Rivista Scrivere Donna — 04 dicembre 2012

Loredana Falcone scrive da moltissimi anni, ma credo questa sia la prima intervista che concede in prima persona. Schiva, rifugge dalle foto e presenzia alle presentazioni libresche solo perché costretta dalla sua socia di penna (ovvero la sottoscritta). Non ama apparire, non ama parlare in pubblico. Non ama neanche tutto il corollario di public relations che circonda la pubblicazione di un libro. Quindi cogliamo questa occasione più unica che rara.

– Quando hai deciso di scrivere e perché?

Non credo che si possa “decidere” di scrivere. Credo molto di più nell’impulso di seguire i propri istinti. La prima volta che ho sentito la necessità di riempire il vuoto lasciato da un foglio bianco avevo più o meno 14 anni. A pensarci ora credo fosse soprattutto la necessità di riempire il vuoto che la perdita dell’adolescenza lascia in tutte noi.

– Che tipo di libri leggi normalmente?

Adoro Stephen King, ma è l’unico del suo genere. Mi piacciono i noir e i gialli, eccetto le spy story. Spesso sento il bisogno di calarmi nei panni di una di quelle eroine dei romanzi storici ma rifuggo dai “polpettoni”. La saggistica non fa per me, a meno che non si tratti di un argomento correlato alla mia inclinazione per la storia o per il sociale. Ho un’idiosincrasia per il metafisico e per il genere “intimistico” forse perché troppo abusato da qualche anno a questa parte.

– Hai mai preferito un libro a un altro per il genere dell’autore?

Purtroppo è una delle mie debolezze.

– Hai mai avuto la sensazione che il tuo essere donna potesse, in qualche modo, ostacolare/favorire la tua passione per la scrittura?

Anche se sono in maggioranza uomini quelli che vengono pubblicati credo che potendo fare una stima le donne che scrivono sono molte di più. Probabilmente ciò è insito nella nostra natura, nel nostro bisogno di pianificare. E scrivere è assolutamente il modo migliore per dare un senso alla nostra vita.

– Ritieni esista e sia individuabile una scrittura al femminile?

Ritengo ci siano donne che non riescono ad uscire dai propri cliché, nella vita di tutti i giorni e in ciò che scrivono.

– Ritieni esista un pregiudizio nei confronti di un’autrice da parte dei lettori uomini?

Esiste un pregiudizio contro tutte quelle donne che esercitano professioni che prima erano appannaggio degli uomini. Ma, mi duole ammetterlo, molto più spesso viene proprio dal gentil sesso.

– Hai mai avuto la sensazione di una preclusione editoriale nei confronti delle donne?

Personalmente no.

– Storie d’amore nei romanzi, pensi sia una roba da donne?

Assolutamente no. Penso che le donne abbiano un’inclinazione maggiore degli uomini a descrivere i propri sentimenti. Ma credo anche che gli uomini siano molto più spesso di quanto si creda degli “scrittori involontari” di storie d’amore. Lo stesso Stephen King, definito a torto uno scrittore horror, è abilissimo nel rappresentare ciò che lega un uomo e una donna.

– Esiste un pregiudizio nei confronti della cosiddetta narrativa rosa? E, se sì, come si manifesta?

Con la critica più spietata. La narrativa rosa è vista da sempre come una “robetta” da donne, però se per sbaglio finisce sullo schermo, gli uomini non disdegnano e alla bisogna versano pure qualche lacrimuccia.

– È possibile, a tuo parere, una collaborazione tra scrittrici così come si configura tra scrittori nella creazione di movimenti letterari (New Italian Epic o TQ, per esempio)?

E’ possibile la collaborazione al femminile ed è probabile che alla lunga abbia gli stessi problemi nati in seno alla TQ.

– Molte donne lamentano la difficoltà di dedicarsi quanto vorrebbero alla scrittura e i sensi di colpa per la necessità di trascurare altre cose. Tu come ti poni?

Eccomi: sono la personificazione della scrittrice con poco tempo per scrivere. Ma il mio problema non è la famiglia, è di dominio pubblico che riesco a far andare la tastiera tra una lavatrice e una lasagna. Il mio problema è il mio lavoro che mi tiene lontana da casa per la maggior parte del tempo. Quindi se parliamo di sensi di colpa ne ho sicuramente verso la scrittura, vorrei coccolarla molto di più.

– Cosa ne pensi dei fenomeni editorial-marketing degli ultimi anni e della fruizione soprattutto femminile che li caratterizza?

Che sono inevitabili, come i terremoti e i politici corrotti.

– Laura Donnini, nuovo direttore generale Edizioni Mondadori, ha annunciato che ci sarebbero molte autrici a lavoro per sfornare trilogie erotiche in linea con la moda soft-porn o mom-porn. Come ti porresti davanti alla proposta di entrare nel ciclo produttivo?

Come davanti ad una qualsiasi proposta editoriale. Forse non si è capito ma baratterei mille volte la mia scrivania con un lavoro più consono alle mie inclinazioni.

– Pubblicare purché sia è un principio da perseguire?

E’ una scelta individuale.

– Come ti poni davanti al dilagare dei fenomeni editoria a pagamento, print on demand o self-publishing?

Sono contro l’editoria a pagamento. Svilisce il lavoro degli scrittori veri e ci sommerge di robaccia. Sono altresì consapevole che oggi è difficile trovare un editore disposto a mettersi in gioco e capisco la necessità di tanti di rischiare in proprio.

– Cosa ritieni che possa far la differenza nell’attirare un lettore: copertina, titolo, autore personaggio, passaggio televisivo o D’Orrico che si innamora di te?

L’ultima, senza alcun dubbio.

– Quali tuoi buoni propositi salterebbero davanti a un improvviso successo?

Non faccio buoni propositi, non riesco mai a mantenerli.

– Sei autrice del bestseller del momento, tradotta nel mondo, milioni di copie: togliti uno o più sassolini dalla scarpa.

Se avessi questo privilegio farei una sonora pernacchia a tutti quelli che pensano alla narrativa come un genere disimpegnato e d’evasione.

 Scrittore/scrittrice preferito/a vivente e motivazione.

Non ho uno scrittore preferito. Mi piacciono le belle storie, quelle che riescono a “catturarmi”. Ho già citato King, ma potrei aggiungere Michael Connelly, Joe R, Lansdale, Isabel Allende e tanti altri. In quanto agli scrittori italiani i miei preferiti non hanno ancora raggiunto le vette della classifica, ma alcuni di loro hanno buone possibilità e … non faccio nomi perché non voglio scontentare nessuno.

– Scrittore/scrittrice vivente che non riesci ad apprezzare e perché.

Gli scrittori italiani che vanno per la maggiore sono quelli da “premio Strega”, i temi sono sempre gli stessi, abusati più che usati. Ci sono delle rare eccezioni ma riferibili a un singolo romanzo e non a un autore, cito a esempio “Canale Mussolini” di Antonio Pennacchi.

– Parlaci del tuo ultimo lavoro e fornisci un motivo per cui dovremmo leggerlo.

Il 21 ottobre ha visto la luce “Carne innocente”. E’ un giallo quindi non posso parlarvene. Perché dovreste leggerlo? Perché è favoloso….SCRIVERE DONNA 4/ Intervista a Loredana Falcone, di Laura Costantini

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scrivendovolo

(3) Readers Comments

  1. Brava, Lory! Lapidaria e sincera. E ora, dai, buttati nella vita mondano-letteraria. Il primo passo lo hai fatto!

    • Cara Milvia, io mi butto solo al mare, se l’acqua è pulita e se quando esco c’è qualcuno pronto a mettermi un asciugamano sulle spalle…

  2. la mia stima per Lory è cresciuta ancora di più, intelligenza e sincerità sono qualità rare.
    Grazie a entrambe.
    cri

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