tutti. Ogni tanto me lo prendo, insomma :). Un pizzico di egoismo una tantum fa bene alla salute ;).

– Cosa ne pensi dei fenomeni editorial-marketing degli ultimi anni e della fruizione soprattutto femminile che li caratterizza?

Avviso che sarò molto ‘politically unfair’ (o, per dirla in modo  più linguisticamente ruspante, ‘politically scorrect’ :D)  su questo punto, ma certe cose vanno dette pane al pane: questi fenomeni sono uno schifo urfido dal punto di vista editoriale e uno scandalo dal punto di vista del pubblico. Il fatto che ci sia pubblico così letterariamente ineducato da premiare una ciofeca come ’50 Sfumature di Grigio’ è allucinante e dà da pensare sul livello medio che le scuole in tutto il mondo forniscono. Perché se un adulto non si rende conto che quel libro è scritto coi piedi, allora dovrebbe tornare dritto dritto  in terza elementare. E non parlo di struttura o personaggi, quello posso anche capire che molti non colgano certo piattume cartonato, soprattutto se è gente che legge forse un libro all’anno… Parlo proprio di sintassi.

– Laura Donnini, nuovo direttore generale Edizioni Mondadori, ha annunciato che ci sarebbero molte autrici a lavoro per sfornare trilogie erotiche in linea con la moda soft-porn o mom-porn. Come ti porresti davanti alla proposta di entrare nel ciclo produttivo?

Mi pare un’ottima decisione del ciufolo, ma non mi stupisce, fa parte di quel buttarsi a pesce sul filone che tira al momento e trovo a maggior ragione scandaloso che lo facciano le grosse case editrici, che coi mezzi di cui dispongono dovrebbero invece fare scouting e non incrementare la spazzatura  che sta già passando di moda ora, figuriamoci quando quei libri saranno pronti per essere pubblicati. Invece, paradossalmente, lo scouting lo fanno le piccole, salvo poi vedersi fregare il ‘fenomeno’, se ne riescono a trovare uno, da qualcuno delle suddette major. Ammiro la Rowling e  Camilleri per essere rimasti con la loro piccola casa editrice fino alla fine, anche dopo essere esplosi.
Fra l’altro c’è un pregiudizio diffuso fra gli autori, specialmente alle prime armi, secondo cui approdare a una major equivale a fare bingo. Non è così, conosco vari autori che ci hanno pestato la faccia, perché mentre per un piccolo (parlo di piccoli che hanno comunque distribuzione nazionale) il tuo successo può essere anche il suo trampolino di lancio, un grosso tende a fregarsene, a trattarti da numero, a non appoggiarti più di tanto se mostri un po’ di spirito di iniziativa promozionale, perché vai a toccare ingranaggi burocratici che non vogliono essere distolti dal tran tran. Le major hanno ancora una mentalità da anni ’70 e vivono ancora sulla rendita del nome; ce ne sono certe che sul sito non hanno nemmeno l’ecommerce e quando si parla loro di promozione in Rete pensano che tu intenda mandare i comunicati stampa alle testate online. E’ il massimo che la loro immaginazione riesca a concepire. Le piccole e medie invece, non tutte certo, ma molte, sono agili e sanno muoversi benissimo online facendo tutto il possibile per assecondarti. Mi rendo conto che qualcuno potrebbe pensare che questa ‘denuncia’ suoni come la favola della volpe e dell’uva, visto che non sono pubblicata da major. Ma se si considera che con questa esternazione mi sono probabilmente giocata qualsiasi chance con loro, si può capire che la mia è una lettura assolutamente oggettiva dello status quo editoriale italiano.

– Pubblicare purché sia è un principio da perseguire?

No di certo. Io sono ferocemente contraria alla pubblicazione con contributo (a qualsiasi titolo) e contro l’autopubblicazione e il print on demand. Faccio un’eccezione con quest’ultimo se si tratta di necessità di pubblicare cose specifiche come dispense di un corso e roba del genere, nel qual caso si dà semplicemente una veste dignitosa al prodotto che però è solo funzionale a un servizio primario.

– Come ti poni davanti al dilagare dei fenomeni editoria a pagamento, print on demand o self-publishing?

E’ come dicevo sopra e qui spiego le ragioni. Anzitutto nessuno è buon giudice di se stesso e quindi una scrematura da parte di terzi professionisti va fatta (pur non attribuendogli valore, assoluto: un sacco di libri sono stati rifiutati da un sacco di editori che non ne hanno colto bellezza e potenziale – di nuovo possiamo citare Harry Potter, ma non è ovviamente il solo). Inoltre un editing è sempre necessario persino se ti chiami Stephen King (anche se ammetto che, persino in case editrici non a pagamento, l’editing può essere penoso perché, per risparmiare, alcune ricorrono ai poveri stagisti che fanno del loro meglio ma sicuramente non possono padroneggiare quella che io ritengo un’arte che richiede anni di applicazione). Quello che molti autori non capiscono è che distribuire e promuovere un libro da soli è come spalare il mare con la forchetta. Già è difficile farlo con un editore non a pagamento, spesso è difficile farlo persino con un grosso editore, se si tratta di firme sconosciute. L’autopubblicatore e il printer on demand non ha dunque speranze ed è inutile che guardi a eccezioni come Amanda Hocking, primo perchè gli USA non sono l’Italia e secondo perché  si tratta comunque di eccezioni che si contano sulle dita di una mano monca.

– Cosa ritieni che possa far la differenza nell’attirare un lettore: copertina, titolo, autore personaggio, passaggio televisivo o D’Orrico che si innamora di te?

Confesso di aver dovuto googlare per capire chi fosse D’Orrico e questo la dice lunga su quanto poco mi faccia influenzare dalle recensioni blasonate. Preferisco affidarmi ad Anobii o a consigli di amici che conoscono un po’ i miei gusti. E credo che ormai l’influenza del recensore blasonato sia passata di moda nella maggior parte dei casi, quando si tratta di lettori forti.
In ogni caso copertina e titolo –  a meno che tu non conosca e apprezzi già l’autore e quindi sia disposto a comprarlo anche se stampato sul cartone del detersivo (quello che farei io con Silvana De Mari, ad esempio) – hanno un peso determinante e  ci sono studi che lo dimostrano. Anche l’autore-personaggio e il passaggio televisivo fanno la differenza, certo, soprattutto sul pubblico dei lettori non forti, che alla fine è, purtroppo, il più vasto.

– Quali tuoi buoni propositi salterebbero davanti a un improvviso successo?

Credo nessuno, perché ho sempre avuto un carattere che non si cura dei riflettori e inoltre ho ormai un’età in cui è difficile che il successo ti dia alla testa. Infine, sono una che fa a suo modo indipendentemente da quello che pensa la maggioranza e, sotto questo profilo, più invecchio più peggioro 😀 Quindi immagino che continuerei a essere quella che sono
oggiAggiungi un appuntamento per oggi. Magari un po’ più stressata, quello sì 😀

– Sei autrice del bestseller del momento, tradotta nel mondo, milioni di copie: togliti uno o più sassolini dalla scarpa.

Lo faccio già normalmente, in ogni ambito, in ogni circostanza, con chiunque, per carattere e per scelta. Ritengo di averlo fatto anche in questa intervista, laddove ho sparlato della politca delle major e di un  certo tipo di pubblico. Se poi gli interessati pensano che io sia presuntuosa, ecco un altro sassetto: chissenefrega, quelle sono le mie opinioni e ognuno ha diritto alle sue. Quindi credo che mi ritroverei solo a  ribadire cose già dette quando ero un’anonima, perché sicuramente i giornali andrebbero a setacciare le mie dichiarazioni precedenti e a riportarle fuori per vedere la reazione e tentare di creare lo scoop. Ma gli andrebbe buca.

– Scrittore/scrittrice preferito/a vivente e motivazione.

Uhm… Non ho uno scrittore/ice preferito in assoluto, di solito vado a libri. Poi senz’altro ci sono gli autori che mi piacciono molto, in misura maggiore o minore a seconda di come trovo riuscite le loro varie opere, perché anche quelli bravi hanno, come tutti, ciambelle bucate meglio e ciambelle bucate peggio. Fra quelli bravi cito senz’altro Silvana De Mari, che ha scritto vari tipi di romanzi, due bellissimi saggi e una saga in virtù della quale la ritengo la J.K. Rowling italiana. Quello che la Rowling ha in fantasia sfrenata, la De Mari lo ha in respiro epico e profondità. E considerato che la saga della Rowling è tutt’altro che poco profonda, si può immaginare cosa sia quella della De Mari
Nel fantastico, un altro nome che mi piace molto anche Cecilia Randall, che è italianissima a dispetto del nome anglofono.

– Scrittore/scrittrice vivente che non riesci ad apprezzare e perché.

Troppi per elencarli tutti. Ritengo ciarpame buona parte di quello che si trova in libreria. Butto i primi due che mi vengono ma, ripeto, ne ho ha manciate: Wilbur Smith e Ken Follett. Mi regalarono Uccelli da Preda, lo trovai ridicolo: sembrava le Tigri di Mompracem rivisto in chiave erotica, con stereotipi tipo la cattivona perfida e nonfomane, l’eroe senza macchia e senza paura. Un cartonato sotto vuoto spinto dall’inizio alla fine. Magari sarò incappata in quello più brutto, ma di certo un’esperienza così non mi spinge a riprovare con lo stesso  autore. Stesso dicasi per il Codice Rebecca: l’equivalente letterario di un Teomondo Scrofalo!

– Parlaci del tuo ultimo lavoro e fornisci un motivo per cui dovremmo leggerlo.

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Il mio ultimo lavoro pubblicato si chiama La Metafisica di Harry Potter. Il motivo per cui penso sia interessante sta nel fatto che fornisce uno spaccato sul materiale soprannaturale utilizzato nella saga, in connessione con le sue matrici storiche, antropologiche, folkloristiche, mitologiche, metafisiche e magiche. Ed è una cosa che in Italia non era ancora stata fatta. Per quanto concerne  l’estero, la produzione di saggi in volume su Harry Potter è sterminata e quindi non posso affermare altrettanto con la medesima, granitica certezza, ma avendo fatto molte ricerche per la bibliografia del mio volume, mi sembra indicativo il fatto che non abbia trovato nulla al riguardo… Solo pochissimi articoli in Rete, dal taglio più o meno rilevante.

-Puoi fornirci un link che rimandi alla possibilità di acquisto? Grazie

http://www.camelozampa.com/libro/53/La-metafisica-di-Harry-Potter

 

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