le interviste Rivista Scrivere Donna — 08 aprile 2013

Leggiamo sul sito dell’editore che la pubblica che Francesca Battistella è nata nel ’55 (e lo dichiara con grande sprezzo dell’adagio per cui una signora mai…) e nutre grandi passioni: il suo Piero, gli infernali nipoti Cecilia e Tommaso, ballare l’hip-hop come Jacko, leggere disperatamente e, naturalmente, scrivere. Ha trascorso quattro anni a testa in giù (Nuova Zelanda) e quarant’anni nella sua amata/odiata Napoli, lavorando, recitando e combinandone di tutti i colori. Adesso vive tranquilla tra il Lago d’Orta, in compagnia della Poiana Dispettosa, della Volpe Max e dei germani reali Pippo e Peppa, e il paese di Massa Lubrense sulla costiera Sorrentina dove possiede un “buen retiro”.
Ha pubblicato tre libri e non ha mai smesso – né mai smetterà – di raccontare e raccontarsi storie. Adesso, però, si racconta a noi.

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  • Quando hai deciso di scrivere e perché?

Non ricordo di preciso quando è iniziata la mia passione per lo scrivere, di certo moltissimi anni fa. Sono stata una bambina che amava ascoltare storie (non necessariamente le fiabe) e disprezzava il cibo. Mangiavo solo se mia madre raccontava qualcosa. Esaurite le favole classiche, mia mamma passò all’Iliade, poi all’Odissea, poi alle tragedie di Shakespeare. Tutto naturalmente riveduto e corretto per la mia età. Credo sia stata questa massa di informazioni assorbita nella prima infanzia a generare in me la voglia di scrivere inventando o trasfigurando ciò che mi accadeva intorno.

 

  • Che tipo di libri leggi normalmente?

Sono una lettrice onnivora e anche un po’ vittima del gruppo di amici che mi circonda, tutti forti lettori dai gusti più disparati, con i quali ci scambiamo libri in continuazione. Così mi capita di leggere la qualunque! Di mio amo molto i gialli, i noir, i thriller, ma anche un buon romanzo, storico e non, scritto oggi o nel passato. Al momento, per esempio, sono alle prese con Lady Anna di Trollope, gradevolissimo.

 

  • Hai mai preferito un libro a un altro per il genere dell’autore?

Non veramente. Piuttosto mi è capitato di apprezzare molto il tipo di scrittura di un autore, ma di avere problemi con la trama. A quel punto non importa il ‘genere’ quanto lo svolgimento della narrazione.

 

  • Hai mai avuto la sensazione che il tuo essere donna potesse, in qualche modo, ostacolare/favorire la tua passione per la scrittura?

Ostacolare? Certo, essere una donna con una casa, un compagno e talvolta dei nipoti da curare a volte non aiuta. Magari ti è appena venuta una bella idea, ti metteresti volentieri a scrivere, ma proprio non puoi, ti stanno tutti addosso e si aspettano che tu faccia questo o quello per loro. Mi dico che era molto peggio quando lavoravo dieci ore al giorno in ufficio e potevo scrivere solo di notte oppure il sabato e la domenica. Favorire? Direi che, nel mio caso, funziono meglio sotto pressione. A volte possiamo trasformare le negatività della nostra condizione in qualcosa di utile e positivo.

 

  • Ritieni esista e sia individuabile una scrittura al femminile?

Credo di sì, per contenuti e sensibilità, per quell’occhio speciale con cui le donne guardano il mondo e badano di più al piccolo, al particolare, al dettaglio che magari un uomo troverebbe insignificante, ma che invece fa tutta la differenza.

 

  • Ritieni esista un pregiudizio nei confronti di un’autrice da parte dei lettori uomini?

E’ probabile, ma finora non mi è successo di verificarlo sulla mia pelle. D’altro canto (e parlo da lettrice) mi capita di leggere libri scritti da uomini e di pensare: ma come fa a scrivere questo? Bè, ovvio, è un uomo. Il pregiudizio, ahimé, è sempre bi-direzionale.

 

  • Hai mai avuto la sensazione di una preclusione editoriale nei confronti delle donne?

Se devo essere sincera, per più di vent’anni ho avuto la sensazione di una preclusione editoriale tout court! Non credo di aver collezionato tanti rifiuti solo perché sono una donna. Probabilmente sbagliavo nello scegliere a chi e come inviare i miei scritti. Ci sono stati e ci sono autori maschi diventati poi famosi che hanno collezionato fino a più di settanta rifiuti. Uno per tutti? L’inglese Fforde. 77 rifiuti prima di veder pubblicato “C’è del marcio”, un libro veramente divertente e gradevolissimo.

 

  • Storie d’amore nei romanzi, pensi sia una roba da donne?

No, perché mai? L’amore è un sentimento universale e, a costo di contraddirmi su quanto detto sopra a proposito di una ‘scrittura al femminile’, spesso gli uomini sono anche più bravi di noi a parlarne.

 

  • Esiste un pregiudizio nei confronti della cosiddetta narrativa rosa? E, se sì, come si manifesta?

Intanto credo che in questo ambito si debbano fare dei distinguo. Non tutta la cosiddetta ‘narrativa rosa’ è fatta di polpettoni sdolcinati. Anche lì c’è tanta roba buona da leggere, basta saperla trovare. E poi credo che i pregiudizi in questo settore non siano molto diversi da quelli relativi ad altri. Più che di pregiudizi parlerei di scelte di genere. C’è gente che detesta gialli e thriller, altri che si annoiano con i romanzi storici e via andare.

Ritornando alla ‘narrativa rosa’ faccio un esempio: la francese Pancol ha esordito con un libro delizioso. Il secondo era scadente, il terzo non l’ho preso. Basta. Nessuno mi convincerà mai a leggere le ’50 sfumature’. Ma questo non è un pregiudizio. Semplicemente non mi interessa.

 

  • È possibile, a tuo parere, una collaborazione tra scrittrici così come si configura tra scrittori nella creazione di movimenti letterari (New Italian Epic o TQ, per esempio)?

Immagino di sì e magari, se non è già successo, prima o poi lo vedremo accadere.

 

  • Molte donne lamentano la difficoltà di dedicarsi quanto vorrebbero alla scrittura e i sensi di colpa per la necessità di trascurare altre cose. Tu come ti poni?

Eh, i sensi di colpa … Non averne sarebbe bello! Scrivo per ore e poi penso che potevo stare un po’ di più col mio compagno, telefonare a un’amica che non sento da tempo, cucinare quel famoso piatto che mi viene così bene, leggere quel libro che la pila di arretrati tra un po’ mi crolla addosso …Però, se alla fine della sessione di lavoro quello che ho scritto mi soddisfa e so che piacerà alle mie editrici, sono anche abbastanza egoista da chiudere i ‘diavoli’ in soffitta e lasciarli lì a strillare inviperiti. Alla fine siamo noi donne, credo, per educazione (nel mio caso anche per età) e condizionamenti vari a sentirci obbligate a ricoprire certi ruoli. Potremmo mandare tutti a quel paese, ma non lo facciamo. Siamo le nostre peggiori nemiche!

 

  • Cosa ne pensi dei fenomeni editorial-marketing degli ultimi anni e della fruizione soprattutto femminile che li caratterizza?

La lettura, ma soprattutto l’educazione alla medesima, per secoli è stata preclusa al più vasto e variegato pubblico femminile. Dunque, come dicevo un tempo per i romanzi Harmony: meglio leggere quello che non leggere affatto. E’ comunque un inizio dal quale partire per puntare verso altre e diverse letture. Mi auguro che nel prossimo futuro siano le donne a determinare le scelte editoriali nel nostro Paese e sarà una bella lotta spingere queste potenziali clienti da una parte piuttosto che dall’altra. Spero solo che, alla lunga, la qualità che caratterizza i lavori di tanti autori italiani e stranieri prevalga sulla scelta di colleghi e case editrici che hanno creato opere volte esclusivamente a generare profitto.

 

  • Laura Donnini, nuovo direttore generale Edizioni Mondadori, ha annunciato che ci sarebbero molte autrici al lavoro per sfornare trilogie erotiche in linea con la moda soft-porn o mom-porn. Come ti porresti davanti alla proposta di entrare nel ciclo produttivo?

Grazie no. Proprio non mi interessa.

 

  • Pubblicare purché sia è un principio da perseguire?

Assolutamente no. Nel passato ho sbagliato per disperazione. Oggi non lo farei più. Sono felice di aver incontrato le sorelle Corrado di Scrittura&Scritture. Persone serie, dedite al loro lavoro, attente al risultato e severe con noi autori. Un libro è lavoro, per chi lo scrive e per chi lo pubblica. Un libro é fatica per l’autore e notevole impegno economico per l’editore. Buttare in pasto ai cani mesi di fatica pur di vedere la propria opera stampata e rilegata non serve a nulla se dopo non c’è una macchina da guerra che lo promuove, lo vende e lo aiuta a percorrere un cammino fra i lettori.

 

  • Come ti poni davanti al dilagare dei fenomeni editoria a pagamento, print on demand o self-publishing?

Direi: ognuno faccia cosa vuole, ma sia cosciente di quello a cui va incontro con questo tipo di scelte. Non c’è niente di male nel self-publishing. Lo si può scegliere perché si sa quante persone compreranno il libro o si ha tempo per gestire una vendita on-line o a domicilio o che so io. Oppure, semplicemente, vogliamo fare un bel regalo ad amici e parenti per Natale. Altro discorso vale per l’editoria a pagamento (di cui sono stata una vittima) e che considero una forma veramente abietta di presa per il collo dell’autore disperato. Mai visto che questa gente abbia rispettato quanto scritto nei loro trionfalistici contratti. E comunque, nel gioco delle parti, io autore scrivo, tu editore pubblichi e scommetti e investi nel mio lavoro. Tra self-publishing ed editoria a pagamento, a questo punto, meglio il self-publishing.

 

  • Cosa ritieni che possa far la differenza nell’attirare un lettore: copertina, titolo, autore personaggio, passaggio televisivo o D’Orrico che si innamora di te?

Tutte queste cose messe insieme, credo. A parte il fatto che sarà molto difficile che D’Orrico s’innamori di me! Ho molta fede nel passa-parola e mi pare che anche Facebook e i vari blog letterari della rete siano un bel veicolo di propaganda. E non dimentichiamo la presenza in libreria. Esistono ancora lettori che vogliono vedere l’oggetto libro, toccarlo, leggere il risguardo ecc per decidere se comprarlo o meno. A questo punto una copertina accattivante e un buon suggerimento del libraio fanno il resto.

 

  • Quali tuoi buoni propositi salterebbero davanti a un improvviso successo?

Prima datemi il successo, quello con la S maiuscola. Poi vi dico….

 

  • Sei autrice del bestseller del momento, tradotta nel mondo, milioni di copie: togliti uno o più sassolini dalla scarpa.

Mah! Questo suona come una vendetta e io sono d’accordo con Confucio: se vuoi vendicarti di qualcuno ricordati di scavare due tombe. Meglio, anche nella gloria, mantenere buoni rapporti con tutti.

 

  • Scrittore/scrittrice preferito/a vivente e motivazione.

Abraham Yeoshua, perché riesce a vedere le piccole, apparentemente insignificanti, cose della vita.

 

  • Scrittore/scrittrice vivente che non riesci ad apprezzare e perché.

Aldo Busi. Quando parla lo ascolterei per ore, ma non sopporto il suo modo di scrivere. Mi irrita nel profondo e non lo capisco.

 

  • Parlaci del tuo ultimo lavoro e fornisci un motivo per cui dovremmo leggerlo.

La stretta del lupo è un giallo classico. C’è un serial killer (maschio o femmina? Chissà?!) che uccide donne molto diverse fra loro in modo efferato. La scientifica e i carabinieri indagano. Il tutto nella cornice meravigliosa e magica del Lago d’Orta, in Piemonte. Intorno alla vicenda principale si muovono tanti personaggi impegnati a trascorrere un’estate serena tra feste, celebrazioni dell’unità d’Italia, gare di catamarani, vernissage e cene romantiche. Ma gli omicidi guastano l’atmosfera, inutile dire.

Dovreste leggerlo perché amerete i personaggi, qualcuno di più, altri meno, ma tutti in egual misura vi resteranno impressi nella mente. Perché chi indaga è una donna, forse la prima profiler italiana ad apparire sulla scena del giallo nostrano. Perché una volta cominciato farete fatica a staccarvene e, pagina dopo pagina, vi sforzerete a cercare di capire chi diavolo è ‘sto serial killer dell’ostrega! Insomma, buon divertimento.

 La stretta del lupo

La stretta del lupo, Scrittura&Scritture, 2012 è ordinabile in tutte le librerie, ma se volete potete entrare sul sito della casa editrice www.scritturascritture.it/ cliccare su ‘acquisti’ e ottenere tutte le info necessarie per riceverlo a casa vostra. In alternativa potete inviare una e-mail a info@scritturascritture.it.

 

 

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