le interviste Rivista Scrivere Donna — 14 giugno 2013

Siamo un paese che non ama leggere, ma che ha lasciato passare il messaggio che scrivere (narrativamente, letterariamente, professionalmente) sia una cosa alla portata di chiunque abbia terminato (ma anche no) la scuola dell’obbligo.

Siamo un paese dove un giovane con un libro in mano è uno sfigato, dove la scuola è noiosa e con la cultura non si mangia. Però, siamo anche il paese con il maggior numero di aspiranti scrittori. Che al grido di battaglia: “Io non leggo. Io SCRIVO!”, si avventano come lemming nel baratro dell’editoria. Per lo più a pagamento.

Eppure esiste ancora chi, in questo oceano di manoscritti sgrammaticati e inverosimili, cerca certosinamente i veri autori. Si chiama Manuela La Ferla, ha fondato il marchio “Casa dell’autore” e si presta a condividere un po’ della sua esperienza per capire se ha ancora un senso scrivere (narrativamente, letterariamente, professionalmente) in Italia.

Foto mea

– Buongiorno Manuela. Vuoi per prima cosa spiegarci cos’è e come funziona “Casa dell’autore”?

 

Buongiorno Laura e grazie dell’opportunità. Forse è meglio dire cosa non è la Casa dell’autore. Non è un’Agenzia letteraria e non è una Casa editrice, ma una nuova realtà in campo editoriale che, sull’onda di ciò che ormai è prassi consolidata in America e nel Nord Euoropa, offre a veri Autori la possibilità di lavorare one to one sui loro testi, sia di narrativa che di saggistica, con un Editor dedicato.

 

– Le statistiche di lettura in Italia sono desolanti. Eppure ci si ostina a scrivere: perché?

 

Chi scrive lo fa perché non può farne a meno. Italo Svevo credeva alla scrittura come terapia, credo ci sia del vero. Quindi non ho nulla contro chi scrive, anzi. Il problema vero è che in genere chi scrive (ma poi non legge come appunto in Italia), si convince facilmente di essere il nuovo Proust, e così purtroppo nel 99% dei casi non è.

 

– Spesso gli editor si calano nei panni dell’androide di Blade Runner e, sconsolati sotto una pioggia di manoscritti, cominciano a declamare: ho visto cose che voi umani… Vuoi raccontarci cosa hai visto tu?

 

Mettiamola così: nel caos indistinto, qualche gemma capita, può capitare. La verità è però che a fare scouting si perde un tempo infinito, non sempre compensato dai risultati. Quindi, spesso le case editrici finiscono per affidarsi agli Agenti che fanno da filtro o ai consigli di altri scrittori. Comunque è vero: ho visto davvero di tutto, ma quel che rimane, dopo decenni di letture di inediti, alla fine, è la capacità di saper captare la voce dell’Autore anche da poche pagine o di percepire il senso di una storia già dal modo in cui l’Autore si pone o la racconta o la scrive. Lo stesso dicasi per la saggistica. Percepire se il libro (che a volte non c’è ancora) può funzionare, fa parte del mestiere. Saper indirizzare l’autore nella giusta direzione, anche.

 

– Gli autori che si rivolgono a te sono più donne o più uomini?

 

Donne, donne, donne, a volte brave davvero, anche perché spesso più autocritiche.

 

– Perché negli scaffali delle librerie così come tra i finalisti dei premi letterari le donne sono sempre una minoranza?

 

Non è sempre vero. Credo la situazione sia cambiata e non da oggi. A me vengono in mente decine di autorevolissime scrittrici italiane. Quanto ai premi letterari, sono disposta a parlarne, ma solo in presenza di un avvocato (scherzo, ma non troppo).

 

– Quando non lavori, che genere di libri ami leggere?

 

Ah, che bella domanda. Vorrei poter dire però che quando non lavoro preferisco vivere. Sono anche una mamma e questo fa, credo, la differenza. Ciò detto, da alcuni anni leggo molta saggistica. Ho spesso bisogno di pulire la testa da trame e personaggi e preferisco i testi che – con sapienza e leggerezza – aiutano a riflettere, fanno pensare a qualcosa che magari pensavi di conoscere, ma in modo nuovo, sorprendente. Poi, di tanto in tanto, torno ai Classici, non ce la farò mai a leggere tutto quel che vorrei, ma mi piacerebbe.

 

 

– L’editoria fiuta il mercato e segue le mode. Come ti poni davanti alle cicliche ondate di vampiri innamorati, figaccioni sadomaso, pollastrelle in trip da shopping e via dicendo?

 

Da quando ho aperto la Casa dell’autore, sono libera da quel che dici e da molto altro. In realtà, avendo sempre lavorato con Editori di cultura, da cui peraltro molto ho imparato, lo sono sempre stata. Ma adesso sono veramente libera di occuparmi di quello in cui credo davvero e soprattutto che mi piace.

 

– Secondo te, qual è il libro che in Italia nessuno ha mai scritto e che invece vorresti leggere?

 

Vorrei leggere testi meno autoreferenziali, più leggeri e pieni di ritmo, magari anche divertenti. Ma attenzione, perché in Italia ci sono sempre stati  e ci sono ottimi scrittori. La nostra Narrativa però è sempre stata snobbata dagli Italiani e non è mai stata aiutata a crescere  a diffondersi all’estero. Perché magari si preferisce leggere traduzioni (buone e meno buone) di testi stranieri, perché ignoriamo ciò che noi stessi produciamo. Imparare almeno a conoscere i nostri Autori, farebbe del bene a chi scrive, ma soprattutto a chi legge. Teatro, Cinema e Narrativa italiana contemporanea, andrebbero aiutate ad arrivare ai giovani, con incontri e letture nelle scuole, per esempio.

 

– Consiglieresti a un giovane innamorato delle parole scritte di darsi al lavoro di editor?

 

Assolutissimamente no. Piuttosto, ai giovanissimi vorrei poter dire: guardatevi intorno e inventatevi nuovi mestieri, che hanno sempre a che vedere con le parole, certo, ma anche con la nuova realtà digitale che avrà un posto sempre più decisivo nelle scelte di domani. E fatelo evitando di pensare a quel che ve ne verrà. Sognate, immaginate, avete conoscenze e menti vive, sfruttatele, ma facendo cose nuove in modo nuovo.

 

– Si dice che le case editrici, anche grandi, sfruttino universitari senza esperienza per un lavoro di editing che richiederebbe ben altra preparazione, sei d’accordo?

 

“Ma cosa mi dici mai?”, direbbe Topo Gigio.

 

– Raccontaci il giorno in cui ti sei resa conto che il tuo lavoro poteva darti grandi soddisfazioni.

 

Non ho mai cercato soddisfazioni o altro, non farei l’Editor se avessi un Ego che chiede e reclama attenzione, e poi – per carattere – a me sembra sempre di non aver fatto abbastanza, quindi non saprei.

 

– E adesso quello in cui ti sei chiesta perché, piuttosto, non hai scelto di fare, che so, la parrucchiera.

 

Sono stata a lungo una Scout. E Baden Powell diceva che non importa essere una stella alpina sulla vetta di una montagna o margherita tra le tante nei campi. Importa non quello che fai, ma come lo fai. Non è che ho scelto di fare l’Editor, ci sono diventata piano piano, 26 anni fa volevo fare la Grafica editoriale, in realtà, poi la vita mi ha portato qui.

 

– Lasciaci con un messaggio di speranza. Se possibile.

 

Cara Laura, io sono credente, e la speranza fa parte della mia vita. Ma se è all’Editoria che ti riferisci, posso dirti questo: i veri scrittori, difficilmente rimangono inediti. E io – nella mia nuova attività – mi sono ripromessa di lavorare solo con loro, con i veri autori, non illudendo chi non lo è, tanto per cominciare, ma puntando decisamente sulla bellezza e sula qualità. Ma la Casa dell’Autore, vorrei poterlo sottolineare alla fine, è dedicata soprattutto agli Autori di lungo corso, quelli che hanno già una casa editrice di riferimento e magari anche un’Agenzia che li rappresenta. Ma poi, al momento del lavoro sul testo, sono soli. Gli Autori con cui ho sempre lavorato e sto già lavorando anche ora.

 

Grazie Manuela

 

Grazie a te, Laura.

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