Approfondimenti Rivista — 27 settembre 2014

Sei a un corso di scrittura creativa, il block notes (o il notebook o il tablet o quello che vuoi) ancora intonso pronto a memorizzare tutti i segreti del mestiere. Da qualche parte bisogna pur cominciare e la persona che vi fa lezione, per non rischiare di essere troppo innovativa, comincia dalle basi.
Come si può scrivere un racconto?
Il gesso stride sulla lavagna mentre l’insegnante vi spiega – con il tono dolce che si riserva ai cani, ai bambini e ai dementi – che ci sono due modi di narrare una storia.
In prima persona e in terza persona.
Beh, sai una cosa?
Mente.

La SPSP ti è tutt’altro che sconosciuta.
La usi nella vita di tutti i giorni per far mettere il prossimo nei tuoi panni (Ero lì ad aspettare il treno quando qualcuno mi picchietta sulla spalla. Io mi volto, ovviamente. Ora, immagina. Ti trovi davanti un vecchio in mutande e infradito. Mutande e infradito. Nel bel mezzo della Stazione Centrale. E questo vecchio ti chiede – così, come se fosse la cosa più normale al mondo: «Avrebbe cortesemente una sigaretta da offrirmi?» Guarda, non so che faccia ho fatto.) o nei panni di qualcun altro (No, non è così semplice. Se sei nato e cresciuto in un luogo in cui a otto anni i bambini sanno già sparare, è normale che tu cresca in quel modoTi svegli a stomaco vuoto e non sai se quel giorno riuscirai a mangiare. Non sai neanche se arriverai vivo a sera. È normale che da adulto, se sopravvivi, tu sia fatto in un certo modo.) o, ancora, per imporre la tua visione al prossimo (No, non mi convinci. Tu non sei fatta così. Tu questa cosa non la accetti ma non lo vuoi ammettere. Io ti conosco.).
Trovi la SPSP nelle pubblicità (Lo provi e lo ami!), nei manuali (Leviga la superficie con la carta abrasiva. Stendi il primo strato di aggrappante. Ricorda che esistono diversi tipi di aggrappante per diverse superfici.) e nelle canzoni (ti serve davvero un esempio?). Potrebbe anche esserti capitato di trovarla nei videogame, nei librogame e nei giochi di ruolo.
Il luogo in cui la troverai meno, invece, è la narrativa.

La donna ti guarda con gli occhi pieni di lacrime. Ma non è tristezza, no. Ti guarda con astio.

Il corpo di suo marito giace a terra scomposto come un manichino. Sul petto, come un grottesco ballerino, ha un fiore rosso, enorme, all’altezza del proiettile che l’ha trapassato.

Quel proiettile portava il tuo nome.

Scrivere in SPSP significa fare una cosa non troppo strana: significa chiedere al lettore di essere il protagonista della vicenda, di immedesimarsi in quel se stesso che nel corso della narrazione viene delineato. Non è niente che tu non conosca già: accade ogni volta che leggi un libro scritto in prima persona, in cui narratore e protagonista coincidono (La vicenda che narro in questo libro comincia in un’umida mattina di Novembre…).

Quando sono protagonista e lettore a coincidere, invece, può accadere una strana cosa: il narratore non solo riporta le azioni e i pensieri del protagonista, ma si rivolge al protagonista/lettore come potrebbe fare con un amico (o con un nemico, perché no?):

La donna non ti stacca gli occhi di dosso. Se lei soffre, dovrai soffrire con lei.

Diglielo che non è colpa tua.

Diglielo che è stato suo marito a sparare per primo.

Diglielo e ripetilo anche a te stesso:

Non è stata colpa tua.

Si sa poco della SPSP. Poca narrativa è stata scritta, ancor meno saggi ne parlano.

Per questo qualche mese fa è stato aperto un gruppo Facebook chiamato Scrittori che danno del tu ( https://www.facebook.com/groups/776881485667317/ ) con un molteplice scopo: radunare gli appassionati e i curiosi della SPSP, scambiarsi narrativa in SPSP, discutere delle implicazioni di rivolgersi direttamente al lettore, capire perché la SPSP piaccia e perché non piaccia e, soprattutto, parlarne per diffonderla e farla conoscere. Il gruppo ha avuto successo, radunando tra le proprie file sia scrittori già pubblicati che scrittori esordienti che curiosi con voglia di sperimentare. I files del gruppo si sono arricchiti con brevi racconti scritti in SPSP, tutti diversi tra loro, tutte sfaccettature delle diverse possibilità messe a disposizione dalla SPSP.

Dato il successo riscontrato, si è deciso di ampliare il progetto indicendo una Selezione di racconti in SPSP (gratuita) che culminerà in un e-book distribuito gratuitamente. Sono stati creati un sito ( https://spspfiction.wordpress.com/ ) e un evento su Facebook ( https://www.facebook.com/events/342400925933627/ ). I motivi non sono mutati.

Vogliamo esplorare le potenzialità della SPSP e lo vogliamo fare nel modo più diretto possibile: chiedendo agli scrittori di declinare la propria creatività in SPSP. E vogliamo al contempo diffonderla, diffondendo con essa chi saprà coglierne le potenzialità.

Hai mai scritto narrativa in SPSP?

Questa è l’occasione per provare.

Serena Bertogliatti

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