le interviste Rivista Scrivere Donna — 05 aprile 2013

Oggi intervistiamo due donne, due sorelle, due professioniste che da sempre si occupano di genitorialità e che hanno fondato, un anno fa, il seguitissimo blog MammeCheFatica.it

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Eccole:

Buongiorno a tutti! Siamo due sorelle, Marta Stella e Sara Luna, da anni impegnate nel mondo della prima infanzia, soprattutto nella gestione di asili nido. Oltre al secondo nome “astronomico” ci accomuna l’ottimismo, la golosità e la voglia di ridere e scherzare.

Marta: sono la sorella maggiore, pedagogista, con un po’ di asili alle spalle. Stakanovista, solare e fin troppo creativa, non riesco mai a dire di no (quante volte ho lavorato anche la domenica!). Mi piacciono le sfide e i bambini “pecore nere” ritenuti da tutti ingestibili. Con i piccoli canto di continuo come approccio al gioco e alla vita.

Sara: sono psicologa, mi sto specializzando in psicoterapia dell’infanzia e dell’adolescenza. Attenta osservatrice, persona pratica e con la testa sulle spalle, ho grandi sogni nel cassetto come quello di aprire un grande centro di aiuto psicologico a prezzi accessibili. Ogni giorno imparo qualcosa di più sulle relazioni interpersonali e non smetto mai di stupirmi del fascino della psiche umana!

Lavoriamo insieme già da un po’ di anni nel mondo dell’infanzia e riusciamo a coordinarci bene compensando i nostri reciproci difetti. Quello che più ci caratterizza è il forte desiderio di apprendere sul campo, crescere e proporre idee nuove, stimolanti ed originali che possano favorire il benessere delle persone. Un aspetto peculiare del nostro modo di lavorare che ci viene riconosciuto dall’esterno è quello di rapportarsi empaticamente con adulti e bambini costruendo rapporti personali intensi e duraturi.

Il nostro blog, MammeCheFatica.it, nasce un anno fa a partire dal feedback positivo di alcuni incontri rivolti ai genitori sui vari temi riguardanti la crescita e lo sviluppo dei bambini. Il blog è rivolto alle mamme, in primis, ma anche ai papà, ai nonni, alle tate e a tutte le figure educative che sperimentano quotidianamente la fatica di crescere un bambino. Gli spunti e le idee per scrivere i post derivano proprio dal nostro vivere con i bambini, dalle domande che i genitori ci pongono, con i loro dubbi e i loro timori.

MammeCheFatica è un blog pensato per favorire uno scambio dialettico fra i genitori anche su certi temi “tabù” come la depressione post-partum (un fenomeno più frequente di quanto si immagini), la difficoltà degli adulti nel gestire frequenti capricci dei loro bambini, ma anche la sensazione di inadeguatezza provata da molti genitori, così difficile da riconoscere, accettare ed esplicitare.

MammeCheFatica non è solo un blog, ma anche un progetto concreto che entra nelle aziende come strumento di sostegno alla genitorialità. Infatti in questo momento di profonda crisi, non solo economica, ma anche etica, i valori vengono meno provocando spesso una sensazione di disorientamento e di solitudine. Per questo motivo proponiamo alle aziende dei “pacchetti” di sportelli di ascolto individuali per i dipendenti e incontri di gruppo su temi riguardanti la genitorialità e le fatiche di crescere dei figli. Lo scopo è quello di favorire la conciliazione lavoro-famiglia e dunque il benessere dei lavoratori attraverso dei servizi di welfare meno dispendiosi di quelli più noti.

  1. Fioriscono ormai da tempo blog e forum dove le mamme si danno convegno per scambiare opinioni e suggerimenti sulla cura dei pargoli. Il web ha supplito all’isolamento delle madri?

Marta dice: No, il web non potrà mai supplire completamente questa condizione perché le mamme da sempre sentono l’esigenza di confrontarsi fra loro e ottenere pareri e suggerimenti. Inoltre sarà presente una sensazione di solitudine fintanto che il mondo del lavoro lascia le madri abbandonate a se stesse nella gestione dei figli, senza cioè un servizio di conciliazione lavoro-famiglia adeguato alle loro necessità.

Sara dice: È necessario dunque un cambiamento culturale che si basi su una riorganizzazione del lavoro che, da un lato, permetta di migliorare la qualità del lavoro stesso e dall’altro, possa ridurre i sensi di colpa materni. Dovremmo ricordare ai nostri politici la frase di Bianca Leporli: “Con ogni nuova vita siamo anche potenzialmente creatori di un mondo migliore o peggiore. Aver cura di come cresce un nuovo uomo o donna che nasce rappresenta quindi una grandissima opportunità”.

  1. Le donne sembrano risentire più degli uomini della mancanza di spazi comuni per solidarizzare. Perché a tuo parere?

Marta dice: Le donne hanno la caratteristica intrinseca di aver bisogno di parlare, entrare in relazione e scambiarsi pareri, consigli e perché no, trucchi del mestiere! Allo stesso modo sono molto portate a sviluppare amicizie e legami preziosi, al di là dello stereotipo delle donne sempre in competizione fra loro. Per gli uomini invece è più importante “fare” delle cose, badano maggiormente al pratico.

  1. Assistiamo a due opposte tendenze: la contestazione dell’istinto materno come dotazione connaturata alle donne e la rivalutazione quasi sacrale della famiglia, dei figli e del ritorno tra le pareti domestiche. Che ne pensi?

Sara dice: Riteniamo che ogni donna debba sentirsi libera di scegliere e capire se e quando è il momento di creare una famiglia. Dal nostro punto di vista, infatti, una donna non è né meno, né più se è anche madre. Rimane sempre e comunque una donna. Essere madri deve poter restare una scelta individuale e ragionata. E’ insensato dettare regole o esprimere giudizi su questioni così personali. Per fortuna nel XXI secolo abbiamo la possibilità di dire anche di no, se non lo desideriamo: questa è libertà.

  1. In tempi di gravidanze sempre più agé, sentirsi dare della primipara attempata mina la già scarsa autostima di molte donne?

Marta dice: Le etichette sono da sempre riduttive. Non sta a noi giudicare le scelte personali, ma certamente non si può sottovalutare che il corpo e la psiche non sempre seguono le possibilità regalate dalla scienza. Questo venir meno del limite è un segno del nostro tempo.

Sara dice: Le donne poi tendono ad avere una minor autostima degli uomini perché hanno generalmente degli ideali (imposti dalla società) molto più alti da raggiungere. Dunque al giorno d’oggi si richiede di essere una madre affettuosa, una brava casalinga, un’amante presente, una donna in carriera multitasking… che fatica!

  1. Una donna che ha dedicato buona parte della propria vita alla realizzazione personale, affronta meglio l’impatto della maternità o è vero il contrario?

Sara dice: Una donna realizzata dal punto di vista professionale potrebbe sentirsi più appagata, con una maggior autostima e quindi in grado di affrontare con maggior sicurezza la maternità. Ma se è troppo incentrata sulla carriera potrebbe anche non tollerare la frustrazione di dedicarsi solo ed esclusivamente al bambino. Come sempre, non c’è una risposta univoca, dipende da molti fattori che interagiscono fra loro: la storia della madre, la presenza di un padre, la personalità del bambino, l’ambiente che circonda la famiglia..

  1. Maternità: paradiso senza se e senza ma, purgatorio con possibilità di miglioramento o inferno ingovernabile?

Marta dice: Ogni madre avrebbe una risposta diversa. Noi che madri non siamo, ma che ci approcciamo alla genitorialità da professioniste “esterne”, possiamo dire che da sempre la maternità rappresenta un’ideale di perfezione: la donna fertile e gravida simbolizza la vita. Ogni donna però la può vivere in modi molto diversi a seconda di fattori sociali, ambientali, culturali, economici..

Sara dice: Senz’altro la gestazione rappresenta per molte donne un momento idilliaco in cui l’idealizzazione del proprio bambino ha un ruolo fondamentale, ma le difficoltà sorgono dopo quando si ha a che fare con il bambino reale. Come diceva lo psicoanalista Bettelheim: “Allevare i figli è un’impresa creativa, un’arte più che una scienza”. Certo, diventare genitori potrebbe risultare meno faticoso se madri e padri venissero preparati attraverso incontri e corsi da esperti, cosa che noi ci proponiamo di fare ora anche nelle aziende.

  1. Perché non esiste un analogo fenomeno di condivisione della paternità sul web?

Marta dice: Prima di tutto perché i padri talvolta sfuggono dal ruolo educativo e affettivo o le madri stesse li escludono, sbagliando, non ritenendoli all’altezza. I padri sono stati per troppo tempo esautorati nella loro figura dalla società in generale. Ora i più sensibili stanno incominciando a mobilitarsi per riprendersi la loro posizione. Un esempio è quello della rivista americana dedicata ai soli papà. Forza Papà, noi tifiamo per voi!

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