le interviste Rivista Scrivere Donna — 17 settembre 2013

Scrittura sensoriale. Scrittura per immagini. Scrittura curata nelle minime sfumature. Ci sono romanzi che rivelano la cura che c’è dietro. Questo è uno di quelli. Ma, sia chiaro, non ha nulla di costruito. Fluisce come acqua corrente, come un racconto davanti a un caffè, come una confidenza tra amiche. E’ intimo, accorato, svelato, sincero. Senza pudori. E affronta un tema che tocca nel profondo perché sono tante le famiglie in Italia lasciate ad affrontare una situazione di disagio mentale senza alcun supporto professionale e umano. Cosa succede a una figlia che vede la propria madre annullarsi nell’assistenza al marito? Quali meccanismi scattano nei sensi di colpa, nella rabbia, nella disperata richiesta d’aiuto intrecciata a un altrettanto disperato bisogno di sganciarsi dal cordone ombelicale? Dalla sua parte non pretende di rispondere a questa e altre domande. Ma disegna una situazione, esplora disagi, traumi, sofferenze. Poi lascia intravedere una luce. Nessun happy end consolatorio, solo un’istantanea di vita. Difficile chiedere di più a un romanzo. Difficile trovare una maggiore sensibilità/abilità in una scrittrice. Per questo abbiamo incontrato Isabella Borghese.

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Il tuo romanzo d’esordio si intitola “Dalla sua parte”. Quanto è difficile calarsi nei panni degli altri e quanta di questa difficoltà incontra uno scrittore se gli “altri” sono i suoi personaggi?

E’ una meraviglia. Forse quello che prediligo nella scrittura: sentire i propri personaggi fino al punto che diventano loro stessi a guidare le nostre parole. E’ impegnativo perché avviene piano piano. Bisogna saper ascoltarli via via che si fanno nostri e diventano sempre più parte della storia e dunque un tutt’uno con la nostra penna. Lavorare a più stesure è necessario proprio per raggiungere quest’empatia coi protagonisti e questa perfezione.

Isabella, presentati con cinque aggettivi, due positivi e tre negativi.

Lo farò utilizzando alcune caratteristiche dei principali protagonisti del mio romanzo, Dalla sua parte. Sono riflessiva e appassionata come Francesca, generosa come la madre, Lina. Malinconica come Francesca. Qualche volta somiglio al padre di Francesca, quando divento un mix di ansia e tormento. Pretendo molto da me stessa e da chi mi è accanto.

Quando hai deciso di scrivere e perché?

Ho sempre scritto, perché in fondo credo che non mi andasse proprio di parlare. Poi ho capito che oggi per essere un autore e diventare negli anni uno scrittore è molto importante parlare. E così ho deciso che non volendo smettere di scrivere fosse necessario che iniziassi anche a parlare. Oggi parlo, infatti.

Sei consapevole che tutti scrivono e solo uno sparuto manipolo di eroi legge?

Assolutamente. Mi dispiace moltissimo per loro. Dovrebbe esserci un “medico” per questa tipologia di persone e per questa patologia dell’anima.

Cosa risponderesti a un autore che afferma: “Io non leggo, io scrivo”?

Leggere e scrivere non si possono separare. O meglio è possibile solo leggere, ma non scrivere senza leggere. La lettura è l’ossatura di uno scrittore. E’ da lì che un autore, talento a parte, impara a scrivere, e a costruire poi la sua anima di autore/scrittore.

Che tipo di libri leggi?

Nel mio comodino adesso ci sono questi libri: Se ti abbraccio non aver paura, di Fulvio Ervas (che ho letto e riletto), Azione Popolare. Cittadini per il bene . Il mestiere di vivere, Cesare Pavese. Acque morte di Maugham. Settanta acrilico, trenta lana di Viola Di Grado. Cucina eclettica, di Juana Manuela Dorriti.

Essere donna ha, in qualche modo, ostacolato/favorito la passione per la scrittura?

Non lo so. Mi dico sempre che rinascerò uomo, ma di nuovo con l’aspirazione della scrittura, te lo saprò dire poi. Mi intervisterai di nuovo?

Certo che sì, ma ritieni esista e sia individuabile una scrittura al femminile?

L’intimismo che oggi il mercato editoriale rifiuta è una caratteristica  molto legata alla letteratura femminile. Credo che oggi si possa mantenere trovando altri e nuovi stili.

– Ritieni esista un pregiudizio nei confronti di un’autrice da parte dei lettori uomini?

Dalla sua parte è letto da uomini, donne, madri, figli/e. La mia esperienza di autrice, per ora, è positiva e anche un confronto interessante.

Hai mai avuto la sensazione di una preclusione editoriale nei confronti delle donne, soprattutto nei generi da sempre roccaforte maschile?

 Avverto in generale la difficoltà di pubblicare, di arrivare a un editore medio/grande. Questo sì. Ed è un peccato non riuscire a trovare un confronto per chi come me vuole proseguire questa strada.

Confessa: hai dei pregiudizi nei confronti della cosiddetta narrativa rosa?

La narrativa rosa… da piccola leggevo Liala, poi mi sono fermata. Sono passata prima a Pippi Calzelunghe, poi crescendo ho scelto la Mansfield, Colette, la Duras,  Sagan…

Le donne, a tuo parere, sanno fare rete?

Sì, quando hanno obiettivi comuni e sanno capirsi sono molto brave a fare rete. Ho un esempio molto attuale: il blog di Dalla sua parte sta facendo rete, ed è proprio merito (anche) di donne, lettrici, persone affette da sindrome bipolare. Fare rete oggi significa divulgare, arrivare alle persone. E’ importante ma occorre farlo seguendo i canali giusti e cercando le persone potenzialmente interessate.

Molte donne lamentano la difficoltà di dedicarsi quanto vorrebbero alla scrittura e i sensi di colpa per la  necessità di trascurare altre cose. Tu come ti poni?

Io mi dedico alla scrittura a “tempo serio”, è un rapporto di convivenza molto impegnativo il nostro. Quando non mi dedico alla scrittura, mi dedico alla lettura e poi di nuovo alla scrittura e alla lettura. E non mi sento mai in colpa. Neanche quando realizzo gioielli perché li dedico a sempre a romanzi o poetesse. Sono di quelle autrici che quando ho la possibilità mi alzo presto e scrivo anche sei, sette, otto ore. Poi mi metto a leggere, e non vado a dormire tardi per essere concentrata e riposata la mattina. Non so come facciano gli autori alla Bukowski… Fosse per me, ad averne la possibilità, ne farei il mio mestiere.

Perché produzioni come Twilight o Le 50 sfumature sono piaciute soprattutto alle donne?

Se Dalla sua parte fosse uscito con una major e avessero deciso che doveva essere il mio esordio il libro letto da “tutti”, parleremmo del mio e non di questi. 😉 Perché le lettrici donne sono di più dei lettori uomini. E mi sembrano anche libri indirizzati di più a un pubblico femminile. Credo.

Sfornare trilogie erotiche in linea con la moda soft-porn o mom-porn è il target di molte delle major editoriali. Come risponderesti alla proposta di entrare nel ciclo produttivo?

Non escluderei a priori un’esperienza di scrittura. Dipenderebbe molto dalle condizioni. I confronti sono sempre utili, ma chi legge Dalla sua parte e/o Sto qui perché una casa non ce l’ho, capisce subito qual è il mio stile e la mia idea di scrittura. Io aspiro a Feltrinelli, mi piacerebbe un confronto con un editor, con Alberto Rollo, anche.

Come ti poni davanti al dilagare dei fenomeni editoria a pagamento, print on demand o self-publishing?

Per me scrivere significa pubblicare con un editore non a pagamento, stare in libreria e in e-book.

Cosa ritieni che possa far la differenza nell’attirare un lettore: copertina, titolo, autore personaggio, passaggio televisivo o D’Orrico che si innamora di te?

Un mix di tutto questo forse è la perfezione. Ma in primis la volontà e l’impegno dell’autore di divulgare il proprio libro e confrontarsi con i lettori.

Quali tuoi buoni propositi potrebbero saltare dopo le prime icsmila copie vendute?

Ogni buon proposito se importante davvero non può saltare. Non credo che i soldi abbiano questo potere…

Sei autrice del bestseller del momento, tradotta nel mondo, milioni di copie: togliti uno o più sassolini dalla scarpa.

Mi piacerebbe trovare un modo per aiutare le famiglie che vivono il disagio mentale. Acquisterei una casa con una/due camere in più dove poter ospitare giovani che non hanno la possibilità economica di studiare/lavorare a Roma ma vorrebbero farlo. Viaggerei e cercherei di andare ovunque con i miei romanzi. Studierei quindi bene diverse lingue. Mi piacerebbe acquistare delle quote della casa editrice per cui lavoro Nova Delphi Libri. Realizzerei diversamente il mio progetto Livres & Bijoux.

Scrittore/scrittrice preferito/a vivente e motivazione.

Attualmente sono molto incuriosita da Viola Di Grado. Moltissimo, e sto approfondendo la sua conoscenza. Trovo che sia originale, una voce fuori dal coro, riconoscibile. E Peter Cameron, per la scrittura e la capacità di raccontare storie. Per i racconti cerco di studiare la Munro.

– Scrittore/scrittrice vivente che non riesci ad apprezzare e perché.

Ma in generale più che scrittori/scrittrici sono i generi che non apprezzo. Quello rosa e anche il fantasy non riesco a leggerlo.

Parlaci del tuo ultimo lavoro e fornisci un motivo per cui dovremmo leggerlo.

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Dalla sua parte affronta il tema del disturbo bipolare. Racconta come cambia la vita di una venticinquenne a seguito della malattia del padre, tra relazioni familiari e personali. Perché leggerlo? Lia Levi, come ho riportato nel blog (http://dallasuaparte.wordpress.com/) ha detto: “Il “nodo affettivo d’origine” di una ragazza dell’oggi raccontato attraverso una prosa elegante e introspettiva che si rifà ai moduli di una scrittura più legata alla tradizione. Ma è proprio da questi felici contrasti che nasce la letteratura”. Ecco mi pare un ottimo motivo questo. Nonché il fatto che sta coinvolgendo associazioni che si occupano di malattia mentale, con cui sto facendo un interessante tour di presentazioni, quindi numerose famiglie.

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