Il 28 marzo prossimo esce il nuovo romanzo di MariaGiovanna Luini “Il male dentro” (Cairo Editore) in cui l’autrice racconta, usando più voci, l’esperienza sconvolgente del male del secolo attraverso lo sguardo di chi soffre e di chi cerca di porre un argine a questa sofferenza, mettendo a nudo la fragilità che accomuna tutti gli esseri umani.

Quale occasione migliore per conoscerla meglio?

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Quando hai deciso di scrivere e perché?

 

Scrivere in sé nasce senza una ricerca. L’atto di scrivere è stato spontaneo, avevo tre anni e appena ho compreso cosa fossero gli insiemi di lettere (di fatto imparando a leggere da sola) ho capito come scrivere. Era una conseguenza. L’osservazione delle lettere, della loro sequenza che memorizzavo insieme al suono e al senso delle parole mi insegnava le regole per scrivere. E avevo bisogno di scrivere perché parlavo pochissimo. Preferivo, preferisco scrivere. Da bambina, da adolescente scrivevo racconti, piccoli romanzi, poesie (per fortuna non ne rimane traccia), diari, riflessioni. Rilegavo con la lana i fogli bucati al margine e chiuso. Se invece alludi allo scrivere e pubblicare andiamo al 2005, quando è nato il mio primo blog. Poi nel 2006 le fiabe per i malati di tumore e il primo romanzo, “Una storia ai delfini” (Creativa). Il motivo per la pubblicazione (il pensiero di pubblicare cambia le cose, cambia l’idea della scrittura) è che ho preso coscienza di ciò che sono. Aveva ragione mio nonno: ho deciso di diventare medico perché voglio prendermi cura degli altri e perché il mio modello era mio padre, ma sono nata per scrivere. Infatti la scrittura ha preso il sopravvento in ogni caso, anche dopo laurea in medicina, due specializzazioni e un master in chirurgia senologica. Oltre ai romanzi scrivo saggi per la divulgazione scientifica e la medicina, articoli di giornalismo scientifico: scrivere è esprimere l’identità.

 

Che tipo di libri leggi normalmente?

 

Tutti, a patto che mi incuriosiscano. La curiosità è una delle caratteristiche più evidenti in me, sono curiosa sempre e di tutto. Quindi lettrice curiosa e ampia nella scelta, la mie spese compulsive non sono altro che libri. Romanzi per primi, racconti, poesie. Leggo saggi, ma in proporzione minore. Non vado matta per noir e gialli, anche se ho sviluppato passioni per qualche autore o autrice.

 

Hai mai preferito un libro a un altro per il genere dell’autore?

 

No. La bisessualità aiuta.

 

Hai mai avuto la sensazione che il tuo essere donna potesse, in qualche modo, ostacolare/favorire la tua passione per la scrittura?

 

Alludi alle possibilità di ottenere gli stessi riconoscimenti rispetto agli uomini? All’inizio no, non percepivo né immaginavo un’influenza del genere nelle possibilità di scrittura (e pubblicazione eccetera). Sai, c’era sempre il paragone con la professione chirurgica: lì sì che è durissima per una donna, il resto sembra una passeggiata. In chirurgia essere donna è tuttora un ostacolo enorme, rischi di non toccare un bisturi per decenni e restare in reparto a compilare cartelle. Io sono fortunatissima perché l’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) ha un approccio differente e le donne possono avere una buona carriera (non ancora uguale agli uomini, però…), ma si tratta di un’area “protetta”. Ma parlavamo di scrittura. Con l’approfondirsi e ampliarsi della professione di scrittore e comunicatore fino a diventare la principale e (quasi) unica, ho capito che alle scrittrici è concessa minore libertà, si ritiene scontato che abbiano stili e argomenti propri (tipo detestabili quote rosa) e non vadano oltre. E capita che la parola di una scrittrice faccia più fatica ad avere riconoscimento o credibilità rispetto a quella di uno scrittore.

 

Ritieni esista e sia individuabile una scrittura al femminile?

 

No. Esiste lo scrittore, maschio o femmina, capace di avere uno stile maschile o femminile in diverse storie e situazioni. Uno scrittore vero (amo il suono della parola “scrittore”, la uso anche per le donne) diventa maschio o femmina, comprende, indovina, simula, crea e ci riesce bene. Gli argomenti e i generi letterari sono per tutti, potenzialmente. Mi infastidisce che si sottolinei la caratterizzazione di genere, tendenza sessuale, religione, idea politica. Sottolineare per rivendicare l’identità serve là dove i diritti non siano ancora stati riconosciuti in pieno, ma non è altro che rendere più evidente una differenza. Certo, siamo diversi, ma tutti e a prescindere dal genere. Siamo persone, e le persone sono uniche e diverse tra loro per definizione, anche se accomunate da un’essenza. Nella scrittura amo le iniziative che coinvolgono donne, ma non per una rivendicazione: è divertente e interessante leggere stili differenti, idee che non coincidono oppure si assomigliano.

 

Ritieni esista un pregiudizio nei confronti di un’autrice da parte dei lettori uomini?

 

Il lettore è la persona più imprevedibile, meravigliosa, insondabile, geneticamente bizzarra che esista. E se è lettore vero non si lascia certo influenzare da pregiudizi, sa che se lo facesse perderebbe molto piacere nella scoperta di capolavori. Fa quello che vuole e basta. Il lettore vero, quello che nel DNA ha il gene della forte lettura, se ne frega e cerca il libro che lo soddisfi. Il lettore meno forte può avere pregiudizi nei confronti delle donne che scrivono, dei preti che pubblicano, degli scrittori con gli occhiali e di chi fa lo scrittore e anche altro per mantenersi: capita, peccato per chi accetta di perdere la lettura di tanti libri bellissimi.

 

Hai mai avuto la sensazione di una preclusione editoriale nei confronti delle donne?

 

Qualche volta. In alcuni contesti editoriali gli argomenti delle donne si ritengono scontati, già letti, poco capaci di creare il caso letterario. Ed è un errore: sottovalutare le donne è di per sé un errore enorme…

 

Storie d’amore nei romanzi, pensi sia una roba da donne?

 

No. L’amore è di tutti, anche nella scrittura. C’è amore ovunque, tiene su e crea qualsiasi storia o poesia o saggio o racconto o memoria. L’amore è una roba da donne e uomini, anzi adoro alcuni scrittori (uomini) che scrivono di amore.

 

Esiste un pregiudizio nei confronti della cosiddetta narrativa rosa? E, se sì, come si manifesta?

 

Esiste. La dimostrazione è che l’amore, che comunque si infila sempre anche nei libri apparentemente più “alti”, viene dissimulato, sporcato, spezzato, reso tormentato, magari con qualche problema politico o sociale in voga. Sfiorare la narrativa rosa si può, a proprio rischio, entrarci poi è questione di opinioni di chi legge e di complicazioni e di stile che sai mettere per fare finta che non si stia parlando di amore.

L’amore non deve essere rosa altrimenti lo scrittore (uomo o donna) è meno valido. Quanto alle manifestazioni: naso arricciato, tono di voce che cambia e va verso lo schifo, piccolo gesto della mano che scaccia il fantasma della narrativa rosa, sussurri alle cene degli editori (“Quella là è invitata, ma scrive certa roba… Manco Liala, guarda”). Scherzo, più o meno: in realtà la cosiddetta narrativa rosa, se è davvero individuabile entro canoni e confini (secondo me non lo è), ha strada chiusa presso alcuni editori, recensori, eventi e comunicazioni media. Lecito, ognuno può fare ciò che vuole. Ma sottovalutare il fatto che tante gente legga narrativa rosa è sciocco. Rispettare il lettore dovrebbe essere dovere di chi scrive e chi pubblica, quindi anche accettare che si possa scrivere buona narrativa rosa facendo passare messaggi importanti.

 

È possibile, a tuo parere, una collaborazione tra scrittrici così come si configura tra scrittori nella creazione di movimenti letterari (New Italian Epic o TQ, per esempio)?

 

Sì, ne sono certa. Ho molta fiducia nelle donne, basta che accettino ciò che sono e non cedano alla tentazione di fare fuori le loro simili per insicurezza. Il mondo letterario soffre tanto di invidia tra scrittori, e le donne purtroppo hanno una spiccatissima propensione a farsi male da sole perché spesso incapaci di fare gruppo, però si può fare. Forse le donne devono ancora sentirsi forti e non minacciate nella loro identità: meno insicurezza aiuta a lavorare insieme per uno scopo comune.

 

Molte donne lamentano la difficoltà di dedicarsi quanto vorrebbero alla scrittura e i sensi di colpa per la necessità di trascurare altre cose. Tu come ti poni?

 

Un giorno ho deciso che dovevo dare retta al mio istinto, anche a costo di perdere qualcosa. La scrittura è centrale, è il mio essere e il mio bisogno. Non deve essere così per tutti, ma per me scrivere è LA priorità. E’ amore per me e per gli altri, il mio modo di stare in questa incarnazione. Come tutte le donne provo a tenere insieme tanto (tutto è impossibile e ho rinunciato), ma ho messo in cima all’elenco delle priorità la scrittura. Hai visto come scrivono gli uomini? Il mondo si ferma e loro scrivono, punto. Ecco, ho stabilito che valga anche per me: non arrivo a reclusioni come quelle di Simenon, ma posso usare una capacità organizzativa niente male che mi sono ritrovata in sorte. Sono disordinata ma efficacissima nell’organizzarmi, e ho la fortuna di scrivere velocemente e non perdere la concentrazione per ore e ore. So cosa devo fare, stabilisco che in un determinato periodo scriverò un libro e lo faccio. Non lascio morire il mondo perché scrivo, solo riorganizzo rigidamente le cose. E uso tutte le ore a disposizione, anche improbabili. Ho avuto anche momenti molto drammatici per problemi gravi in famiglia, ma la scrittura, anche se relegata a ore notturne, non scemava lo stesso. Ne ho bisogno.

 

Cosa ne pensi dei fenomeni editorial-marketing degli ultimi anni e della fruizione soprattutto femminile che li caratterizza?

 

Il marketing esiste dappertutto, perfino in sanità. Dobbiamo accettare che funzioni così, un libro è anche marketing. Certo, preferirei che un mio libro prima fosse altro, poi marketing, ma non sottovaluto il fatto che il marketing permetta di raggiungere tanti e tanti lettori. Libertà massima. Questi sono i tempi, rispetto le scelte altrui ma anche le mie quando ignoro del tutto alcuni fenomeni “esageratamente marketing” senza però parlarne male in pubblico (perché dovrei? Basta non leggerli).

 

Laura Donnini, nuovo direttore generale Edizioni Mondadori, ha annunciato che ci sarebbero molte autrici a lavoro per sfornare trilogie erotiche in linea con la moda soft-porn o mom-porn. Come ti porresti davanti alla proposta di entrare nel ciclo produttivo?

 

Non ho dubbi. Sì, e ne sarei contenta. Scrivo romanzi (un erotico, anche, nel 2012 con Historica), saggi, testi brevi di scienza e divulgazione: ho capito che scrivere è essere capaci di “diventare” qualcosa o qualcuno, infilarsi nelle pieghe di ciò che non conosciamo, entrare nell’argomento come se ci vivessimo da sempre. Facile scrivere solo quello che ci piace o ispira, ma questo non è il mio modo di essere scrittore. Non rinuncio ai “miei” libri, ma accetto le proposte con argomento o genere prefissato. Soddisfo la mia ispirazione con i libri che nascono spontanei, ma evolvo nello stile e nello studio provando ad adeguarmi alle richieste degli editori. Tanti messaggi, tante idee possono essere trasmesse andando incontro ai gusti del lettore (un concetto da divulgatore scientifico). La domanda è: sarei all’altezza di fare felici tanti lettori realizzando libri come quelli cui alludi? L’erotismo è interessante, muta con le idee, la società, la vita, e le trilogie… Mah, chissà, è una bella sfida! Una delle mie più care e stimate amiche, Giorgia Mariani, è sceneggiatrice nota e geniale: mi ha insegnato moltissimo e sostiene che lavorare nella serialità con prodotti a larga divulgazione sia una scuola pazzesca. Le credo.

 

Pubblicare purché sia è un principio da perseguire?

 

Quando scrivi e ami ferocemente ciò che fai ogni “no” alla pubblicazione è tremendo, diventa un attacco alla tua identità. Per questo sento di comprendere alcune posizioni. Essere liberi purché sia è un concetto da perseguire. Non giudico. Io ho detto alcuni no, ma sono i miei no e restano miei.

 

Come ti poni davanti al dilagare dei fenomeni editoria a pagamento, print on demand o self-publishing?

 

Li capisco. Non giudico. Liberi tutti.

 

Cosa ritieni che possa far la differenza nell’attirare un lettore: copertina, titolo, autore personaggio, passaggio televisivo o D’Orrico che si innamora di te?

 

Un D’Orrico innamorato non guasta. Copertina e titolo fanno, la televisione anche. L’autore capace di diventare “personaggio” contribuisce alla curiosità, anche perché il giornalista cerca la notizia e un autore “non personaggio” non è notizia. Le presentazioni non funzionano più, i passaggi sui giornali così così. Incuriosire il lettore è questione di “qualcosa” poco definibile, un insieme di originalità, stranezza, cultura, arte, banalità, moda, fortuna…

 

Quali tuoi buoni propositi salterebbero davanti a un improvviso successo?

 

Alzarmi tutti i giorni alla stessa ora per andare a lavorare nel medesimo luogo.

 

Sei autrice del bestseller del momento, tradotta nel mondo, milioni di copie: togliti uno o più sassolini dalla scarpa.

 

Togliersi i sassolini non serve. Significa vederli, quei sassolini, invece la maniera migliore per evolvere ed essere felici è dimenticarli.

 

Scrittore/scrittrice preferito/a vivente e motivazione.

 

Massimiliano Parente, la motivazione è che è Massimiliano Parente.

 

Scrittore/scrittrice vivente che non riesci ad apprezzare e perché.

 

Risposta non pervenuta. Non è diplomazia, ma scelta di vita. Diciamo però che non leggo sfumature colorate varie perché non mi incuriosiscono.

 

Parlaci del tuo ultimo lavoro e fornisci un motivo per cui dovremmo leggerlo.

il male dentro alta

Vi regalo la sinossi de “Il male dentro”
Barbara, aspirante chirurgo, decide di fare domanda di specializzazione in un istituto oncologico all’avanguardia. Ma già dal primo giorno capisce che quel posto è diverso da tutti gli altri ospedali in cui ha messo piede, e non solo per la tecnologia avanzata e la preparazione di chi ci lavora. L’istituto, come lo chiamano tutti, è un mondo a sé, un universo parallelo dove conta solo il senso ultimo delle cose, e dove i medici sono visti come esseri quasi sovrannaturali in grado di sconfiggere la morte. Perché lì il cancro, unico centro e argomento dei pensieri, ribalta priorità e prospettive e filtra la realtà attraverso una lente modificata. Ogni istante si è costretti a guardare in faccia il dolore, infondere coraggio e speranza: questo ci si aspetta dai medici che esercitano lì dentro e ora Barbara è uno di loro. Ma come si resiste in quel mondo? A guardare negli occhi Giulia, la ragazza bellissima, che si sta spegnendo a soli ventisette anni? Oppure Rosa, abbandonata dal marito subito dopo la diagnosi, condannata a lasciare soli i suoi tre figli adottivi? Ma nessuno è al riparo: il dottor von Reijen, fino a un attimo prima lo stimato direttore della chirurgia toracica, diventa malato tra i malati che lottano per la sopravvivenza. Barbara è forte e determinata, ha sempre saputo cosa vuole dalla vita, ma da quando ha varcato la soglia di quell’edificio le sue certezze iniziano a vacillare.

http://www.cairoeditore.it/component/option,com_jbook/Itemid,124/catid,48/

 

 

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