Rivista Scrivere Donna — 27 novembre 2012

Mavie Parisi ha appena dato alle stampe il suo secondo libro. La sua è una scrittura che pone sempre al centro la figura della donna, ma senza le sdolcinature e i compiacimenti che spesso vengono ascritti alle autrici come una sorta di marchio preventivo. Siciliana e senza peli sulla lingua, ecco come Mavie si racconta.

Quando hai deciso di scrivere e perché?

Non ho deciso di scrivere, semplicemente è successo.

Già dalla scuola elementare, mentre tutte le mie compagne (già perché ai tempi le classi erano monogenere) odiavano la maestra perché quasi ogni giorno ci obbligava a scrivere un tema, io amavo quelle due ore, dalle otto alle dieci.

Davo sfogo alla mia fantasia, a volte anche in maniera eccessiva.

A volte, spesso devo dire, il mio componimento veniva letto ad alta voce.

Per me non c’era nulla di più bello: le mie compagne sono state i miei primi lettori/ascoltatori.

Che tipo di libri leggi normalmente?

Mi definirei un’onnivora della lettura. I romanzi sono comunque i miei preferiti, ma amo anche le raccolte di racconti.

Gli autori anglosassoni sono quelli che preferisco e anche in questo non c’è una ragione precisa. Semplicemente, li trovo più avvincenti.

I saggi li leggo più per dovere.

Hai mai preferito un libro a un altro per il genere dell’autore?

C’è stato un periodo della mia vita durante il quale ho scelto le mie letture in base al genere dell’autore, ma è stata solo una presa di posizione.

In realtà io non credo che esista una letteratura di genere. Ognuno scrive influenzato dalle proprie esperienze e in questo, ovviamente, l’essere uomo o donna ha il suo peso, così come abitare in una grande città o in un paese, fare parte del “primo” o del “terzo” mondo”, avere avuto una vita agiata o viceversa piena di ostacoli.

Hai mai avuto la sensazione che il tuo essere donna potesse, in qualche modo, ostacolare/favorire la tua passione per la scrittura?

No, mai. Ho invece avuto la sensazione che la classe di appartenenza, intesa come età, a volte abbia avuto il suo peso.

Ritieni esista e sia individuabile una scrittura al femminile?

Non in quella che io ritengo vera letteratura.

Esiste buona e cattiva letteratura, secondo me.

Forse la cattiva letteratura ha una tendenza di genere, quella buona no.

Ritieni esista un pregiudizio nei confronti di un’autrice da parte dei lettori uomini?

Anche in questo caso devo dire che i buoni lettori, maschi o femmine che siano, prediligono la buona letteratura, da chiunque venga.

Hai mai avuto la sensazione di una preclusione editoriale nei confronti delle donne?

Non ho una grande esperienza in tal senso, direi che a me non è successo.

Storie d’amore nei romanzi, pensi sia una roba da donne?

No, non credo, un bel romanzo che riesca a scavare nei sentimenti e nelle emozioni è apprezzato sia dagli uomini che dalle donne.

Esiste un pregiudizio nei confronti della cosiddetta narrativa rosa? E, se sì, come si manifesta?

Sì, credo di sì, in quanto spesso la narrativa “rosa” non è di buona qualità. Per quello che è la mia esperienza è spesso qualcosa di confezionato in serie e non tiene conto dello stile.

È possibile, a tuo parere, una collaborazione tra scrittrici così come si configura tra scrittori nella creazione di movimenti letterari (New Italian Epic o TQ, per esempio)?

Assolutamente sì.

Molte donne lamentano la difficoltà di dedicarsi quanto vorrebbero alla scrittura e i sensi di colpa per la necessità di trascurare altre cose. Tu come ti poni?

Non vivo di scrittura: non posso. Ho un lavoro e due figli che faccio in modo di non trascurare.

Diciamo che guardo poca tv, esco poco e dormo ancor meno.

Cosa ne pensi dei fenomeni editorial-marketing degli ultimi anni e della fruizione soprattutto femminile che li caratterizza?

No comment.

Laura Donnini, nuovo direttore generale Edizioni Mondadori, ha annunciato che ci sarebbero molte autrici a lavoro per sfornare trilogie erotiche in linea con la moda soft-porn o mom-porn. Come ti porresti davanti alla proposta di entrare nel ciclo produttivo?

Anche a costo di passare per snob, ci tengo a dire che l’espressione “ciclo produttivo” è in antitesi con la mia scrittura.

Pubblicare purché sia è un principio da perseguire?

Pubblicare è bello, si scrive per essere letti, ma pubblicare purché sia non mi sembra un principio valido.

Come ti poni davanti al dilagare dei fenomeni editoria a pagamento, print on demand o self-publishing?

Rispondo con un’altra domanda. Che senso ha auto-pubblicarsi? Come può essere accettato il principio che nessuno ha creduto in te?

Cosa ritieni che possa far la differenza nell’attirare un lettore: copertina, titolo, autore personaggio, passaggio televisivo o D’Orrico che si innamora di te?

Tutte queste cose possono attirare un lettore, non c’è dubbio.

Ma un buon passaggio televisivo, magari da Fazio, può fare davvero la differenza.

Quali tuoi buoni propositi salterebbero davanti a un improvviso successo?

Credo nessuno. Ma non ho mai avuto un improvviso successo. Vi farò sapere.

Sei autrice del bestseller del momento, tradotta nel mondo, milioni di copie: togliti uno o più sassolini dalla scarpa.

Avrei tanti sassolini da togliermi, ma non voglio fare nomi, anche perché non sono nemmeno conosciuti. Forse.

Scrittore/scrittrice preferito/a vivente e motivazione.

Ian McEwan, per la magistrale costruzione di vicende ai limiti del credibile.

Anne Tyler per riuscire a rendere il quotidiano degno di essere narrato

Alice Munro per la capacità di riprodurre emozioni nel breve spazio di un racconto.

Scrittore/scrittrice vivente che non riesci ad apprezzare e perché.

Alcuni autori italiani che mi sembra si preoccupino solo delle vendite.

Anche in questo caso non voglio fare nomi,

Parlaci del tuo ultimo lavoro e fornisci un motivo per cui dovremmo leggerlo.

Il mio ultimo lavoro si intitola “Quando una donna” è edito da Giulio Perrone e uscirà a fine novembre.

E’ un noir intenso nel quale l’ossessione di una donna verso l’affermazione di se stessa attraverso un uomo, la fa da padrone.

La frase che meglio di tutti lo rappresenta è quella che cito in epigrafe:

“La sanità mentale è un’imperfezione” (Charles Bukowski).

Qual è il confine tra la turba psichica e la normalità? E’ il delitto?

O basta meno?

Grazie

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scrivendovolo

(2) Readers Comments

  1. Risposte secche, concise, ma molto chiare. Già questo mi piace. E aggiungo che mi ci ritrovo in tutte.

  2. Anche a me piace la sintesi e la chiarezza di queste risposte, che mi sento di condividere in pieno.

    cb

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