le interviste Rivista Scrivere Donna — 25 giugno 2013

Anima dell’agenzia letteraria VERBA (http://agenziaverba.wix.com/) Veruska Armonioso nasce a Roma il 20 giugno 1978, ma non ci resta. Studia e vive a Londra, passa da Varese, spazia in giro prima di tornare in riva al Tevere. Scrittrice, certo, editor, p.r., sceneggiatrice e chi più ne ha più ne metta. Ricca di entusiasmo e di idee, accompagna in modo insostituibile le “Passeggiate d’autore” romane in collaborazione con Feltrinelli. E a noi si racconta così, andando subito controcorrente. Perché: “sembra che noi scrittrici donne non sappiamo parlare di altro se non di amore. Del resto, però, va anche detto che le penne femminili detengono il primato della scrittura intimista, quindi penso che il binomio intimismo-amore sia spesso la strada più semplice per accedere al mondo della scrittura. Dico che, magari, dopo un inizio del genere, bisognerebbe sperimentare e spingersi in altre direzioni, pur non abbandonando il tipo di indagine confidenziale.”

VeruskaA

– Quando hai deciso di scrivere e perché?

 

Non l’ho propriamente deciso. Ho iniziato a farlo per evadere da una situazione personale e famigliare che mi costringeva in spazi piccoli e circoscritti. Credevo e credo ancora fermamente, come scriveva il buon Sant’Agostino, che un libro sia un viaggio, sia per chi lo scrive, sia per chi lo legge.

 

– Che tipo di libri leggi normalmente?

 

Faccio due tipi diversi di letture: una è per lavoro (sono editor e curo due rubriche di libri su due testate di settore), l’altra è per piacere, sebbene cerchi sempre di farle convergere. Amo sia la narrativa che la poesia, dell’est Europa principalmente.

 

– Hai mai preferito un libro a un altro per il genere dell’autore?

 

Penso sia naturale e fisiologico, ci sono generi che non riesco a comprendere fino in fondo e, quindi, inevitabilmente, sono quelli che meno “frequento”. Penso dipenda molto dal background letterario che ciascuno di noi si porta dietro oltre, ovviamente, a una questione di mera preferenza intellettuale.

 

– Hai mai avuto la sensazione che il tuo essere donna potesse, in qualche modo, ostacolare/favorire la tua passione per la scrittura?

 

No, almeno non nella fase di scrittura. Quando scrivo sono disconnessa dal resto e, a volte, anche da me stessa, non arrivo nemmeno a percepirmi sessualmente come femmina o maschio. Poi esiste tutto il resto, dal “punto” finale al posizionamento del tomo sullo scaffale della libreria… è lì che le cose si fanno più complicate.

 

– Ritieni esista e sia individuabile una scrittura al femminile?

 

Penso esistano e siano ineludibili le differenze intellettuali ed emozionali tra uomo e donna e penso che non possano non influenzare la scrittura. Premesso questo, penso che sia possibile lavorare sulla propria penna per uscire da una categoria e far sì che il libro arrivi semplicemente per quello che è, senza connotazioni di genere sessuale.

 

– Ritieni esista un pregiudizio nei confronti di un’autrice da parte dei lettori uomini?

 

Penso che ci sia una resistenza, dovuta alle differenze di cui parlavo prima, ma non credo si tratti di pregiudizio. Sempre che si parli dell’uomo “lettore”, perché se, invece, parliamo degli uomini “addetti ai lavori” o “scrittori”, il discorso cambia…

 

– Hai mai avuto la sensazione di una preclusione editoriale nei confronti delle donne?

 

No, non l’ho mai percepita. Forse percepisco, e di questo mi rammarico, una mancanza di furbizia da parte delle donne nel proporsi sul mercato editoriale con il progetto giusto.

 

– Storie d’amore nei romanzi, pensi sia una roba da donne?

 

Purtroppo sì, di donne o di scrittori omosessuali. E dico purtroppo, perché sembra che noi scrittrici donne non sappiamo parlare di altro se non di amore. Del resto, però, va anche detto che le penne femminili detengono il primato della scrittura intimista, quindi penso che il binomio intimismo-amore sia spesso la strada più semplice per accedere al mondo della scrittura. Dico che, magari, dopo un inizio del genere, bisognerebbe sperimentare e spingersi in altre direzioni, pur non abbandonando il tipo di indagine confidenziale.

 

– Esiste un pregiudizio nei confronti della cosiddetta narrativa rosa? E, se sì, come si manifesta?

 

Esiste sia il pregiudizio che la resistenza motivata. Come dicevo prima, la narrativa rosa è la strada più naturale e semplice per noi donne, sia da lettrici che da scrittrici. Mi piacerebbe che le donne si prendessero altri spazi sempre, non mi stancherò mai di sottolinearlo, con la medesima cifra narrativa. Come dire:”scriviamo di pancia, ma parliamo di altro”.

 

 

– È possibile, a tuo parere, una collaborazione tra scrittrici così come si configura tra scrittori nella creazione di movimenti letterari (New Italian Epic o TQ, per esempio)?

 

Credo poco nell’unione tra scrittori, troppo poco spazio, troppa competizione. Credo, anzi, che bisognerebbe circondarsi di quante più persone stimolanti al di fuori del settore, per preservare il più possibile una genuinità e una creatività molto spesso sovra esposta e sottoposta ai ricatti e alle lusinghe del confronto. E’ come quando ci si allena per una gara importante: per mantenere la concentrazione bisogna restare estranei a quello che ci circonda e che potrebbe influenzarci. Piuttosto, leggere di più e farsi contaminare dall’arte e dalla cultura di qualità già prodotta.

 

– Molte donne lamentano la difficoltà di dedicarsi quanto vorrebbero alla scrittura e i sensi di colpa per la necessità di trascurare altre cose. Tu come ti poni?

 

Non ho figli, quindi non posso essere testimone di un’esperienza a tutto tondo. Per ora, mi è capitato di non scrivere solo quando non avevo voglia di scrivere. Circa “le cose che si trascurano”, nessun senso di colpa, è solo una questione di priorità e di gradini di importanza: nella mia vita la scrittura sale e scende di posto a seconda del momento, ma quando è in cima è in cima.

 

– Cosa ne pensi dei fenomeni editorial-marketing degli ultimi anni e della fruizione soprattutto femminile che li caratterizza?

 

Penso che non ci sia una fruizione di prodotti del genere soprattutto da parte di donne; penso che il mercato editoriale sia sostenuto principalmente da lettrici e quindi, di conseguenza, siano i principali fruitori di quasi tutti i generi, fatta eccezione per il soft porno, l’erotico e il fantasy.

 

 

– Le major editoriali stanno cavalcando l’onda languente del porno-soft. Come ti porresti davanti alla proposta di entrare nel ciclo produttivo?

 

Sarei poco credibile e inesorabilmente approssimativa e improvvisata, vista la mia profonda ignoranza in merito al genere, quindi non accetterei mai la proposta.

 

– Pubblicare purché sia è un principio da perseguire?

 

Dipende da quale ragione motiva l’esigenza di pubblicare. Se sei un libero professionista e fai corsi in tutta Italia di tecniche e strategie di comunicazione sempre affollatissimi, ha senso, anzi, è intelligente auto pubblicarsi per guadagnare di più. Se vuoi sentirti importante e appagare il tuo ego per vedere il tuo libro in libreria e dire alle tue amiche del circolo di tennis che hai pubblicato un libro, va bene anche un editore a pagamento.

Se voi finire in libreria tra i titoli più letti in Italia, no; se vuoi ambire a fare letteratura, men che meno.

 

– Come ti poni davanti al dilagare dei fenomeni editoria a pagamento, print on demand o self-publishing?

 

Premesso che faccio una grande differenza tra self-publishing ed editoria a pagamento, la domanda rimane quella: “come mi pongo?”. Non mi pongo. Se e quando avrò un progetto che riterrò davvero valido e che mi sentirò di promuovere, lo proporrò agli editori che più stimo. Se nessuno di loro vorrà lavorare con me, allora riporrò tutto nel cassetto della mia scrivania.

 

– Cosa ritieni che possa far la differenza nell’attirare un lettore: copertina, titolo, autore personaggio, passaggio televisivo o D’Orrico che si innamora di te?

 

Nell’ordine: passaggio televisivo, autore personaggio, copertina, titolo e D’Orrico che si innamora di te.

 

– Quali tuoi buoni propositi salterebbero davanti a un improvviso successo?

 

Nessuno, perché non ho buoni propositi.

 

– Sei autrice del bestseller del momento, tradotta nel mondo, milioni di copie: togliti uno o più sassolini dalla scarpa.

 

Anche lì, nessuno, perché non lascio i sassolini nella scarpa mai. Anzi, paradossalmente si ha meno da perdere quando non si è nessuno.

 

– Scrittore/scrittrice preferito/a vivente e motivazione.

 

Non ce n’è uno solo. In questo momento sto preparando un approfondimento su Patrik Ourednik per Satisfiction e mi sento di dire lui, perché è molto rock ‘n roll!

 

– Scrittore/scrittrice vivente che non riesci ad apprezzare e perché.

 

Togliendo dalla lista tutte e tutti quelli che non fanno letteratura …non lo so.

 

– Parlaci del tuo ultimo lavoro e fornisci un motivo per cui dovremmo leggerlo.

 

Non c’è, è datato 2008 e si chiama Verso un qualche dove, ma ormai è preistoria. Il prossimo è in lavorazione, quindi preveggenza. Se volete, però, potete leggere i miei articoli.

 

http://www.satisfiction.me/category/rubriche/i-fuoriclasse/

http://www.chronicalibri.it/?s=verberrando

 

 

 

Share

About Author

scrivendovolo

(0) Readers Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.