Rivista Scrivere Donna — 03 gennaio 2013

Ho la fortuna di conoscere Milvia Comastri personalmente e di poterla chiamare amica. Raramente si incontra uno spirito così elevato, scevro da meschinità, tutto proteso a rincorrere l’ideale di giustizia, il bene comune. E raramente si incontra persona così generosa di se stessa e così timida nel porgersi nella scrittura. Eppure Milvia ha moltissimo da dire e gli strumenti per dirlo. Non solo, Milvia ha uno splendido romanzo di donne nel cassetto. E noi che la conosciamo, siamo tutti lì ad aspettare che lo tiri finalmente fuori.

 

– Quando hai deciso di scrivere e perché?

Credo di essere nata narratrice: fin dalla prima infanzia raccontavo storie a me stessa e ai miei compagni di gioco. Poi, quando ho imparato a leggere e ho scoperto che le storie potevano essere scritte e non solo… parlate, è stata una sorta di rivelazione, per me. E quando mi chiedevano cosa vuoi fare da grande, rispondevo, con sicurezza, che volevo diventare scrittrice. Perché? Non lo so, so solo che già da allora, quando scrivevo, mi sentivo molto bene. E bene, quando scrivo, mi sento ancora.

– Che tipo di libri leggi normalmente?

Soprattutto romanzi e raccolte di racconti. Non ho un genere preferito, però non amo i fantasy, gli horror, la fantascienza e i libri di spionaggio: preferisco storie che raccontino della vita reale, non importa se attuale o passata. Lo so che è sono un po’ out, in questa non preferenza.

– Hai mai preferito un libro a un altro per il genere dell’autore?

No, le mie scelte di lettura non dipendono mai dall’appartenenza di genere dell’autore.

– Hai mai avuto la sensazione che il tuo essere donna potesse, in qualche modo, ostacolare/favorire la tua passione per la scrittura?

Non lo so… Se ripenso al mio vissuto, forse dovrei rispondere: sì, il mio essere donna ha ostacolato la passione per la scrittura. Per tutta la durata del mio matrimonio non ho infatti scritto nulla e la passione o, meglio, il sogno di diventare scrittrice, l’avevo del tutto abbandonato: c’era il lavoro, il figlio, gli impegni famigliari. Ma forse, chissà, la stessa cosa sarebbe successa anche se io fossi stata uomo.

– Ritieni esista e sia individuabile una scrittura al femminile?

Non lo credo. Credo che se un’autrice o un autore sono davvero validi, l’appartenenza di genere non sia identificabile. D’altra parte, esiste sempre, più o meno spiccata, una parte femminile nell’uomo e, viceversa, una parte maschile nella donna. Basta dare spazio, nella creazione di un’opera letteraria, alla voce di queste parti nascoste, e… il gioco è fatto, mi vien da dire.

– Ritieni esista un pregiudizio nei confronti di un’autrice da parte dei lettori uomini?

Vorrei rispondere di no, ma credo che purtroppo, da parte di alcuni (molti?) lettori uomini questo pregiudizio esista. Voglio sperare che non sia così per la maggior parte di loro. Anzi, più che sperarlo, lo credo.

– Hai mai avuto la sensazione di una preclusione editoriale nei confronti delle donne?

Per quanto mi riguarda, ho troppo poca esperienza in campo editoriale per potere dare una risposta. In generale, non so: mi sembra che negli scaffali delle librerie siano presenti molti libri scritti da donne. Per rispondere con cognizione bisognerebbe fare un’indagine di tipo statistico.

– Storie d’amore nei romanzi, pensi sia una roba da donne?

Ma perché mai? Storie d’amore sono state scritte da grandi scrittori uomini e sono state lette da uomini e da donne.

– Esiste un pregiudizio nei confronti della cosiddetta narrativa rosa? E, se sì, come si manifesta?

Detesto il termine “narrativa rosa”. Ecco, sì, ho un forte pregiudizio sul termine. E, forse, se si smettesse di utilizzarlo, ci sarebbero meno pregiudizi, da parte dei lettori, sui romanzi che vengono classificati in questa categoria. D’altra parte non mi piace neppure molto che alla narrativa debba a tutti i costi essere attribuito un genere: ci sono gialli che sono ben più di un giallo, giusto per fare un esempio.

– È possibile, a tuo parere, una collaborazione tra scrittrici così come si configura tra scrittori nella creazione di movimenti letterari (New Italian Epic o TQ, per esempio)?

Penso che ogni collaborazione, da qualsiasi progetto nasca, incontri nel suo cammino molte difficoltà. C’è quasi sempre qualcuno che vuole emergere sul gruppo e che vuole imporre le proprie idee. Credo che questa difficoltà riguardi sia gli uomini che le donne. Per fare in modo che un movimento (letterario o no) funzioni, bisogna che ogni partecipante si dimentichi un po’ di sé. E penso che, sia per gli uomini che per le donne, in ugual misura, questo non sia facile.

– Molte donne lamentano la difficoltà di dedicarsi quanto vorrebbero alla scrittura e i sensi di colpa per la necessità di trascurare altre cose. Tu come ti poni?

Sono in una situazione, come dire, privilegiata (e lo scrivo con un pizzico di ironia): vivo da sola, non ho un lavoro fisso, non ho nipoti da accudire. Dovrei avere quindi tanto tempo da dedicare alla scrittura. Eppure mi perdo in mille cose, e arriva sera e non ho scritto una riga. Il mio senso di colpa è grande, ma non verso altre cose che trascuro, ma verso i miei personaggi, immobili, in attesa.

– Cosa ne pensi dei fenomeni editorial-marketing degli ultimi anni e della fruizione soprattutto femminile che li caratterizza?

Devo essere sincera, anche a costo di fare una cattiva figura? Non so cosa sia l’editorial-marketing!

– Laura Donnini, nuovo direttore generale Edizioni Mondadori, ha annunciato che ci sarebbero molte autrici a lavoro per sfornare trilogie erotiche in linea con la moda soft-porn o mom-porn. Come ti porresti davanti alla proposta di entrare nel ciclo produttivo?

Rispondo che preferisco sfornare dolci per le cene con amici, piuttosto che sfornare trilogie erotiche. Avevo letto l’intervista fatta alla Donnini, e ho giudicato la sua proposta per quello che è: la signora Donnini guarda al mercato, che sia giusto o no dal punto di vista commerciale, non sta a me dirlo. Senza dubbio non è un’operazione che promuove la qualità della letteratura. Nella fantascientifica ipotesi che la Mondadori mi facesse la proposta risponderei: no, grazie.

– Pubblicare purché sia è un principio da perseguire?

Beh, credo che la risposta alla domanda che precede questa, esprima bene il mio pensiero. Veder pubblicato il proprio manoscritto è senz’altro una grande soddisfazione, e perseguire questo obiettivo è assolutamente lecito e comprensibile: ma è quel “purché sia” che non mi vede d’accordo.

– Come ti poni davanti al dilagare dei fenomeni editoria a pagamento, print on demand o self-publishing?

In questi ultimissimi tempi si è parlato tanto (e in maniera giustamente negativa) dell’editoria a pagamento, e l’ignoranza su questo tema, insomma, non è più ammissibile. Nessun autore, neanche per il suo libro d’esordio, dovrebbe quindi rivolgersi a un editore che richiede un contributo per la pubblicazione. Fra l’altro, è bene ricordare che molte delle case editrici (non tutte, a dire il vero) che pubblicano a pagamento, una volta che il libro è stampato non se ne occupano più, non lo distribuiscono né lo promuovono: e allora che vantaggi ha l’autore? Quello di tenersi in casa un numero considerevole di copie o andarle a vendere porta a porta?

Il fenomeno del print on demand è invece più complesso e ha indubbiamente lati positivi: abbatte i costi di produzione per il “prodotto libro” finito; stabilendo a mano a mano quante copie bisogna stampare si eliminano spese di giacenza e, cosa per me davvero importante, dal punto di vista ecologico, non c’è un inutile e dannoso spreco di carta. Tutto questo vale per l’editoria. Se poi uno scrittore vuole auto-produrre la sua opera con questo metodo, libero di farlo, così come è libero di pubblicare attraverso il self-publishing. È una scelta diversa da quella di rivolgersi a un editore a pagamento. Personalmente, preferisco affidarmi, per un eventuale pubblicazione, all’iter più tradizionale: inviare il manoscritto a un editore e restare in attesa, e sperare.

– Cosa ritieni che possa far la differenza nell’attirare un lettore: copertina, titolo, autore personaggio, passaggio televisivo o D’Orrico che si innamora di te?

Sono una lettrice bulimica, quindi dirò cosa attira me, quando entro in libreria e il mio sguardo famelico si sofferma sui banconi: prima di tutto la copertina e il titolo, poi scorro velocemente la quarta di copertina e infine apro il libro in una pagina a caso: se quel che leggo mi cattura, lo acquisto. Gli autori-personaggi cerco di evitarli, a meno che non conosca il loro pensiero e lo condivida (Luca Mercalli, sì, per esempio, ma Bruno Vespa no). Come autrice sono certa che un passaggio televisivo mi darebbe fama: insomma, vado da Fazio e il giorno dopo il mio libro è ai vertici della classifica dei best- seller. Non per il suo valore, ma perché è così che accade quando si va da Fazio. Ma è un’ipotesi molto molto più che improbabile, e ancora di più lo è l’innamoramento di D’Orrico, su cui non mi soffermo. In sintesi vorrei che a rendermi visibile come autrice fossero i lettori, magari con un passa-parola.

– Quali tuoi buoni propositi salterebbero davanti a un improvviso successo?

Se mi conosco bene: nessuno. Non credo che cambierei, davanti a un successo. Ma… a proposito: quali buoni propositi?

– Sei autrice del bestseller del momento, tradotta nel mondo, milioni di copie: togliti uno o più sassolini dalla scarpa.

I sassolini dalla scarpa me li tolgo anche adesso: sassolini, o mattoni, che riguardano aspetti della nostra società che non condivido. Credo che continuerei a farlo, con la stessa determinazione. Forse non era questo il senso della domanda, ma non mi viene da dire altro.

– Scrittore/scrittrice preferito/a vivente e motivazione.

Uno? Più di uno o una, senza dubbio. Dirò il primo nome che mi viene in mente: John Irving. Mi piace quel suo modo di raccontare vicende a volte assurde e improbabili e fare sì che il lettore le creda assolutamente plausibili.

– Scrittore/scrittrice vivente che non riesci ad apprezzare e perché.

Confesso che ho un limite: non riesco ad apprezzare scrittori o scrittrici presuntuosi e supponenti (e ce ne sono). Ma i nomi non li faccio. E, a dir la verità, non li leggo nemmeno. E forse sbaglio.

Parlaci del tuo ultimo lavoro e fornisci un motivo per cui dovremmo leggerlo.

La mia ultima pubblicazione è la raccolta di racconti “Colazione con i Modena City Ramblers”, pubblicato dalla Casa editrice Historica e uscito nel maggio di quest’anno. Il motivo per cui dovreste leggerlo? Oddio, questa è la domanda più difficile, non sono capace e mi imbarazza farmi pubblicità. Ecco, rispondo così: per la curiosità di leggere le storie scritte da un’attempata signora, che non sono autobiografiche, né parlano nostalgicamente del passato, ma sono proiettate verso cambiamenti, più o meno drastici, dei personaggi. E comunque, chi vuole, può cercare in Rete alcune buone recensioni. Ora, poi, sto lavorando a un romanzo. Una storia di donne, tre generazioni di donne che per vari motivi non riescono a comunicare fra loro. Infatti il titolo è Isole.

Puoi fornirci una tua foto, la copertina del tuo ultimo libro e un link che rimandi alla possibilità di acquisto? Grazie

La foto nooo!!! Proprio devo? E va bene…

La copertina sì, certo, mi piace anche un sacco.

Il mio ultimo libro si può acquistare via internet:

http://www.ibs.it/code/9788896656433/comastri-milvia/colazione-con-i-modena.html

http://www.bol.it/libri/Colazione-Modena-City-Rambles/Milvia-Comastri/ea978889665643/

http://www.libreriauniversitaria.it/colazione-modena-city-rambles-comastri/libro/9788896656433

oppure scrivendo direttamente all’editore:

info@historicaweb.com

(Dovrebbe poi essere presente in alcune librerie di Bologna: Libreria Trame e Libreria Ubik Irnerio)

E, naturalmente, si potrà acquistare durante le presentazioni, che ancora stanno continuando: a Napoli questo mese. E altre due a Bologna, in data da destinarsi.

Per finire, invito chi volesse conoscermi meglio, a visitare il mio blog:

http://rossiorizzontidue.wordpress.com/

Ecco, ho finito: grazie di cuore a Progetto Scrivere Donna per avermi offerto la possibilità di essere più visibile. Cosa più gradita di un eventuale passaggio televisivo (dai, Fazio, non prendertela! Se mi chiami, non mi negherò).

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