le interviste Rivista Scrivere Donna — 18 giugno 2013

Annalisa Venditti è giornalista, scrittrice, docente di teoria e tecniche del linguaggio giornalistico, critico teatrale. Appassionata di storia delle tradizioni romane e di archeologia, è redattore della pagina culturale “Specchio romano” (Italia Sera). Nel 2006 ha ricevuto in Campidoglio il “Premio Personalità europea” nella sezione stampa e tv.

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– Quando hai deciso di scrivere e perché?

Non me lo ricordo. Ma credo di averlo più desiderato o voluto che deciso nel vero senso della parola. Il perché devo ancora scoprirlo.

– Che tipo di libri leggi normalmente?

Romanzi, saggi di storia, di archeologia, di antropologia, di psicologia. Inchieste giornalistiche. Gialli e tutto quello che mi può incuriosire o che è oggetto di una mia ricerca. Le mie letture procedono con i miei interessi.

– Hai mai preferito un libro a un altro per il genere dell’autore?

Detesto la fantascienza, mi infastidiscono alcuni tipi di pulp, mi fanno orrore i “guru” di qualsiasi argomento e con difficoltà leggerei un libro a favore dei cow-boy. A parte quest’ultimo caso, conoscendomi, potrei nel corso degli anni – comunque – cambiare idea o gusti. Spesso mi sono innamorata di ciò che odiavo in precedenza.

Hai mai avuto la sensazione che il tuo essere donna potesse, in qualche modo, ostacolare/favorire la tua passione per la scrittura?

Credo piuttosto che possa ostacolarti o favorirti il “tipo” di donna che sei. La passione – pur istintiva – ha delle regole di conservazione. La passione va riconosciuta, alimentata, preservata, quindi aiutata. Insomma, puoi anche avere la legna, il camino e i fiammiferi, ma il fuoco lo devi tenere acceso tu, con attenzione. Molte volte cerchiamo delle chance, lamentiamo di non averle avute. Dimentichiamo che siamo noi la chance.

Ritieni esista e sia individuabile una scrittura al femminile?

Sì. Esiste ed è individuabile. Ma la voglio immaginare come un mare e non come uno stagno.

E’ per me uno spazio variabile di cui è difficile tratteggiare i confini. Non è certo un perimetro circoscritto. Mi fanno paura i limiti, quando vengono applicati a orizzonti che contemplano diverse albe e tantissimi tramonti. Ogni donna, come ogni uomo, è una finestra che si affaccia su un mondo unico. E’ un occhio diverso. E’ una testa, un vissuto. E’ un amore e una rabbia. Tanti sì e tanti no. E’ una personalità che, se c’è , è un patrimonio irripetibile.

– Ritieni esista un pregiudizio nei confronti di un’autrice da parte dei lettori uomini?

L’ho registrato in alcuni uomini, in effetti. Ma erano degli imbecilli.

– Hai mai avuto la sensazione di una preclusione editoriale nei confronti delle donne?

Personalmente non mi è mai capitata, ma non escludo che possa esistere. Non mi meraviglierebbe. Preconcetti e discriminazioni si manifestano quando meno te lo aspetti e a volte anche con chi non immagineresti mai.

– Storie d’amore nei romanzi, pensi sia una roba da donne?

Forse è più facile che siano le donne a scriverle. Ma oggi come oggi preferirei leggere storie d’amore, anche per così dire commerciali, scritte da uomini. E’ una fetta della torta che ci manca e che va assaggiata. Secondo me avrebbero un grande successo.

Ci sono uomini, oggi, che hanno mangiato, digerito e metabolizzato un romanticismo che le donne non ricordano nemmeno più di avere nel dna. E da donna (mi capita spesso di farlo con le canzoni) trovo interessantissimo sentire l’amore o le donne o le relazioni raccontate dagli uomini. A volte è persino esilarante. Ci sono canzoni che parlano di donne in cui capisci perfettamente che è la mente di un uomo ad averle immaginate… sono donne che non esistono, se non nella testa degli uomini.

– Esiste un pregiudizio nei confronti della cosiddetta narrativa rosa? E, se sì, come si manifesta?

In un certo snobismo… In frasi che hanno il sapore di “io non leggo certe cose”, oppure “non fa per me”… Io credo che il piacere della lettura sia paragonabile a un buon gelato. C’è chi, ad esempio, ama il gusto di limone e chi di cioccolata. Non esiste un gusto più buono dell’altro – se il gelato è fatto bene. Anche se io adoro il pistacchio…

– È possibile, a tuo parere, una collaborazione tra scrittrici così come si configura tra scrittori nella creazione di movimenti letterari (New Italian Epic o TQ, per esempio)?

Sarebbe possibile ed è auspicabile. Se le donne si unissero, e lo dico in tutti i campi (dalla politica al sociale, dalla cultura a quello che volete) ci troveremmo di fronte alla famosa “leva”. Le donne, davvero, hanno la forza, la capacità, la struttura per sollevare il mondo. Ma a volte mancano la voglia e la disponibilità. Di certo non ci si può accontentare delle rivoluzioni passate. La vita è movimento, è rivoluzione continua e nulla di ciò che si conquista si può considerare acquisito.

Molte donne lamentano la difficoltà di dedicarsi quanto vorrebbero alla scrittura e i sensi di colpa per la necessità di trascurare altre cose. Tu come ti poni?

Una volta una mia amica mi ha detto: “c’è un tempo in cui si deve vivere e poi un tempo in cui si può scrivere”.

Quando non scrivo mi sembra di aver sprecato mesi, di aver saltato un giro. Quando mi manca l’idea penso che mi è successo qualcosa, che il meccanismo si è inceppato. Mi è capitato di piangere per questo e di avere paura. Poi mi ricordo di questa frase, che è una riflessione vera. La tua scrittura è quello che hai bevuto, mangiato, sopportato, fatto, letto, trovato, sbagliato, raggiunto, imparato. Mentre corri difficilmente riesci a parlare… Da fermo puoi farlo. E, allora, credo che non abbiano ragione di esistere i sensi di colpa perché la scrittura è un orologio, scandito dal tempo.

– Cosa ne pensi dei fenomeni editorial-marketing degli ultimi anni e della fruizione soprattutto femminile che li caratterizza?

Cito, parafrasando, la battuta di un celeberrimo film: “è il mercato, bellezza!”

Sono fenomeni, appunto, con tutte le caratteristiche del fenomeno. Vivono il momento e poi… spariscono.

La nostra società vuole il fenomeno del momento, perché è poco impegnativo, perché è una etichetta e una appartenenza.

Il libro-fenomeno spesso dà l’illusione di essere una chiave di volta sulla realtà o una soluzione ai problemi.

Credo che la fruizione sia molto al femminile solo perché le donne leggono di più. E poi il caso commerciale incuriosisce non solo il grande pubblico, alla fine secondo me attira un po’ tutti. La cosa allarmante, piuttosto, è vedere o sentire autori anche di un certo valore che si rammaricano per non essere riusciti ad entrare in un fenomeno…

– Molte major editoriali stanno cavalcando l’onda, languente per la verità, del porno-soft. Come ti porresti davanti alla proposta di entrare nel ciclo produttivo?

Non fa per me. Non si può saper scrivere tutto e di tutto.

– Pubblicare purché sia è un principio da perseguire?

Non sempre, ma in taluni casi sì. Dipende dall’obiettivo che uno ha e a volte persino dal tempo a disposizione. Ci sono lavori che non si possono tenere troppo a lungo nel cassetto, sia perché legati a un fenomeno o a persone che aspettano la pubblicazione ancor più dell’autore. Se ti riferisci alla qualità del prodotto editoriale, io credo che non si debba e non si possa scendere al di sotto di certi standard e che sia dovere di un buon editore puntare sull’autore e valorizzarlo al massimo delle sue possibilità.

– Come ti poni davanti al dilagare dei fenomeni editoria a pagamento, print on demand o self-publishing?

Ognuno è libero di fare ciò che vuole. Ma uno scrittore professionista – che vive dei proventi del suo lavoro – deve trovare, evidentemente, un editore che punti sulla sua opera, finanziandola e retribuendolo.

Ci sono persone che desiderano pubblicare un’opera e con l’editore a pagamento hanno la possibilità di farlo. Non credo che nessuno li obblighi e se sborsano dei soldi sono affari loro. Come la scelta di fare un viaggio o di acquistare qualcosa. Trovo la nuova frontiera del self-publishing molto interessante, ma l’editore rimane pur sempre una garanzia: per l’autore, per l’opera e per i lettori.

– Cosa ritieni che possa far la differenza nell’attirare un lettore: copertina, titolo, autore personaggio, passaggio televisivo o D’Orrico che si innamora di te?

L’editore, il titolo, una buona rassegna stampa e una vera distribuzione. Direi anche la fama dello scrittore o della scrittrice.

– Quali tuoi buoni propositi salterebbero davanti a un improvviso successo?

Non avrei più il mio buon proposito di fare successo. Quindi ne cercherei subito un altro. E potrebbe essere far sì che il mio successo non sia effimero e serva a qualcosa. Comunque in nome del successo non rinuncerei mai a certi scrupoli di coscienza che ho sin dalla nascita e che, spero, mi accompagneranno sino alla fine.

– Sei autrice del bestseller del momento, tradotta nel mondo, milioni di copie: togliti uno o più sassolini dalla scarpa.

So che cosa scriverei – probabilmente via sms – a una persona in particolare. Ti posso dire, però, una parte del messaggio: “per fortuna che non ti ho dato retta”.

– Scrittore/scrittrice preferito/a vivente e motivazione.

Cormac McCarthy. Credo che “La strada” sia stata per tante ragioni la lettura più importante che ho fatto negli ultimi anni. Una, tra tante motivazioni: la capacità di raccontare uno scenario futuribile con un realismo per me calamitante. “Emporium” di Marco Onofrio mi ha colpito per l’intensità della critica sociale, per la forza della sua denuncia. E’ un libro che ho sentito di dover regalare. Sono rimasta affascinata dalle atmosfere noir e dagli incastri sincronici di un romanzo di Gino Saladini, intitolato “Omicidi a margine di qualcosa di magico”, che consiglio di leggere. In questi giorni ho tra le mani “La paura” di Francesca Bertuzzi, una scrittrice romana di cui ho molto sentito parlare e che tanti mi hanno consigliato. La lettura procede veloce. Voglio citare anche un giovane scrittore italiano, Alberto Schiavone. che mi ha conquistato con il suo “La libreria dell’Armadillo”, letto un anno fa, incuriosita dal titolo. Una bella sorpresa. Per chi non lo avesse ancora fatto, consiglio di Gianluca Nicoletti il suo “Una notte ho sognato che parlavi”, una straordinaria inchiesta autobiografica. O per lo meno così io la amo definire.

– Scrittore/scrittrice vivente che non riesci ad apprezzare e perché.

Diciamo che sono tra i pochi esseri umani che non ha letto “Il Codice da Vinci”.

Parlaci del tuo ultimo lavoro e fornisci un motivo per cui dovremmo leggerlo.

copertinaìbar

Andrea Baroni. Il cavaliere delle rose e delle nuvole” (Edilazio).

Perché, come dice il protagonista della storia, il celebre meteorologo tv Andrea Baroni, “l’acrobazia è la quintessenza del volo”.

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www.edilazio.com

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