le interviste Rivista Scrivere Donna — 10 ottobre 2013

A vederla, mai e poi mai la pensereste capace di tanto… narrativamente parlando. Perché Francesca Bertuzzi è tanto bionda ed eterea quanto la sua scrittura è potente, tagliente, dura come un macigno. E non pensiate che i titoli della sua già vasta produzione, Il carnefice, Il sacrilegio e l’appena dato alle stampe La belva (Newton & Compton) siano lì tanto per. Presente sulla scena romana letteraria e non, vive la scrittura anche (anzi soprattutto) come impegno e l’ha dimostrato partecipando con un racconto di brutale consapevolezza all’antologia contro il femminicidio “Nessuna più” (Elliot, a cura di Marilù Oliva). Si intitola “Dente per dente” e, da solo (ma non lo è perché i racconti sono 38 e tutti molto validi), merita l’acquisto del volume.

Ora andiamo a conoscerla:

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– Presentati con cinque aggettivi, due positivi e tre negativi.

Positivi: il primo è Determinata. Il secondo non è un aggettivo ma è una qualità: non mi dimentico mai di niente.

Negativi: Testarda. Orgogliosa e… non mi dimentico mai di niente…

– Quando hai deciso di scrivere e perché?

A quattordici anni, quando mia madre mi ha detto che anche quello dello scrittore era un lavoro non ho più avuto dubbi. Il perché è nella natura stessa di questo mestiere. Posso vivere storie straordinarie davanti al monitor del mio computer… Resto con il fiato sospeso, lotto, mi emoziono e mi diverto al fianco dei miei personaggi, non rinuncerei mai a queste avventure.

– Sei consapevole che tutti scrivono e solo uno sparuto manipolo di eroi legge?

Sono fortunata, enormemente fortunata a vedere le mie storie lette da estranei… Non posso far altro che ringraziare i lettori che decidono di dare vita alle avventure che racconto aprendo i miei romanzi, dandomi una chance.

– Cosa risponderesti a un autore che afferma: “Io non leggo, io scrivo”?

O che è un bugiardo o che è un pessimo autore. In ogni caso, da lettrice, non comprerei i suoi libri. La letteratura è cultura e non vedo perché dovrei investire il mio tempo sul lavoro di un ignorante.

– Che tipo di libri leggi?

Tutti. Leggo i romanzi noir, ovviamente, ma amo profondamente la letteratura e tutti i suoi figli, dai generi ai sottogeneri, fino alla saggistica.

– Essere donna ha, in qualche modo, ostacolato/favorito la passione per la scrittura?

Non saprei, vivo la lettura e così anche la scrittura come individuo. Apre la mia mente, mi porta lontano. Arrivo in mondi che non potrei conoscere altrimenti… ma lo faccio come persona, al di là del genere a cui appartengo.

– Ritieni esista e sia individuabile una scrittura al femminile?

Credo che sul trono della grande letteratura siedano straordinarie scrittrici, maestre della narrazione, pioniere di mondi fantastici. Siedono su quel trono insieme agli scrittori che come loro hanno la capacità animica di osservare il mondo e ridarlo arricchito del loro punto di vista… Sono donne ma prima di tutto sono grandi menti creative.

– Ritieni esista un pregiudizio nei confronti di un’autrice da parte dei lettori uomini?

Credo che per alcuni lettori sia scoraggiante avere un nome femminile in copertina, lo dimostra bene il caso della Vargas che per diventare megaseller nel noir ha preferito usare un nome maschile… Però credo anche che se, guardando i numeri, la Vargas ha avuto ragione a pubblicare sotto il nome di Fred, sarà difficile vincere il pregiudizio alimentandolo.

– Hai mai avuto la sensazione di una preclusione editoriale nei confronti delle donne, soprattutto nei generi da sempre roccaforte maschile?

Sono una scrittrice di noir thriller, non ho mai voluto neanche pensare lontanamente che fosse un genere a me precluso. È quello che mi piace fare, che mi diverte scrivere… Ho trovato un editore che ha puntato molto su di me senza lontanamente farsi inibire dal fatto che fossi una ragazza. Se c’è questa preclusione, riguarda solo alcuni editori. Io ho avuto la fortuna di incontrare l’altra faccia della medaglia.

– Confessa: hai dei pregiudizi nei confronti della cosiddetta narrativa rosa?

Niente da confessare… mi piacciono i libri ben scritti e il rosa ha i suoi genitori nobili. Non sono snob. Non mi piacciono gli snob.

– Le donne, a tuo parere, sanno fare rete?

Le donne sanno fare tutto, rete inclusa.

– Molte donne lamentano la difficoltà di dedicarsi quanto vorrebbero alla scrittura e i sensi di colpa per la necessità di trascurare altre cose. Tu come ti poni?

Io sono una scrittrice, non ho mai avuto altre ambizioni… Tutti i miei sacrifici, tutte le mie forze, sono volti a questo obbiettivo. Le mie rinunce sono a favore della professione che voglio fare. Come per chiunque, le priorità vanno prima scelte e poi volute fortemente. Chi sacrifica una cosa a favore di un’altra ha fatto una scelta di vita e d’amore. La mia è volta alla scrittura…

– Perché produzioni come Twilight o Le 50 sfumature sono piaciute soprattutto alle donne?

Le donne sono la maggioranza dei lettori in Italia, quindi sui megaseller sono sempre loro la maggioranza degli acquirenti. Vale anche per Dan Brown. In questo momento storico leggono nettamente di più le donne e questo fa di loro l’ago della bilancia sulle vendite.

– Sfornare trilogie erotiche in linea con la moda soft-porn o mom-porn è il target di molte delle major editoriali. Come risponderesti alla proposta di entrare nel ciclo produttivo?

Sono una scrittrice noir, mi piacciono quelle avventure. Non ho problemi a fare altri lavori e la mia vita ne è la riprova, ma nella scrittura voglio essere libera. Se mai mi venisse in mente una storia che necessitasse di essere declinata nel soft-porno, l’affronterei sperando di essere all’altezza del genere… per ora, le linee di tensione erotica le affronto mescolandole con la tensione del thriller.

– Come ti poni davanti al dilagare dei fenomeni editoria a pagamento, print on demand o self-publishing?

Non è una realtà a cui mi sono mai avvicinata. Posso dire che nel self-publishing c’è la possibilità che gli scrittori che lo affrontano vengano lanciati nel marasma dell’autoproduzione senza la rete distributiva necessaria per non perdersi… e poi un romanzo non è mai solo l’autore e la sua storia. Senza un editore che crede nel tuo lavoro, senza un editor che ti aiuta a renderlo più solido, senza i correttori di bozze che ricontrollano meticolosamente il testo, senza gli uffici stampa e i reparti marketing, i nostri lavori rischiano di essere blocchi lanciati nell’etere senza che ci siano occhi che li guardino. Si rischia in poche parole di restare delusi.

– Cosa ritieni che possa far la differenza nell’attirare un lettore: copertina, titolo, autore personaggio, passaggio televisivo o D’Orrico che si innamora di te?

Ogni lettore è attratto da qualcosa, c’è chi legge, come me, l’inizio del romanzo e se è forte lo compera, o chi è attratto dalla copertina, o ancora chi, vedendo il libro in televisione e sentendone parlare, ne viene attratto perché magari l’autore o il critico lo hanno incuriosito… quello che fa la differenza per un autore con il lettore a mio parere è l’onestà di ciò che scrive.

– Quali tuoi buoni propositi sono saltati dopo le prime 100mila copie vendute?

Prima c’è stata una sensazione forte di vertigine. L’incredulità che stesse capitando proprio a me, proprio al romanzo che avevo sperato venisse pubblicato per due anni. E poi c’è stata la promessa che mi sono fatta: fare di tutto perché questo fosse il mio lavoro… ancora non ho fatto saltare i miei buoni propositi.

– Sei autrice del bestseller del momento, tradotta nel mondo, milioni di copie: togliti uno o più sassolini dalla scarpa.

I sassolini si sono polverizzati quando ho avuto la prima copia del Carnefice in mano, sono diventati lontani quando ho sballato la scatola con le copie del Sacrilegio, e non li ricordo più ora che ho messo La Belva nella mia libreria.

– Scrittore/scrittrice preferito/a vivente e motivazione.

Lansdale, perché è il padre di un genere che affonda sonde in profondità nell’animo umano senza perdere la leggerezza necessaria per non perdersi e riaffiorare ogni volta in superficie, verso la vita. Perché è il faro che seguo quando mi sento in mare aperto e annuso la tempesta.

– Scrittore/scrittrice vivente che non riesci ad apprezzare e perché.

Vorrei fare nomi, ma la realtà è che, quando non li apprezzo, lascio i libri a metà e non ci penso più… ma ce ne sono, ed il perché è strettamente connesso a quanto mi interessino le loro storie e il loro punto di vista sul mondo.

– Parlaci del tuo ultimo lavoro e fornisci un motivo per cui dovremmo leggerlo.

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Quattro ragazzine in vacanza dovrebbero vivere l’estate dei primi baci, delle prime uscite di nascosto… ma c’è qualcosa nei boschi del Cadore, una belva che ha fame di carne umana. I luoghi della loro infanzia si distorceranno fino a deformarsi sotto il morso sinistro di un male sconosciuto…

Se volete sapere chi o cos’è la belva… non dovete far altro che iniziare a leggere J. 

Puoi fornirci un link che rimandi alla possibilità di acquisto?

http://www.ibs.it/code/9788854151710/bertuzzi-francesca/belva.html

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