Approfondimenti Rivista — 09 febbraio 2013

Si sa, non è certo la prima volta che capita di sentir raccontare da scrittori di fama internazionale che scrivere può risultare frustrante; parole sbagliate, finali altisonanti, storie non accattivanti, insomma, tutte piccole barriere che compromettono per alcuni periodi brevi o lunghi le capacità psichiche di ogni scrittore.

Non è un caso che lo scrittore statunitense Philip Roth abbia dichiarato dopo ben cinquant’anni di onorata carriera letteraria che: “Scrivere è frustrante, ci si sbaglia in continuazione e si vive in una frustrazione perpetua”.

C’è da dire che certe dichiarazioni mettono in guardia gli aspiranti scrittori, i quali dovranno prepararsi a convivere con il lato oscuro, se così possiamo definirlo, della scrittura, una sorta di dietro le quinte, fatto di prove su prove che, tuttavia, gli osservatori/lettori non dovranno mai conoscere.

Ciononostante il prolificare di giovani scrittori emergenti ha fatto radicare nelle loro menti l’idea che il talento sia sufficiente da solo a renderli i nuovi Kafka, Hemingway, Fitzgerald, Joyce, Fallaci o dir si voglia della situazione.

Difatti, è proprio un articolo pubblicato sul quotidiano on-line statunitense “L’Huffington Post” a definire tali scrittori dei “Self-Sabotage”, ovvero coloro convinti che il talento basti per spianare la strada impervia dello scrittore; ovviamente quando ci si accorge che questo presupposto non basta, si comincia a vacillare e la frustrazione fa il suo ingresso sul suo cavallo bianco.

Ebbene, esisterebbero tuttavia delle possibili soluzioni a questa frustrante compromissione psichica, ad esempio:

1. Scrivere esclusivamente quando l’ ispirazione sprigiona tutta la nostra fantasia, in modo da evitare che ci si senta forzati nello scrivere.

2. Una volta terminato il libro, farlo leggere con occhio critico ad un familiare o ad un amico, prendendo appunti sulle varie critiche e correggendo le parti che vi sembrano non idonee, evitando così un ulteriore porta in faccia di varie case editrici che ritengono un romanzo non idoneo alla pubblicazione.

3. Se si è in preda al cosiddetto blocco dello scrittore, non ci si deve intestardire sul fatto che bisogna terminare a qualsiasi costo quel paragrafo o la scena clou del capitolo; la miglior cosa in certi casi è mettere da parte la scrittura e dedicarsi a qualcos’altro… l’ispirazione può arrivare da un momento all’altro.

4. Se una volta eseguiti alla lettera i tre passaggi precedenti il vostro manoscritto continua ad essere non idoneo alla pubblicazione, non ci si deve perdere d’animo; al primo colpo non è così facile ottenere il consenso immediato, tuttavia occorre assicurarsi di aver selezionato bene le varie case editrici, perché si sa, non tutte pubblicano ogni genere letterario. Perciò è necessario imparare a selezionare solo i destinatari che trattano il genere letterario di cui un certo romanzo fa parte ed incrociare le dita.

Camilla Lombardozzi

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