le interviste Rivista Scrivere Donna — 03 maggio 2013

Si chiama Alessandra Gaggioli, ma in Rete la conosciamo come Federica Gnomo, autrice di un blog molto attento alle nuove voci della narrativa. Scrittrice e madre di scrittrice, oltre che parte fondante dello staff della http://www.farnesieditore.com, Alessandra è una donna ben addentro alle dinamiche editoriali. Andiamo a conoscerla.

 Io

– Quando hai deciso di scrivere e perché?

Veramente ho sempre scritto, soprattutto poesie, diari, racconti, e avevo una mano felice fin dalla scuola media. Ma è nel 2008, con l’incontro – scontro con un noto gruppo rock, che ho iniziato a pubblicare romanzi a puntate su forum frequentati da signore (una specie di romanzi d’appendice) e ho superato la timidezza di esporre i miei scritti. Contemporaneamente mia figlia pubblicava con una grande casa editrice ed essendo minorenne, ho iniziato a farmi una esperienza diretta del mondo editoriale che è molto diverso da quello che in genere sognano gli scrittori.

 

– Che tipo di libri leggi normalmente?

Veramente leggo un po’ di tutto. Quello che mi affascina già da un titolo lo sfoglio, guardo come inizia e come è scritto, leggo dell’autore e poi compro. Di solito leggo fino in fondo, mollo di rado e solo se mi annoio a morte. Ho letto e leggo di preferenza, quando trovo qualcosa che mi manca, gli autori del ‘800 e ‘900, romanzi in genere; venendo ai contemporanei preferisco la narrativa, anche di genere, tipo il romanzo a sfondo storico, o comunque ben ambientato, o socialmente interessante, l’intimistico, ma mi interessa anche la saggistica e i giornalisti scrittori come Tiziano Terzani, che ho sempre seguito dai tempi di “Un indovino mi disse”, o Dominique Lapierre de “La città della gioia” e “Mezzanotte e cinque a Bhopal”. Amo anche a scrittura con intermezzi dialettali, i personaggi caratterizzati, forse perché ho adorato il Verismo. Per questo cerco e leggo storie vere o verosimili ambientate in paesi con usi e costumi diversi. Prediligo le penne di autori asiatici o indiani spesso capaci di esprimere sentimenti che qui gli editori rifiutano considerandoli non adatti alla pubblicazione. Leggo molto anche gli autori gay, li trovo sensibili e sono vicina alla loro causa. Non amo il giallo moderno, il fantasy, l’horror e neanche il rosa banale, anche se scrivo porno soft (termine orrendo e forse non è proprio quello che scrivo essendo il mio stile molto più poetico, intimo e fortemente ironico).

 

– Hai mai preferito un libro a un altro per il genere dell’autore?

Intendi dire se sono stata influenzata nella scelta dalla conoscenza della scrittura dell’autore e il suo campo? Sì, seguo un autore in modo maniacale, se mi piace, compro tutto di lui. Diciamo che vado in fissa.

 

– Hai mai avuto la sensazione che il tuo essere donna potesse, in qualche modo, ostacolare/favorire la tua passione per la scrittura?

Io ho sempre preferito le donne in ogni campo; ho una grande stima delle donne, e non mi metto in competizione, provengo da una famiglia matriarcale. Come architetto lavoro spesso con uomini e non mi sento inferiore. Come scrittrice ho un pubblico prettamente femminile, ma sono aperta e comprendo il valore del sesso giusto al posto giusto nel momento giusto, qualunque esso sia. Sono contro le discriminazioni. Devo dire che nel mio lavoro non sono stata mai discriminata, magari inizialmente presa sottogamba per poi ricredersi amaramente, con mia grande soddisfazione.

 

– Ritieni esista e sia individuabile una scrittura al femminile?

Penso di sì, io noto la differenza quando leggo. E i commenti che ricevo sono spesso opposti se a leggere è un “macho”, una donna donna o un maschio con animo femminile. Non è discriminazione o ghettizzazione, è differenza di aspettative, gusti. Vocabolario.

 

– Ritieni esista un pregiudizio nei confronti di un’autrice da parte dei lettori uomini?

Un po’ sì, magari al principio, poi se scrive bene di cose che interessano, allora cade. Ma in genere le donne vengono classificate romantiche, lagnose, noiose dagli uomini. Certo non da tutti. In fondo, non si può classificare e schedare perché le donne riescono sempre a sorprendere. Sicuramente le donne sono più aperte a leggere di tutto, anche se poi molte preferiscono altre donne o uomini che parlano di storie di donne in cui immedesimarsi. Come editore valuto sempre lo scritto e l’impatto dell’autore come personaggio, quindi bado anche al sesso più idoneo al prodotto. Sembra brutto dirlo, ma è così.

 

– Hai mai avuto la sensazione di una preclusione editoriale nei confronti delle donne?

Ho notato sempre che si pubblicano più uomini, ma leggono più donne. E questo mi fa riflettere.

– Storie d’amore nei romanzi, pensi sia una roba da donne?

Non necessariamente, come appunto dicevo.

 

– Esiste un pregiudizio nei confronti della cosiddetta narrativa rosa? E, se sì, come si manifesta?

La narrativa rosa è sempre esistita e ha sempre venduto molto, spesso è stata classificata di serie b, solo per cattive traduzioni o produzioni di massa, un po’ come i film a basso costo. In realtà sono anni che prevedo una esplosione del settore rosa scritto bene e con contenuti degni di donne e uomini moderni e disinibiti. Spero che non ci sia solo una esplosione di ormoni e basta.

 

– È possibile, a tuo parere, una collaborazione tra scrittrici così come si configura tra scrittori nella creazione di movimenti letterari (New Italian Epic o TQ, per esempio)?

Non saprei, comunque anche le donne sanno fare squadra e impegnarsi in progetti arditi; forse non hanno tempo per fare critica e stilare manifesti, classificare,seguire da vicino ogni movimento letterario che appare e sono più realiste, concrete. Vivono una splendida dualità: sognatrici e pratiche; si adeguano. Cambiano il mondo in modo “obliquo”, ma persistente.

 

– Molte donne lamentano la difficoltà di dedicarsi quanto vorrebbero alla scrittura e i sensi di colpa per la necessità di trascurare altre cose. Tu come ti poni?

Io credo che una donna abbia molta difficoltà a trovare spazio e concentrazione nella sua giornata, ma una scrittrice vera quando sente la voglia di scrivere la asseconda. Personalmente ho vissuto e vivo quotidianamente il problema. Penso che ci sarà sempre una famiglia a reclamare, un partner geloso o un cane annoiato, in fondo scrivere non è percepito come necessità dai famigliari. Con l’età le donne si liberano da certi schemi e tendono a scrivere di più.

 

– Cosa ne pensi dei fenomeni editorial-marketing degli ultimi anni e della fruizione soprattutto femminile che li caratterizza?

Le donne sono serbatoi di lettrici, come i ragazzi. Il fatto che gli editori se ne siano accorti da pochi anni non significa che i lettori maschi siano immuni dallo stesso trattamento. E’ solo più diluito su più fronti. Diciamo che essendo le donne balzate in cronaca come forti lettrici di un genere, ed essendo questo il momento della “concentrazione delle risorse su un solo prodotto”, le due cose hanno finito per coincidere.

 

– Laura Donnini, nuovo direttore generale Edizioni Mondadori, ha annunciato che ci sarebbero molte autrici a lavoro per sfornare trilogie erotiche in linea con la moda soft-porn o mom-porn. Come ti porresti davanti alla proposta di entrare nel ciclo produttivo?

Mah…io personalmente scrivo già dal 2008 di questo, e spero che non ci impongano autrici meccaniche perché non si avrebbe lo stesso risultato di chi scrive un poetico prodotto da perderci la testa. Non c’è la formula matematica; comunque i romanzi su commissione sono sempre esistiti. Io ricordo le lamentele di una famosa scrittrice che propose uno storico interessante ma troppo moderno e la dirottarono a scrivere uno ambientato in un altro periodo, affidandole proprio una scaletta da seguire, con personaggi ecc.

 

– Pubblicare purché sia è un principio da perseguire?

Cioè a ogni costo?Be’ non tutto è pubblicabile. Però non condivido gli atteggiamenti arroganti e ottusi di certi big editori.

Per quanto riguarda gli autori ritengo che uno scriva per dire qualcosa, guardo con sospetto chi dice che scrive per se stesso. Al principio lo posso accettare ma poi le parole devono circolare.

 

– Come ti poni davanti al dilagare dei fenomeni editoria a pagamento, print on demand o self-publishing?

Io conosco bene il campo e mi sono fatta una mia idea- battaglia personale pur essendo un editore piccolo e serio. Fermo restando che piacerebbe a tutti essere pubblicati da un editore onesto e ben strutturato, trovo stupido preferire editori a pagamento al self- publishing. Considerando che non selezionano, non editano, non impaginano perfettamente e stampano malissimo, offrono un prodotto con rilegature incollate e copertine tristi, perché spendere il triplo? C’è un ottimo servizio di stampa on demand, e se non si riesce a essere pubblicati e si crede nel proprio lavoro, ben venga l’auto-pubblicazione, che ha spesso sfornato casi editoriali interessanti. Sembra assurdo ma ancora oggi molti autori pensano che si debba pagare per pubblicare e alimentano il mercato dell’editoria a pagamento: un vero insulto alla buona fede, nulla per nulla meglio spendere meno e andare a un print a demand, tanto ottieni lo stesso risultato e il libro te lo vendi da solo. Questo dico da editore che spera di riuscire a mantenere un’onestà di intenti. In Italia si boigotta il print on demand, ma si lascia prosperare l’editoria a pagamento, è un controsenso, molto costoso per i poveri autori. Io stessa ho iniziato facendomi le ossa col mio romanzo in un print a demand per vedere come si costruisce fisicamente un libro. Ho imparato molto, e ringrazio quella esperienza, buona e cattiva in verità, che mi ha permesso di creare ora in vere tipografie e con persone splendide, libri perfetti.

 

– Cosa ritieni che possa far la differenza nell’attirare un lettore: copertina, titolo, autore personaggio, passaggio televisivo o D’Orrico che si innamora di te?

Purtroppo la televisione è il miglior mezzo, ma tutto il resto conta tantissimo.

Come conta tantissimo un santo all’ufficio stampa della propria casa editrice.

 

– Quali tuoi buoni propositi salterebbero davanti a un improvviso successo?

Nessuno, sono sempre convinta che un successo non faccia uno scrittore.

 

– Sei autrice del bestseller del momento, tradotta nel mondo, milioni di copie: togliti uno o più sassolini dalla scarpa.

Cari editori, non sono famosa, e sono uscita con una piccola casa editrice; ve lo dicevo io che il mio romanzo era quello che il pubblico voleva!

 

– Scrittore/scrittrice preferito/a vivente e motivazione.

Mia figlia, Dorotea De Spirito, perché è giovane e creativa, preparata; ha portato avanti un suo stile poetico che piace e ha scoperto molte nicchie di lettori, naturalmente giovanissimi. Inoltre pur con all’attivo 4 romanzi Mondadori a ventuno anni, non si è montata la testa come certi autori alla prima uscita, e Valentina D’Urbano, una ragazza creativa, grafica bravissima, esordiente con Il rumore dei tuoi passi, anche lei semplice. Ma mi piacciono tante penne italiane, la Giuseppina Torregrossa, ad esempio, che parla di problemi femminili (cancro, violenza) inserendoli in romanzi che fanno riflettere senza appesantire la lettura, o altri, Marco Porru, un esordiente finalista al Calvino, che ha aperto uno squarcio sul delicato mondo adolescenziale, spesso venato di grandi insicurezze. Insomma mi piacciono storie vere che diventano romanzi e i passaggi d’età, di luogo, di convinzioni. Quello che accade quando si destabilizzano gli equilibri.

 

– Scrittore/scrittrice vivente che non riesci ad apprezzare e perché.

Per rimanere in tema giovani l’autrice di Acciaio, che ho conosciuto, e già alla presentazione aveva un atteggiamento da diva, inguardabile. Inoltre ha ammesso: “a metà del corso di lettere mi sono detta, che faccio?” E si è costruita il libro, in molto tempo, perché nato da uno studio attento a fare qualcosa che potesse vendere e svoltargli la vita. Ho pensato brava furba! In effetti il romanzo è stato super pompato, ma è illeggibile, sembra scritto a più mani slegate tra loro, pieno di luoghi comuni appiccicati per vendere, dal lesbo, il voyerismo, alle morti in cantiere, droga e disagio giovanile, riciclaggio, botte in famiglia, ladri, giocatori compulsivi… insomma tutto e troppo di tutto, senza arrivare a niente. Un vero prodotto fenomeno da baraccone. Anche quello comunque ha avuto i suoi estimatori, forse meglio dire compratori, perché la stima non è stata molta.

 

– Parlaci del tuo ultimo lavoro e fornisci un motivo per cui dovremmo leggerlo.

Io non sono una grande scrittrice, faccio più la talent-scout e l’editore, ma ho partecipato a molte antologie, e libri di cucina perché mi piace mettermi in gioco. Cito solo gli ultimi : il racconto “L’ultima notte al mondo” (per Historica edizioni in Cronache dalla fine del mondo novembre 2012) e la ballata “Il bambino che baciava tutti” (Diamond edizioni in “ Il Rosso e il Nero”, 2012, dodici declinazioni di eros e thanatos). Ballata che amo profondamente e che mi rappresenta molto.

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Ho pubblicato un romanzo che affronta in modo divertente ma delicato la storia di un ragazzo gay. Una storia vera, utile a far capire a molti genitori l’universalità dell’amore, a non emarginare i propri figli. “Mi chiamo Eddy” è uscito a maggio 2012. Questo libro è stato definito un rosa gay, in senso positivo, e ne sono molto orgogliosa. Anche lui aprirà una nuova strada. Un’altra grossa battaglia sul sesso e l’amore in età adulta la sto per affrontare con “Il ragazzo alla pari” che esce per Ombrerosa, Gremese – Airone Editore a maggio.

 

Puoi fornirci un link che rimandi alla possibilità di acquisto?

 

Il romanzo rosa ironico hot “Il ragazzo alla pari”, è già prenotabile su alcune piattaforme digitali. L’altro, il rosa gay, “Mi chiamo Eddy”, lo potete acquistare sul mio blog Gnomosopralerighe: http://gnomosopralerighe.blogspot.it/ , ma in genere lo regalo a chi ne fa richiesta al mio indirizzo segnalato sul blog.

 

Grazie

Grazie a voi!

 

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