le interviste Rivista Scrivere Donna — 16 luglio 2013

Le donne raccontano e si raccontano anche quando non hanno ancora pubblicato (editorialmente parlando) niente. È il caso di Alessandra Repetto, titolare del blog “La zitella felice” (http://lazitellafelice.wordpress.com/ se non lo conoscete ve lo consiglio caldamente, risate e riflessioni importanti garantite). Andiamo a conoscerla.

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– Quando hai deciso di scrivere e perché?

Ho deciso di scrivere a cinque anni. Cioè appena ho imparato a mettere insieme soggetto e predicato (la penna in mano la tenevo già da prima e all’asilo tutti erano innamorati di me perché sapevo scrivere PAPA’ e ne ho le prove!). Ho scritto allora il mio primo “romanzo”, cioè un’avventura di dieci pagine di cui ahimè ricordo confusamente la trama. Perché? Se lo sapessi definire, forse, non scriverei più. Posso solo dirti che per me scrivere è al contempo una grande fatica e una immensa soddisfazione. Cerco il sentimento che mi dà riempire la pagina bianca, ma non ho ancora ben capito quale sia. Forse è amore.

– Che tipo di libri?

Mi piacciono i libri che hanno qualche elemento fantastico, ma non necessariamente il fantasy medievale o classico. Il mio autore preferito è Neil Gaiman, per intenderci.

– Hai mai preferito un libro a un altro per il genere dell’autore?

Beh, sì…dammi Neil Gaiman e ti solleverò il mondo.

– Hai mai avuto la sensazione che essere donna potesse, in qualche modo, ostacolare/favorire la tua passione per la scrittura?

Diciamo che ci sono stati momenti in cui ho pensato che quando avessi avuto una famiglia, tra questa e impegni di lavoro non sarei riuscita più a scrivere. E questo lo devo al mio essere donna e alla visione che chi mi sta intorno ha ancora oggi. Poi però mi faccio coraggio e dico che cambieremo le cose e potrò fare tutto! Eh eh eh! Perché vorrei tutto: lavoro, famiglia, amici, vita sociale ed anche scrittura. Ma la società non vuole. E allora lavoriamo per cambiarla.

– Ritieni esista e sia individuabile una scrittura al femminile?

No e detesto chi vuole ingabbiarci in determinati generi.

– Ritieni esista un pregiudizio nei confronti di un’autrice da parte dei lettori uomini?

Assolutamente sì, come in tutto il resto. Ma ovviamente non è così per tutti, grazie al cielo. Ci sono anche uomini intelligenti, nel mondo. Però ho avuto ben più della sensazione che la sfera sessuale venga utilizzata da alcuni maschietti per denigrare le scrittrici. Se pubblicano è perché hanno fatto favori sessuali a qualcuno. Oppure, perché sono le fidanzate di… Ecco, questo per me è inaccettabile. Un libro scritto da una donna può piacere o non piacere, ma io credo che il nome dell’autore/trice dovrebbe essere assai in secondo piano, rispetto alla storia.

– Storie d’amore nei romanzi, pensi sia una roba da donne?

Ma no, questo è un assurdo pregiudizio. E’ vero forse che gli uomini ne scrivono con più ritegno, perché tutto ciò che li accosta al femminile può essere visto come svilente. Ma qui occorrerebbe una riflessione più ampia a livello di società, forse. Il pregiudizio è implicito nel nome: “narrativa rosa”. Che mi significa, scusa? Scritta da donne? Che parla di Hello Kitty e smalto per unghie?

– È possibile, a tuo parere, una collaborazione tra scrittrici così come si configura tra scrittori nella creazione di movimenti letterari (New Italian Epic o TQ, per esempio)?

Immagino che non solo sarebbe possibile, ma sarebbe anche molto divertente.

– Cosa ne pensi dei fenomeni editorial-marketing degli ultimi anni e della fruizione soprattutto femminile che li caratterizza?

Mi fanno venire l’ansia. Cioè, se fossero libri di cui nessuno si ricorderà a distanza di pochi giorni – per carità siamo in un mondo libero – potrebbero pure passare. Ma che quelli siano successi mondiali no, pietà. Non solo sono trame banali, con personaggi stereotipati e colpi di sonno tra una pagina e l’altra (e giuro che non sono schizzinosa: io leggo pure gli Harmony!), ma sono proprio scritti dimenticandosi i principi base della grammatica. Parlo in particolare delle 50 sfumature, che secondo me veicola anche un messaggio mostruoso, ovvero: Se lui è belloccio e ricco può fare di te ciò che vuole, anche decidere che cosa mangerai. No, grazie.

– Entreresti nel circuito produttivo inaugurato dalle major editoriali con trilogie soft-porn nostrane?

No, grazie.

– Pubblicare purché sia è un principio da perseguire?

Assolutamente no. Ciò che è pubblicato crea cultura.

– Come ti poni davanti al dilagare dei fenomeni editoria a pagamento, print on demand o self-publishing?

Li ritengo fenomeni diversi. L’EAP è una truffa e non capisco perché non venga perseguita legalmente. Il Self Publishing può avere delle possibilità. Non disprezzo gli editori e ritengo opportuno il loro filtro, ma c’è anche da dire che non tutti si rivelano all’altezza di stabilire efficacemente cosa sia pubblicabile e cosa non lo sia. Penso che la grande editoria non badi alla qualità, ma venda i libri come un dentifricio. Quanto ai piccoli, come a me nessuno dà il patentino di scrittrice – spesso un piccolo editore ha dalla sua solo un po’ di soldi in più per coprire i costi. Magari è un lettore attento, magari non lo è. E spesso non garantisce alcuna visibilità. Oppure si basa su gusti troppo personali. Ho letto molte opere di esordienti scelti tra mille onori da piccoli editori e per usare un eufemismo diciamo che molti mi hanno fatto accapponare la pelle.

– Cosa ritieni che possa far la differenza nell’attirare un lettore: copertina, titolo, autore personaggio, passaggio televisivo o D’Orrico che si innamora di te?

Per me è un insieme di cose. Quando sono in libreria copertina e titolo attirano l’occhio, ma per l’acquisto faccio un salto in rete tra blogger di cui ho stima e che so che non leccano il sedere a nessuno e cerco consiglio.

– Quali tuoi buoni propositi salterebbero davanti a un improvviso successo?

Quello di andare dal datore di lavoro e dirgli pacatamente che mi licenzio. Lo spernacchierei proprio.

– Sei autrice del bestseller del momento, tradotta nel mondo, milioni di copie: togliti uno o più sassolini dalla scarpa.

Caro papà, hai vistooooo??? Per ora è tutto, credo. Non conosco sufficientemente le vipere del mondo editoriale per avercela con qualcuno.

– Scrittore/scrittrice preferito/a vivente e motivazione.

Neil Gaiman. Perché solo un genio può descrivere lo sterminio di una famiglia in un libro per bambini rendendolo meno spaventoso…e dal punto di vista del coltello. Perché l’immaginario di Gaiman è simile al mio. Perché secondo me se scrivesse la lista della spesa riuscirebbe a renderla interessante.

– Scrittore/scrittrice vivente che non riesci ad apprezzare e perché.

Meyer & James a braccetto. Perché hanno scritto brutti libri.

– Consigliaci qualcosa di tuo da leggere.

Io non ho mai pubblicato niente. Se volete potete leggere il mio blog, La Zitella Felice. In cui si parla di felicità, appunto, femminismo e libri. Un trittico un po’ strano, ma…potrebbe risultare interessante, no? E se scriverò un romanzo decente e qualcuno vorrà mai pubblicarlo, prometto che ve lo farò sapere.

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