News Rivista Scrivere Donna — 09 luglio 2013

Difficilmente le esperienze personali narrate a scopo terapeutico hanno un valore dal punto di vista narrativo. Questo piccolo libro, “Pazienti smarriti” (Robin Edizioni), contraddice l’assioma e ci conduce all’interno di una famiglia, certo, all’interno di una lotta contro il cancro, certo, all’interno di ricordi privati. Eppure ci restituisce uno spaccato di vita che assume valore universale e, intanto, tratteggia ad acquerello, quadri di una Napoli che non esiste più e della quale, pur non avendola vista e vissuta, ci fa sentire la mancanza. Maria Rosaria Pugliese dimostra con queste pagine che la forza di uno scrittore è nel trasporre sé negli altri, nel creare/narrare personaggi veri e vividi, nel condividere emozioni. Non lo consiglierei solo a chi abbia vissuto sulla propria pelle la lotta, spesso persa in partenza, di un proprio caro contro il cancro. Perché le lacrime, lo sconforto e la rabbia sono garantite. Ma, se andate oltre, arriverete all’ultima pagina con un senso di conforto e col pensiero che, nella vita come nella finzione, ne sia comunque valsa la pena.

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– Presentati con cinque aggettivi, due positivi e tre negativi.

Li elenco di seguito, senza distinguere però, in quanto ciascuno può avere una valenza positiva e/o negativa.

Allora: “cerebrale” “generosa” “eclettica” “gelosa” “buonissima”.

 

– Quando hai deciso di scrivere e perché?

Non ho deciso di scrivere. E’ stato naturale. Frequentavo le medie quando partecipai ad un concorso indetto dal Ministero che aveva come tema l’Unione Europea. Scrissi della solidarietà tra i popoli, del superamento delle barriere sociali … pensavo di essere andata “fuori tema” invece vinsi.

 

– Sei consapevole che tutti scrivono e solo uno sparuto manipolo di eroi legge?

Altroché .Oggi scrivono tutti, ma il singolo scrive poco, non ci sono più grandi produzioni letterarie come quelle dei narratori di una volta (con qualche eccezione naturalmente). Riguardo la lettura è triste constatare che siamo il fanalino di coda dell’Europa.

 

– Che tipo di libri leggi?

Più semplice dire cosa NON leggo: non mi piacciono i gialli e, in parte, il filone fantasy.

 

– Il tuo essere donna ha, in qualche modo, ostacolato/favorito la passione per la scrittura?

Né ostacolato, né favorito, secondo me.

 

– Ritieni esista e sia individuabile una scrittura al femminile?

Esiste un punto di vista femminile. Ci sono ruoli e temi che biologicamente e storicamente appartengono alle donne: la maternità, prendersi cura dei bambini, degli anziani, degli ammalati …

 

– Ritieni esista un pregiudizio nei confronti di un’autrice da parte dei lettori uomini?

No, non lo credo. C’è l’invidia semmai, ma quella è un altro discorso.

 

– Hai mai avuto la sensazione di una preclusione editoriale nei confronti delle donne?

Ho avuto la sensazione di una preclusione riguardo l’età. Gli editori puntano sui giovani, forse perché ritengono che hanno più tempo davanti … ma si può scrivere bene o male a qualsiasi età

 

– Esiste un pregiudizio nei confronti della cosiddetta narrativa rosa? E, se sì, come si manifesta?

Sì esiste. E’ una forma di snobismo intellettuale. Si manifesta parlandone male … ma sotto sotto è più letta di quanto si possa credere.

 

– Le donne, a tuo parere, sanno fare rete?

Poco. Tra le donne non c’è molta solidarietà.

 

– Molte donne lamentano la difficoltà di dedicarsi quanto vorrebbero alla scrittura e i sensi di colpa per la necessità di trascurare altre cose. Tu come ti poni?

Mi rammarico molto d’essermi dedicata alla scrittura tardi, tardissimo … mi autoassolvo perché il mio lavoro era talmente totalizzante che non mi consentiva a volte neppure di leggere figuriamoci di scrivere …

 

– Perché produzioni come Twilight o Le 50 sfumature sono piaciute soprattutto alle donne?

Premesso che non ho letto “Le 50 sfumature …”, il tema dell’erotismo ha sempre molta presa in quanto il sesso esplicito è considerato un tabù. Penso alle dettagliate descrizioni degli amplessi de “L’amante di Lady Chatterly”, quella però era un’altra storia: il romanzo fece scalpore per il contenuto profondamente sovversivo, considerata l’epoca e la società in cui era ambientata. La protagonista rivendicava il suo diritto alla libertà e al piacere, e perciò dava scandalo.

 

 

– Sfornare trilogie erotiche in linea con la moda soft-porn o mom-porn è il target di molte delle major editoriali. Come ti porresti davanti alla proposta di entrare nel ciclo produttivo?

Non mi tirerei indietro, mi piace sperimentare nuove forme di scrittura. A mio parere chi scrive non deve rimanere “ingabbiato” in un unico genere: rischia di ripetersi e di stancare …

 

– Come ti poni davanti al dilagare dei fenomeni editoria a pagamento, print on demand o self-publishing?

L’editoria a pagamento è un male necessario: grandissimi scrittori vi ricorsero. L’auto-pubblicazione non saprei: la figura di un intermediario e quindi dell’editore è necessaria … bisognerebbe chiedersi in base a quali criteri decidono di pubblicare chi e cosa … il discorso sarebbe lunghissimo …

– Cosa ritieni che possa far la differenza nell’attirare un lettore: copertina, titolo, autore personaggio, passaggio televisivo o D’Orrico che si innamora di te?

Il titolo attira, incuriosisce, attribuisco molta importanza ad esso. I media possono fare moltissimo e certo se D’Orrico si innamorasse della mia scrittura…

 

– Quali tuoi buoni propositi salterebbero davanti a un improvviso successo?

Mi verrebbero tanti nuovi buoni propositi.

 

– Sei autrice del bestseller del momento, tradotta nel mondo, milioni di copie: togliti uno o più sassolini dalla scarpa.

Un’idea ce l’ho … ma come faccio a dirla adesso?

 

– Scrittore/scrittrice preferito/a vivente e motivazione.

Non ho dubbi: Isabelle Allende per me è la numero uno. E poi tutti gli scrittori di matrice ispanica. Il “realismo magico”, il confine labile tra realtà e soprannaturale, tra l’aldilà e l’aldiquà, mi affascina.

Tra gli italiani mi piace molto Alessandro Baricco.

 

– Scrittore/scrittrice vivente che non riesci ad apprezzare e perché.

Preferisco non fare nomi. In generale non mi piacciono quelli che inventano un personaggio e campano di rendita tutta la vita contando sulla fidelizzazione dei lettori.

 

– Parlaci del tuo ultimo lavoro e fornisci un motivo per cui dovremmo leggerlo.

Cop1PugliesePazienti

L’ultimo lavoro non è stato ancora pubblicato … quindi per scaramanzia … sono napoletana … posso dire però che il tema è completamente diverso da quello di Pazienti Smarriti. Un’altra storia. Altre storie.

 

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