Rivista Scrivere Donna — 18 dicembre 2012

Oggi parliamo con Livia Rocchi, un’autrice che ha inaugurato, insieme alla coraggiosa casa editrice Camelozampa, un esperimento di letteratura per ragazzi seriale. Lo scorso 19 novembre è uscito il secondo capitolo della serie “Talent Angels”: “Il canto fantasma”. Ne sono previsti altri tre, per il momento.

 

– Livia, quando hai deciso di scrivere e perché?

Lo decido ogni volta che mi metto al computer nonostante tutto quello che mi fa pensare: “Ma chi me lo fa fare?”. Ma mi mancherebbero troppo le scoperte che arrivano solo attraverso la scrittura.

 

– Che tipo di libri leggi normalmente?

Tutti quelli che mi incuriosiscono: racconti, classici, saggi, biografie, chick-lit, ricette, noir, rosa, best-seller, guide turistiche, manoscritti… Ultimamente leggo soprattutto letteratura per ragazzi visto che ho deciso di occuparmene. Ho molto da imparare e recuperare.

 

– Hai mai preferito un libro a un altro per il genere dell’autore?

No.

 

– Hai mai avuto la sensazione che il tuo essere donna potesse, in qualche modo, ostacolare/favorire la tua passione per la scrittura?

Finora no, ma non escludo che possa capitarmi quello che mi è successo a sedici anni quando nutrivo una sfrenata passione per il calcio, seguivo tutte le partite, giocavo con i ragazzi, finché un giorno mi hanno detto: “No, stavolta è una partita seria”. Non ho combattuto perché di lì a poco mi sono resa conto di quanto serio sia il calcio (bhuahuahua) e ho preferito lasciarli giocare (sì sì, gio-ca-re ragazzi!) per conto loro. Stavolta però non è un gioco, credo che lotterei perché ormai ci sono abituata. Essere donna è un ostacolo in tutto; anche ai colloqui per il lavoro più banale ti rispondono che “lo stipendio che chiedi è uno stipendio da uomo”.

 

– Ritieni esista e sia individuabile una scrittura al femminile?

Bella domanda. Una volta ho provato a farla a uno scrittore che nelle sue interviste parlava spesso di “scrittura femminile” e “scrittura maschile”. Ha risposto che non esiste una divisione netta perché “Quando leggi Agota Kristof, non trovi certo le caratteristiche di romanticismo, emozione e delicatezza che generalmente vengono attribuite a una donna” (Intanto dentro di me la voce della Mannoia cantava: Siamo cosìììì, dolcemente complicate, sempre più emozionate, delicate…”, mentre un’altra vocetta che stava a metà tra la mia e quella di Alberto Lupo, diceva cose irripetibili). Lo scrittore ha continuato: “Però “Orgoglio e pregiudizio”, “L’amante” di Marguerite Duras… sono romanzi che mai potrebbero essere stati pensati da un uomo. Come Fiesta non potrebbe essere stato scritto da una donna”. Un giorno incontrerò di nuovo quello scrittore, gli sottoporrò citazioni e trame senza dirgli a chi appartengono e gli chiederò di attribuirle a un uomo o a una donna. Penso che mi divertirò un sacco.

 

– Ritieni esista un pregiudizio nei confronti di un’autrice da parte dei lettori uomini?

Ne sono certa, conosco uomini che dicono di non leggere autrici donne. Del resto, la stessa Rowling è stata costretta a firmarsi con le iniziali J.K. (rubando addirittura la K a sua nonna) perché i lettori avrebbero storto il naso di fronte al nome di una femmina. Nell’avanzatissimo, civilissimo mondo anglosassone. Io sto scrivendo una serie dedicata a un pubblico di giovanissimi: cinque protagoniste femmine, copertina glitterata (da femmine)… voglio tentare di andare nelle scuole e dire ai ragazzi: “Se lo leggete, anzi se solo avrete il coraggio di uscire con questo libro in mano, di sfogliarlo senza pensare Bleah, è da femmine, avrete imparato più di quanto potranno mai insegnarvi diciotto enciclopedie”. Se me li tireranno dietro pazienza, ero una campionessa di palla avvelenata, saprò schivarli.

 

– Hai mai avuto la sensazione di una preclusione editoriale nei confronti delle donne?

Se devo pensare solo alla mia personale, minuscola esperienza direi di no. Ma la mia personale, minuscola esperienza mi porterebbe anche a dire che si può arrivare a far parte di un progetto editoriale abbastanza importante senza raccomandazioni, spinte e amicizie, solo rispondendo a un annuncio trovato in internet e facendosi un mazzo grande quanto un tendone da circo una volta che ti hanno scelto. Forse la mia personale, minuscola esperienza non fa testo. Sono solo una che, nel suo piccolo, ha avuto un gran…. tendone da circo.

 

– Storie d’amore nei romanzi, pensi sia una roba da donne?

Penso che le leggano quasi solo le donne, e penso che alcuni uomini le sappiano scrivere molto bene. A me interessano poco, sia come lettrice che come autrice. Credo di averne fatto indigestione pubblicando una quarantina di racconti d’amore per un mensile, anni fa. Adesso mi interessano altri tipi di passione, quella per un’ideale ad esempio, o per l’arte.

 

– Esiste un pregiudizio nei confronti della cosiddetta narrativa rosa? E, se sì, come si manifesta?

È un discorso difficile per me perché fatico ad accettare (o capire?) le etichette, tutte. Se, come lo scrittore di cui dicevo prima, definiamo “rosa” tutto ciò che è solo “romanticismo, emozione e delicatezza” sono la prima a storcere il naso. Ma credo che una storia d’amore possa essere declinata da ben altro che batticuori e melensaggini, e che abbia molto di più da trasmettere. In quel caso, se è rosa, viva il rosa. Ma penso sia solo buona scrittura, che non ha colore, sesso, limiti d’età, nazionalità… e contro la quale è impossibile avere pregiudizi.

 

– È possibile, a tuo parere, una collaborazione tra scrittrici così come si configura tra scrittori nella creazione di movimenti letterari (New Italian Epic o TQ, per esempio)?

Non dico che non possano nascere intese e allacciarsi collaborazioni, anzi, ma non riesco a immaginare una “truppa compatta” di scrittrici o scrittori, tanto meno divisi per sesso. Mi sembra che a TQ abbiano aderito sia donne sia uomini, e che il movimento abbia già subito allontanamenti e defezioni da quando è nato. In generale, se deve esserci un movimento o un’associazione spero che alla base ci siano criteri ben diversi dalla divisione in “maschietti e femminucce” che mi ricorda tempi ormai remoti.

 

– Molte donne lamentano la difficoltà di dedicarsi quanto vorrebbero alla scrittura e i sensi di colpa per la necessità di trascurare altre cose. Tu come ti poni?

Non ho sensi di colpa, sono un lusso che non posso permettermi. Sono a posto con la coscienza, faccio “il mio dovere” e lo faccio per amore. Ma esisto anch’io, quindi mi ritaglio i miei coriandoli di spazio tra tutte le difficoltà. Se riesco a farli diventare un foglio, un racconto o un libro, è giusto così. Non si può fare tutto e non esiste la perfezione. Bisogna accettarlo, altrimenti si sconfina nel delirio di onnipotenza.

 

– Cosa ne pensi dei fenomeni editorial-marketing degli ultimi anni e della fruizione soprattutto femminile che li caratterizza?

Grande tristezza. Le donne leggono più degli uomini, ma forse non leggono “meglio”. Perché?

 

– Laura Donnini, nuovo direttore generale Edizioni Mondadori, ha annunciato che ci sarebbero molte autrici a lavoro per sfornare trilogie erotiche in linea con la moda soft-porn o mom-porn. Come ti porresti davanti alla proposta di entrare nel ciclo produttivo?

Non so, ma non dico mai “mai” perché il destino è beffardo. Ho esperienze molto positive per quanto riguarda la scrittura su commissione, quindi non metto paletti. Se ben guidata, credo che accetterei per imparare qualcosa e per “metterci qualcosa”. Ho iniziato a pubblicare scrivendo quelli che chiamavo “raccontini per perpetue”: storie d’amore semplici, a lieto fine, un po’ fatte con lo stampino per un target medio basso. Roba che non avrei letto nemmeno sotto tortura. Nel giro di qualche mese però ho fatto una proposta all’editore: ispiriamoci a grandi opere teatrali! L’hanno accettata e sono riuscita a portare un po’ di Verdi, A.L. Webber, Čajkovskij e Shakespeare nel giornalino per vecchiette. Non male, direi.

 

– Pubblicare purché sia è un principio da perseguire?

Come ti poni davanti al dilagare dei fenomeni editoria a pagamento, print on demand o self-publishing?

Il self-publishing e il print-on-demand possono avere un senso presi per quello che sono: una cosa fatta in casa. Anch’io cucino torte e le offro agli amici, sapendo che non sono una pasticcera (e non è detto che i miei dolci fatti in casa siano per forza peggio di quelli cucinati dai professionisti, come sa chiunque abbia visto una puntata di Buddy, il re delle torte su Real Time).

Invece sono totalmente contro l’editoria a pagamento, senza se e senza ma. E ce l’ho più con gli “autori” che alimentano il giro che con gli editori stessi. Perché si sa che il leone insegue la gazzella per mangiarsela, è la sua natura. Ma la gazzella che si butta tra le fauci del leone e gli dà la forza per correre a sbranare altre gazzelle, merita di diventare carogna. Non riesco a giustificare chi paga per lavorare, e nemmeno chi si svende, in nessun campo. Questa concorrenza sleale l’ho subita anche quando cantavo. Ho visto troppi musicisti bravi, competenti e pieni di talento, andare a vendere scarpe perché non li facevano suonare nemmeno nelle più infime sale da ballo. Pretendevano di essere retribuiti per quel che valevano, ma c’era sempre il dilettante di turno che lavorava al posto loro facendosi pagare con un panino e un applauso del pubblico felice di sentire barzellette e stonature al posto della musica ben fatta (tanto la musica ben fatta non l’hanno mai sentita). Andiamo avanti così, a sgomitare per produrre (e comprare) tantissima roba scadente a poco prezzo? Vediamo dove ci porterà.

 

– Cosa ritieni che possa far la differenza nell’attirare un lettore: copertina, titolo, autore personaggio, passaggio televisivo o D’Orrico che si innamora di te?

Se devo metterli in ordine direi:

  • autore personaggio / passaggio in TV
  • copertina/titolo
  • critica

Aggiungerei il catalizzatore “moda del momento”.

 

– Quali tuoi buoni propositi salterebbero davanti a un improvviso successo?

Forse quello di non ricorrere mai alla chirurgia estetica. Scherzi a parte, non credo di avere buoni propositi. Ho un’etica, e quella spero che non salti mai.

 

– Sei autrice del bestseller del momento, tradotta nel mondo, milioni di copie: togliti uno o più sassolini dalla scarpa.

Purtroppo ho una soglia di sopportazione molto bassa, me li tolgo anche adesso che non sono nessuno, quindi al momento non ne ho. Forse andrei a fare qualche pernacchia davanti a redazioni, librerie ecc. che mi stanno snobbando adesso che sono un’esordiente. Più probabilmente mi godrei la vita priva di preoccupazioni economiche, aprirei uno o più rifugi per animali e mi trasferirei in Bhutan.

 

– Scrittore/scrittrice preferito/a vivente e motivazione.

Non lo so. Non ho nulla di “preferito in assoluto”, né una canzone, né una città, un libro, un piatto, un autore. Mi piacciono troppe cose, troppe mi hanno deluso.

 

– Scrittore/scrittrice vivente che non riesci ad apprezzare e perché.

A parte quelli ovvi, tipo i personaggi che sono tutto tranne che scrittori, direi Daniel Pennac. Avrebbe potuto farmi sognare, invece… non è andata così.

 

– Parlaci del tuo ultimo lavoro e fornisci un motivo per cui dovremmo leggerlo.

Per restare (o tornare) giovani, anzi: giovanissime! È già stato testato su lettrici ultraquarantenni (anche una di ottantun’anni) che confermano l’effetto. Il canto fantasma è il secondo episodio della mia serie per ragazzi: Talent Angels. Ruota intorno a un talent show immaginario perché l’argomento piace a quella fascia di pubblico e, a volte, anche a me. Gli snob storcono il naso, ma io sono felice di incontrare i miei (tre) lettori su un terreno comune che ho avuto modo di coltivare e conoscere quando ho studiato e praticato canto, danza e recitazione. Ho fatto provini, ho fatto quei sogni, ho gioito, ho sbattuto il naso. Ma c’è anche molto di più. C’è il viaggio, l’incontro tra culture diverse. L’amicizia e l’amore. Il mistero, la paura (sono appena stata rimproverata dalla mia adorata beta reader di otto anni perché ci sono troppi fantasmi e lei lo legge prima di dormire…). Ci sono citazioni letterarie, omaggi ai grandi della musica, del cinema, omaggi alla natura che stupisce più di qualsiasi arte o artificio… c’è tutto quello che mi interessa. Cioè quasi tutto.

 

Puoi fornirci un link che rimandi alla possibilità di acquisto?

Certo. Voglio segnalare che la copertina di Il canto fantasma, come anche quella del primo episodio: Il mondo ai tuoi piedi, è disegnata da Caterina Giorgetti. Il link per ordinarlo http://www.camelozampa.com/libro/51/Il-canto-fantasma, mentre i link per seguire il blog di Talent Angels o la nostra pagina FB sono:

http://www.thetalentangels.com 

http://www.facebook.com/TalentAngelsSeries

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scrivendovolo

(1) Reader Comment

  1. Evvai Livia! sei la nuova Karin Michaelis!!!
    (se non la conosci fai una googlata volante)

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