Approfondimenti Rivista — 24 luglio 2012

Non porsi delle domande può rappresentare già di per se una risposta. Se il quesito però ci viene prepotentemente posto dagli altri allora la nostra mente, anche se inizialmente rifiuta, prima o poi tornerà a pensare a quella domanda fino a quando noi odieremo la risposta, o forse il fatto che questa risposta non l’abbiamo.

Il perché si scrive, si danza, si dipinge, è complicato, ma allo stesso tempo naturale.

La scrittura ha evidentemente il suo senso pratico e la sua importanza assoluta nella gestione delle comunità umane. Ma la scrittura creativa, la scrittura oltre la sua funzionalità gestionale, che senso ha? Perché scriviamo?

Nel libro di Dario Corno : Scrivere e comunicare viene riportato un brano del filosofo americano J. Dewey:

Non solo la vita sociale si identifica con la comunicazione, ma ogni comunicazione è educativa. Ricevere una comunicazione significa avere un’esperienza allargata e diversa. Si partecipa di quel che un altro ha pensato e sentito, e il proprio atteggiamento ne è modificato in modo più o meno profondo.

Leggendo si ci appropria dell’esperienza di qualcun altro. È un po’ come guardare con quattro occhi o emozionarsi con due cuori. I nostri occhi guardano quello che qualcun altro ha già visto e la nostra empatia regala al cuore l’emozione di qualcun altro.

La dipendenza che ognuno di noi ha con la comunità ci porta a condividere, ed infatti la scrittura e la lettura sono condivisione.

La comunicazione è onnipresente. In qualsiasi modo si produce un messaggio. Anche se il progetto è il silenzio il risultato sarà un messaggio di rifiuto. L’arte è comunicazione. La scrittura lo è per eccellenza.

Continuando con il testo di J. Dewey, colui che comunica:

(…) Deve , con l’immaginazione, assimilare qualcosa dell’esperienza di un altro per potergli parlare intelligibilmente della propria esperienza.

Importante è infatti il modo in cui si sintende comunicare, che presuppone poi la scelta di un linguaggio specifico. La comprensione deve essere facilitata trovando un corrispettvo reale e diffuso al quale il lettore attingerà per capire il nostro racconto.

Ora la domanda che potrebbe sorgere spontanea è: perché ci sforziamo di comunicare? Perché comunichiamo?

Tralasciando le motivazioni dell’educazione, della memoria, le risposte potrebbero essere infinite; o nessuna. Ognuno è mosso da un proprio perché o semplicemente si ha voglia di farlo.

Mi capita di pensare che se non parlassi o scrivessi delle mie esperienze mi sembrerebbe di non averle mai vissute. Immaginate di non poter raccontare la vostra vita, di non fermarvi a pensare. A quel punto sarebbe inutile fare.

Scrivere dà forma alle emozioni, ai sentimenti. Leggere rende vero quello che un solo uomo prova. Leggere rende finalmente viva una realtà prima solitaria, nascosta, incerta. La condivisione è l’antidoto contro l’etereo di un’esperienza solo personale, contro un limbo che sembra rinchiuderci nell’inutilità onirica.

Si racconta che Matisse abbia detto: “ Quando un dipinto è finito, è come un neonato. L’artista stesso ha bisogno di tempo per comprenderlo.”

A volte si è felici senza chiedersi perché, a volte senza un perché si è felice. La funzionalità di un’azione potrebbe essere relativa se la passione prende il suo posto.   

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scrivendovolo

(4) Readers Comments

  1. Come avrai notato seguo il tuo lavoro dal primo articolo e vi ritrovo scritti il più delle volte i miei stessi pensieri. Questa volta non solo condivido il tuo punto di vista, ma posso percepire ció che vuoi dire e perchè ritieni la comunicazione tanto importante. Soprattutto ti potrà capire chi come te scrive,sia che lo faccia per informare,per raccontare,per testimoniare o semplicemente per ricordare. So cosa significhi “rubare” un pó di vita dalle storie di altri e lo considero un “nobile reato”, o se preferisci una generosa donazione che la
    nostra mente leggendo o ascoltando fa alla nostra anima. L’essere umano ha voluto comunicare da sempre e la storia ce lo dimostra con i ritrovamenti archeologici. È anche vero che le forme di comunicazione sono infinite, si pensi agli incredibili messaggi che puó dare un corpo che si muove danzando, o quante emozioni si celino dietro un quadro…Ma qui lascerei parlare Massimo Gramellini: “[..] la pittura nn sarebbe mai stata il mio talento. Il mondo che avevo dentro avrei dovuto cercare di disegnarlo cn le parole.” (“Fai bei sogni” M.Gramellini)

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