le interviste Rivista Scrivere Donna — 02 aprile 2013

Alexia Bianchini è talento multiforme. Non solo scrive, ha anche lanciato una nuova casa editrice dal nome succoso ed evocativo: “La mela avvelenata” (http://www.lamelavvelenata.com/) la cui linea editoriale è tutta un programma:

La Mela ha uno staff prevalentemente al femminile, ma non per questo debole: anzi, proporremo testi forti, audaci e sovversivi. Sono l’horror, la fantascienza, il fantasy e le contaminazioni i principali punti fermi. Un posto speciale ce l’ha anche la narrativa LGBT, che difficilmente trova posto nel mercato editoriale tradizionale a causa delle sue tematiche, ma che ha un pubblico vastissimo e affamato.

 

Andiamo a conoscerla?

alexia_bianchini

– Alexia, quando hai deciso di scrivere e perché?

Tutto ebbe inizio alle elementari, ma l’entusiasmo svanì ben presto quando scrissi un tema da Ottimo che parlava di problemi “di famiglia”. Mi buttai sulla matematica, molto meno coinvolgente dal punto di vista emotivo. Ripresi a scrivere incinta della prima figlia. Forse avevo più tempo per pensare a me, al mondo, a ciò che mi circondava e trovare più tempo per dar retta alle tante storie che premevano, desiderose di essere scritte. Chiesi a mio marito se anche lui faceva continui sogni a occhi aperti e mi disse un “no” secco che mi lasciò perplessa, poi aggiunse: “Perché non scrivi quello che vedi?”. Non lo ringrazierò mai abbastanza.

 

– Che tipo di libri leggi normalmente?

Adoro i romanzi storici e quelli di fantascienza. Sarà che il tempo è l’elemento intangibile che più mi affascina, quindi adoro guardare indietro e avanti, grazie ad autori eccezionali, in grado di farti viaggiare attraverso di esso.

 

– Hai mai preferito un libro a un altro per il genere dell’autore?

No, di solito guardo nel reparto che mi interessa e poi scruto le cover. Se poi un autore attira la mia attenzione, allora me li leggo tutti, come ho fatto per il thrillerista Grisham o Stig Larsson.

 

– Hai mai avuto la sensazione che il tuo essere donna potesse, in qualche modo, ostacolare/favorire la tua passione per la scrittura?

Sì, e non è stata proprio una “sensazione”. Mi è capitato di chiamare una casa editrice per proporre i miei scritti e quando nel sottofondo sono arrivate le voci dei miei bambini, la responsabile ha fatto uno strano verso di diniego. Ha poi aggiunto che potevo evitare di inviare i miei scritti perché, non solo ero una donna, ma ero anche madre, e la qual cosa non si concilia affatto con l’editoria.

“Quando io chiamo un autore per una presentazione deve essere in grado di scattare e muoversi, e per una donna sposata e con prole non è fattibile” mi ha gentilmente spiegato.

Volete sapere la cosa più buffa qual è stata? La signora dall’altra parte della cornetta stava aspettando il secondo bambino.

 

– Ritieni esista e sia individuabile una scrittura al femminile?

Non credo, dipende cosa vuole trasmettere l’autore e che tipo di sensibilità ha. Ho lavorato nell’editoria erotica e spesso sono più soft e più sensibili gli autori maschi.

 

– Ritieni esista un pregiudizio nei confronti di un’autrice da parte dei lettori uomini?

Ni. Ho amici autori che mi stimano e mi spronano, ma scrivendo fantascienza e horror mi sento di non avere tutte le carte in regola essendo una femmina. Spero proprio di sbagliarmi!

 

– Hai mai avuto la sensazione di una preclusione editoriale nei confronti delle donne?

Ho risposto sopra.

 

– Storie d’amore nei romanzi, pensi sia una roba da donne?

No. L’amore fa parte della vita. Anche nei miei libri credo si parli d’amore, anche se non è quello il genere che li contraddistingue.

 

– Esiste un pregiudizio nei confronti della cosiddetta narrativa rosa? E, se sì, come si manifesta?

Il pregiudizio c’è in ogni genere di scrittura. Dovreste vedere la faccia delle persone quando scoprono che scrivo horror, poi faccio presente che ho tre bambini piccoli e dico loro che ho tanti spunti a cui attingere.

 

– È possibile, a tuo parere, una collaborazione tra scrittrici così come si configura tra scrittori nella creazione di movimenti letterari (New Italian Epic o TQ, per esempio)?

Credo sia possibilissimo, ma mi sembrerebbe di fare il loro gioco. Preferirei entrare a far parte di un gruppo di scrittori, che siano femmine o maschi poco importa.

 

– Molte donne lamentano la difficoltà di dedicarsi quanto vorrebbero alla scrittura e i sensi di colpa per la necessità di trascurare altre cose. Tu come ti poni?

È difficile districarsi in lavori di casa se non hai una cameriera, con i figli (io ne ho tre) se non hai una baby sitter, come moglie se non hai una escort  di ricambio nascosta nell’armadio. Scrivo sempre e non scrivo mai, dipende da che punto di vista guardo la situazione. Non posso e non voglio negarmi ai miei doveri, ma mi ritaglio il giusto tempo per i piaceri. Spero di dosare nella maniera corretta.

 

– Cosa ne pensi dei fenomeni editorial-marketing degli ultimi anni e della fruizione soprattutto femminile che li caratterizza?

Non sopporto che alcune CE stiano usando dei fake femminili per attirare il pubblico di lettrici. Va bene finché viene dichiarato che dietro a un nome anglosassone e la foto di un bel faccino, ci sia un’autrice italiana, magari sovrappeso e quarantenne come me, quando invece si punta su un’autrice ventenne, facendola passare come talentuosa, e poi si scopre che ha trent’anni di esperienza nell’editoria, allora mi cadono le braccia!

 

– Laura Donnini, nuovo direttore generale Edizioni Mondadori, ha annunciato che ci sarebbero molte autrici a lavoro per sfornare trilogie erotiche in linea con la moda soft-porn o mom-porn. Come ti porresti davanti alla proposta di entrare nel ciclo produttivo?

Trovo ridicolo che si debba necessariamente seguire l’onda, o almeno non così sfacciatamente. Chiunque lavori nel campo, al di là o meno della barricata, sa che quel libro è un boom editoriale, ma lungi dal dire che è un prodotto di qualità, indi per cui eviterei di fare certe affermazioni. Mi sta bene che l’editore debba cercare prodotti commerciali che facciano vendere, ma non dimentichiamoci del valore intrinseco di un’opera. Inoltre ci tengo a precisare che ho letto parecchi libri urban fantasy molto più erotici di quello, ma non così pubblicizzati. Secondo me acquisteranno diritti esteri, non credo che pescheranno fra le tante brave autrici italiane di romance.

In ogni caso dubito possa mai arrivare una proposta del genere, CE di quel livello pescano i loro autori dalle agenzie letterarie, io per loro sono un fantasma.

 

– Pubblicare purché sia è un principio da perseguire?

Il mio principio è: pubblicare per farsi leggere, investendo tempo e passione, ma non soldi. Piuttosto che pagare per pubblicare, pubblico gratis in e-book.

 

– Come ti poni davanti al dilagare dei fenomeni editoria a pagamento, print on demand o self-publishing?

Io non pubblico se non ho un editore dall’altra parte che crede nel mio lavoro, anche se a conti fatti non si guadagna nulla. Il resto è pura vanità.

 

– Cosa ritieni che possa far la differenza nell’attirare un lettore: copertina, titolo, autore personaggio, passaggio televisivo o D’Orrico che si innamora di te?

Se sei un personaggio televisivo, o sei finito in galera, sei sicuro di vendere. Per i comuni mortali la cover è la prima arma, poi viene la sinossi e il titolo.

 

– Quali tuoi buoni propositi salterebbero davanti a un improvviso successo?

Non arriverà mai il successo, non per una come me.

 

– Sei autrice del bestseller del momento, tradotta nel mondo, milioni di copie: togliti uno o più sassolini dalla scarpa.

Non sarebbe nella mia natura. Vivi e lascia vivere è il mio motto.

 

– Scrittore/scrittrice preferito/a vivente e motivazione.

Ursula Le Guin. Nei suoi libri c’è il mondo, anche quando scrive fantasy o fantascienza ti sembra di vivere una realtà possibilissima.

 

– Scrittore/scrittrice vivente che non riesci ad apprezzare e perché.

Nancy Kilpatrick. Trovo i suoi urban troppo spinti, troppo eccessivi, troppo inverosimili. La malignità gratuita mi innervosisce. Ma rimane una questione di gusti.

 

– Parlaci del tuo ultimo lavoro e fornisci un motivo per cui dovremmo leggerlo.

L’idea nasce dal riscatto emotivo che dovrebbe accompagnare il dolore. La vita è fatta di equilibri che noi non possiamo comprendere. Non è mai tutto nero, dovrebbe esserci sempre una ricompensa al danno. Mi sono detta che una malattia che rovina la pelle come la psoriasi dovrebbe portare con sé un dono, ma non è così, quindi ho sfociato nella fantascienza, dando al mio personaggio un potere, quello di vedere attraverso i ricordi. Ma non sopporto gli eroi inverosimili, né le primedonne, quindi ho dato questo potere a chi, come lui, è vittima di una malattia (inventata) che devasta la cute. Non amando i segreti, ho fatto in modo che il Mondo sapesse, e da qui è subentrata la Società, la quale ha subito cercato di approfittare di queste persone. Ecco che, sullo sfondo di una Milano distopica, l’intero sistema giudiziario è lentamente cambiato, potendo far uso di tale risorsa. Da ciò sono scaturite mille domande, le domande che il mio protagonista si è posto, diventando uno Xerosi, ossia uno che può decidere sulla vita del condannato guardando nei suoi ricordi.

Mi sono spaventata da ciò che un tale potere potrebbe creare. Di sicuro non saremmo più liberi. Inoltre, siamo davvero certi che la verità ci renderebbe migliori?

 

Puoi fornirci una tua foto, la copertina del tuo ultimo libro e un link che rimandi alla possibilità di acquisto? Grazie

copertina bianchini

http://www.ciessedizioni.it/io-vedo-dentro-te/

 

È possibile leggere un estratto e la prefazione che il meraviglioso Danilo Arona mi ha gentilmente scritto.

Grazie a voi per questa splendida occasione di fare due chiacchiere.

 

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