le interviste Rivista Scrivere Donna — 07 maggio 2013

Cristina Lattaro appartiene al gruppo, abbastanza nutrito, di donne che hanno sempre amato la scrittura, ma che l’hanno tenuta in stand by. Perché la vita familiare assorbiva tutte le loro energie, perché la spinta creativa non si era ancora caricata al massimo, perché così doveva andare. Senza rimpianti, ma con tanta grinta in più.

crisLibri

– Quando hai deciso di scrivere e perché?
Ho iniziato a scrivere dopo i quaranta quando, facendo un bilancio della mia vita, ho pensato di potermelo permettere visto che i figli avevano meno bisogno di me e quindi trovavo più facilmente spazi da poter gestire in piena autonomia. Ho sempre scribacchiato, fin da piccola, ma senza la continuità “di testa” necessaria per portare avanti un progetto vero e proprio. Poi, appena ho deciso che potevo dedicarmi senza intralci e sensi di colpa, sono partita.

 

– Che tipo di libri leggi normalmente?

Leggo di tutto, senza pregiudizi. Ho una leggera predisposizione per l’horror e le storie introspettive per cui ho passato mesi in adorazione di Stephen King (da ragazza), per poi scoprire Anne Rice. Ho divorato Andrea Di Carlo e ultimamente ho scoperto Diego De Silva. Tuttavia mi piace leggere molto quello che scrivono le donne. Dalla coppia Laura Costantini e Loredana Falcone ad Amneris Di Cesare, Mariangela Camocardi e Viviana Giorgi, solo per citare nomi che date le circostanze contingenti mi vengono in mente, tralasciandone decine di altri.

 

– Hai mai preferito un libro a un altro per il genere dell’autore?
Diciamo che in fase di acquisto, dovendo fare una scelta, il genere conta parecchio. Tuttavia mi basta poco per incuriosirmi e lasciarmi andare all’esperimento.

 

– Hai mai avuto la sensazione che il tuo essere donna potesse, in qualche modo, ostacolare/favorire la tua passione per la scrittura?
Sinceramente no. Certo, ho messo innanzi alla passione per la scrittura elementi che avevano la priorità legati al mio essere donna ma penso che un percorso analogo potrebbe essere tipico di un qualsiasi uomo a sua volta oberato da impegni legati alla propria dimensione maschile.

 

– Ritieni esista e sia individuabile una scrittura al femminile?

Senz’altro. Più che per la storia in toto o per l’argomento particolare, per alcuni passi disciolti nel narrato. Una maggiore attenzione alle relazioni matematiche, alla quantificazione metrica, per esempio. Comunque la scrittura femminile ha una rotondità percepibile dal palato in modo inequivocabile sebbene non manchino eccezioni come giusto e statistico che avvenga.

 

– Ritieni esista un pregiudizio nei confronti di un’autrice da parte dei lettori uomini?
Di primo acchito mi viene da rispondere di no. In seconda battuta forse ridefinirei il seminato considerando il genere come parametro discriminatorio. Come al solito, basandomi sulla legge dei grandi numeri, a me stessa viene più spontaneo dare delle chance in più a un uomo che scrive di fantascienza e di avventura rispetto a una donna sebbene il fattore curiosità potrebbe bilanciare un pregiudizio iniziale.

– Hai mai avuto la sensazione di una preclusione editoriale nei confronti delle donne?
Assolutamente no. Gli editori cercano testi validi, per loro non hanno “sesso”!

 

– Storie d’amore nei romanzi, pensi sia una roba da donne?
Penso proprio di no. Gli uomini hanno prodotto nel corso del tempo storie d’amore bellissime. Dal romance classico, Romeo e Giulietta ai tomi di Andrea Di Carlo tanto per restare in casa.

 

– Esiste un pregiudizio nei confronti della cosiddetta narrativa rosa? E, se sì, come si manifesta?
Sulla narrativa rosa tout court credo proprio di sì. Va dal disprezzo a priori ai sorrisetti di chi si trova sotto il naso un romanzo di questo genere. A mio avviso, un libro scialbo è scialbo a prescindere dal filone a cui fa capo. Ma un qualsiasi testo che mantiene “le promesse” ossia che offre al lettore esattamente “quello che promette”, è un prodotto degnissimo di rispetto.

 

– È possibile, a tuo parere, una collaborazione tra scrittrici così come si configura tra scrittori nella creazione di movimenti letterari (New Italian Epic o TQ, per esempio)?

Volere è potere e un progetto del genere sarebbe meraviglioso da condurre fino in porto. Se ci fosse una volontà capace di innescare il discorso, secondo me ci sarebbero moltissime scrittrici pronte a collaborare.

 

– Molte donne lamentano la difficoltà di dedicarsi quanto vorrebbero alla scrittura e i sensi di colpa per la necessità di trascurare altre cose. Tu come ti poni?
Capisco benissimo questa considerazione. Costituisce uno dei motivi che mi hanno portato a scrivere con determinazione dopo i quaranta e a cui ho accennato all’inizio dell’intervista. Tuttavia se i sensi di colpa offuscano o minano la voglia di scrivere è evidente che la priorità va data ad altre cose perché questo è il messaggio che ci invia il nostro animo. Così è giusto che i compiti altri passino in precedenza. Quando l’equilibrio cambia a favore dell’esercizio della scrittura, evidentemente è giunto il tempo per dedicarcisi, con l’animo appunto e con l’opportuna concentrazione. Io non ho alcun rimpianto per il tempo che ho trascorso non-scrivendo, l’importante è supporre di non averlo sprecato…

 

– Cosa ne pensi dei fenomeni editorial-marketing degli ultimi anni e della fruizione soprattutto femminile che li caratterizza?
Tanto di cappello. Lode agli imprenditori capaci di individuare nicchie di mercato e di solleticarle offrendo loro quanto desiderato, quale che sia il prodotto distribuito. Per la legge del compenso ho il sospetto che debbano esistere filoni editorial-marketing dedicati agli uomini di cui si parla poco… se non sono ancora in piedi, sarebbe il caso di fare una ricerca e di proporli.

 

– Laura Donnini, nuovo direttore generale Edizioni Mondadori, ha annunciato che ci sarebbero molte autrici a lavoro per sfornare trilogie erotiche in linea con la moda soft-porn o mom-porn. Come ti porresti davanti alla proposta di entrare nel ciclo produttivo?

Mi proporrei eccome! La definizione soft-porn o mom-porn non osta la possibilità di scrivere bene (o di supporre di poterlo fare) e di creare storie intriganti. La considererei una sfida meravigliosa. E, coff coff, ho scritto una trilogia erotica paranormale. Il primo volume è uscito a marzo, gli altri due stanno arrivando.

 

 

– Pubblicare purché sia è un principio da perseguire?
È un non principio a tutti gli effetti…

 

– Come ti poni davanti al dilagare dei fenomeni editoria a pagamento, print on demand o self-publishing?

Trovo detestabile l’editoria a pagamento che intorbidisce il mercato e affoga i libri veri con ciarpame buono solo per le caldaie. Mi accorgo che con il trascorrere del tempo sono diventata persino meno disposta a giustificare chi ha pagato con la scusa dell’ignoranza in materia. Mai sopportati i millantatori che credono di potersi definire autori sfruttando la presunta ignoranza in materia di chi li circonda. Pubblicare ha senso solo se si trova qualcuno disposto a metterci del suo o in seconda battuta, pubblicare con un POD se si vuole vedere il proprio scritto su carta rilegata.

 

– Cosa ritieni che possa far la differenza nell’attirare un lettore: copertina, titolo, autore personaggio, passaggio televisivo o D’Orrico che si innamora di te?
XD! Tutti e quattro i primi ingredienti senz’altro. Non conosco D’Orrico ma se a lui andasse di innamorarsi di me privilegiandomi me ne farei una ragione. Credo nel destino!

 

– Quali tuoi buoni propositi salterebbero davanti a un improvviso successo?

Ma, di primo acchito cambierei casa, macchina e marito, ma dammi qualche minuto e qualcosa d’altro mi verrà sicuramente in mente.

 

– Sei autrice del bestseller del momento, tradotta nel mondo, milioni di copie: togliti uno o più sassolini dalla scarpa.

Grazie per questa opportunità. C’è un atteggiamento tra esordienti ed emergenti che giudico intollerabile e che mi viene da classificare con un’unica definizione: guerra tra poveri. Ovviamente ci sono molti rapporti sani e di collaborazione, grazie al Signore, ma a volte si assiste a situazioni oscene. Al crearsi di partiti che come si fanno si disgregano, ad alleanze temporanee, a caccie all’uomo, a veri e propri dileggi e linciaggi pubblici. Trovo che questo atteggiamento sia terribile tanto più che ha un collegamento psicologico con le alte sfere politiche che tanto hanno contribuito a impoverirci tutti sotto innumerevoli punti di vista. Mi limito a questo sassolone perché sull’EAP mi hai dato agio in precedenza.

 

– Scrittore/scrittrice preferito/a vivente e motivazione.
Lo scrittore preferito varia un po’ con il tempo. Da ragazza adoravo Stephen King perché i suoi libri mi rapivano. Da parecchio non trovo più nei romanzi del re la coinvolgente magia di un tempo e questo mi causa un vero dolore. Molti scrittori mi fanno sognare con uno o due libri e con altri mi deludono. È quindi una domanda a cui non posso rispondere col cuore perché non c’è nessuno che riesce a tenermi con tutta la propria produzione e inizio a credere che sia nella natura delle cose.

 

– Scrittore/scrittrice vivente che non riesci ad apprezzare e perché.
Ci sono molti scrittori americani che hanno un’immensa fama ma i cui libri mi risultano banali. Uno tra tutti Ken Follet ma è anche vero che non ho letto tutto di lui e quindi non sono sicurissima di non riuscire a trovare qualcosa di piacevole, prima o poi.

 

– Parlaci del tuo ultimo lavoro e fornisci un motivo per cui dovremmo leggerlo.

Il mio ultimo lavoro si intitola Strix Julia ed è stato pubblicato dalla Runa Editrice. Si tratta della storia di un uomo da “mulino bianco”, di quelli che fanno di tutto per riuscire sotto ogni punto di vista, ossia che alla ruota del mulino ci tengono davvero, a cui non dispiace farne sfoggio e che non si tirano indietro quando si tratta di dare una bella oliata agli ingranaggi. Fosco Scionni ha un lavoro appagante in cui si impegna, una moglie intelligente che ama. Tuttavia, nello stesso giorno in cui scopre che sta per diventare padre, viene colpito dalla freccia di Cupido e si innamora di una sconosciuta intravista su un autobus. Si tratta di Julia, una strix, una strega, che lo trascina nelle sue due vite, nel passato e in un prossimo futuro. Stralci avventurosi che si intrecciano con l’Adesso scandito dalla gravidanza che intanto prosegue il suo corso. Momenti conditi dalla rabbia con cui Fosco accoglie i lunghi periodi in cui Julia sparisce e in cui lui cerca conforto su web. Intanto però Fosco continua a “lustrare la ruota” spinto da senso del dovere, dalle convenzioni e da una specie di assodato automatismo. La mia è un tentativo di indagine sul fulmine a ciel sereno che cambia le priorità di una vita, sul colpo di testa, sull’occasione altra che scardina l’esistenza e sul divenire padre.

 

 

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