Rivista Scrivere Donna — 08 gennaio 2013

Marilù Oliva è una realtà inaspettata nella narrativa italiana. E la dimostrazione che se il talento c’è, non può non venire fuori. La sua trilogia su Bologna, le serate di salsa e le avventure della Guerrera è una delle cose migliori pubblicate negli ultimi anni in Italia. Ma oltre che scrittrice, è giornalista e donna attenta alla realtà sociale che ci circonda. E la sua voce non poteva mancare.

 

– Quando hai deciso di scrivere e perché?

Ho sempre scritto, dalle elementari. Solo che da piccola disegnavo, soprattutto, e la scrittura era una sorta di sceneggiatura molto rudimentale.

 

– Che tipo di libri leggi normalmente?

Ogni genere, con particolare attenzione per i classici, i noir, i gialli e la saggistica.

 

– Hai mai preferito un libro a un altro per il genere dell’autore?

No.

 

– Hai mai avuto la sensazione che il tuo essere donna potesse, in qualche modo, ostacolare/favorire la tua passione per la scrittura?

Non è tanto l’essere donna, quanto le attività che le scelte di vita femminili possono comportare: quella di mamma, di lavoratrice, di persona che si occupa anche della casa.

 

– Ritieni esista e sia individuabile una scrittura al femminile?

Penso che i casi siano due, se parliamo di libri significativi. Il primo caso è quello di autori dotati di una scrittura così profonda che travalica l’essenza maschile o femminile – e cito ad esempio Agota Kristof –: se il lettore non conoscesse l’autore, non sarebbe in grado di decifrare tra le pagine la voce di un uomo o di una donna. Il secondo caso quello è di scritture in cui si rintraccia il sentore del sesso. Esco dal noir e prendo un esempio dalla narrativa storica. Nei libri di Maria Bellonci vi è una cura per il dettaglio, una naturalezza nell’indagine dei moti dell’animo, un’inclinazione all’analisi complessa dei comportamenti da cui trapela una delicatezza ferma, ma senza dubbio femminile.

 

– Ritieni esista un pregiudizio nei confronti di un’autrice da parte dei lettori uomini?

In assoluto no, nel particolare sì: esistono uomini (ma anche donne, e molte) che hanno pregiudizi verso i libri scritti dalle donne.

 

– Hai mai avuto la sensazione di una preclusione editoriale nei confronti delle donne?

Premetto che io sono stata molto fortunata quanto a percorso editoriale (riguardo al mio), quindi parlo non per esperienza personale, ma in virtù delle storie che altre hanno condiviso con me, perché mi piace osservarmi attorno e credere che il mondo non si riduca al mio fazzolettino di terra. La risposta è sì: ho avuto questa sensazione.

 

 

– Storie d’amore nei romanzi, pensi sia una roba da donne?

No, è universale: l’amore fa parte della vita, ma se una donna osa toccarlo nei suoi romanzi, allora ha molte possibilità che quelli, per la critica, si “tingano di rosa”.

 

– Esiste un pregiudizio nei confronti della cosiddetta narrativa rosa? E, se sì, come si manifesta?

Verso il romance esiste un grandissimo preconcetto. Eccezion fatta per Mariangela Camocardi, che è una bravissima scrittrice e un’amica, io non conosco questo genere, ma non per un discorso di pregiudizi, bensì perché preferisco il noir e il tempo per leggere è davvero poco.

 

– È possibile, a tuo parere, una collaborazione tra scrittrici così come si configura tra scrittori nella creazione di movimenti letterari (New Italian Epic o TQ, per esempio)?

Non è probabile, ma sì: possibile.

 

– Molte donne lamentano la difficoltà di dedicarsi quanto vorrebbero alla scrittura e i sensi di colpa per la necessità di trascurare altre cose. Tu come ti poni?

Io trascuro molte cose, per scrivere, e tra queste sono obbligata a trascurare anche eventuali sensi di colpa. 😉

 

– Laura Donnini, nuovo direttore generale Edizioni Mondadori, ha annunciato che ci sarebbero molte autrici a lavoro per sfornare trilogie erotiche in linea con la moda soft-porn o mom-porn. Come ti porresti davanti alla proposta di entrare nel ciclo produttivo?

Rifiuterei. Non biasimo la fascia medio-bassa di lettori, né gli scrittori che si adoperano per mantenerla tale. Però non ne vorrei far parte. Non per presunzione, ma proprio per un discorso di piacevolezza della scrittura. Voglio scrivere le cose che mi piacciono, per il mio lettore ideale. E il mio lettore ideale non va in visibilio per uno pseudo-contratto sadomaso, il mio lettore ideale ha già conosciuto la vera letteratura erotica, quella ad esempio di Pauline Réage o di Emmanuelle Arsan: le Sfumature non gli interessano, così come non interessano a me.

 

– Pubblicare purché sia è un principio da perseguire?

No.

 

– Come ti poni davanti al dilagare dei fenomeni editoria a pagamento, print on demand o self-publishing?

Ho sempre sconsigliato di pubblicare a pagamento. Non capisco nemmeno l’utilità – se non quella narcisistica, che comunque comprendo umanamente, convinta che dietro a ogni scrittore e al suo slancio comunicativo ci sia anche una dose di narcisismo. Del resto anche io, se non avessi pubblicato in cartaceo, sarei stata molto attratta da una di queste soluzioni alternative – del self-publishing, realtà quest’ultima, che però potrebbe prendere delle pieghe interessanti.

 

– Cosa ritieni che possa far la differenza nell’attirare un lettore: copertina, titolo, autore personaggio, passaggio televisivo o D’Orrico che si innamora di te?

Escludendo D’Orrico, gli altri elementi che hai citato sicuramente concorrono, anche se l’impressione è che un autore possa essere incanalato al successo attraverso due strade: o il passaparola spontaneo e compulsivo (dunque imprevedibile) o un’ottima campagna pubblicitaria dell’editore. Quanto l’editore investe su di te, tanto desidera ricevere in termini di riscontri-vendita.

 

– Quali tuoi buoni propositi salterebbero davanti a un improvviso successo?

Diventare Presidente del Consiglio. Il mio programma sarebbe molto semplice: più tasse per i ricchi, meno per i poveri, al bando pensioni d’oro, pensionati baby e altri privilegi, basta ingerenza della chiesa, legalizzazioni di alcune cose ora proibite, incremento dei servizi e – soprattutto – stesse possibilità per tutti.

Stavo scherzando, claro. Però voi votatemi lo stesso.

 

– Sei autrice del bestseller del momento, tradotta nel mondo, milioni di copie: togliti uno o più sassolini dalla scarpa.

Non ho sassolini. Sono convinta che anche il male ricevuto in qualche modo serva. Per lo meno a renderti più forte.

 

– Scrittore/scrittrice preferito/a vivente e motivazione.

Gabriel Garcia Marquez, perché mi ha incantata saltando i muretti del magico e del reale.

 

– Scrittore/scrittrice vivente che non riesci ad apprezzare e perché.

Amélie Nothomb perché è originale e imprevedibile, sia nel contenuto che nella forma.

 

– Parlaci del tuo ultimo lavoro e fornisci un motivo per cui dovremmo leggerlo.

Mala Suerte (Elliot): La Guerrera – bevitrice di vecchio rum Botran, ballerina di salsa, ma anche giornalista e aspirante criminologa – aiuta Basilica nella risoluzione di due omicidi. Non è un giallo classico, non mi interessa la risoluzione del caso (che comunque c’è): quello che mi interessa sono i precipizi e le ombre dell’animo umano.

 

Puoi fornirci una tua foto, la copertina del tuo ultimo libro e un link che rimandi alla possibilità di acquisto? Grazie

Grazie a voi! Vi do il link di Amazon, che lo vende a 13, 60: http://www.amazon.it/Mala-suerte-Maril%C3%B9-Oliva/dp/8861922848

 

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