Approfondimenti Rivista — 16 agosto 2013

Scrivere un best seller è il sogno di ogni scrittore. Vendere milioni di copie, vedere il proprio lavoro scalare le classifiche dei libri più letti, scovare la propria foto sulle pagine culturali dei quotidiani più importanti al modo equivale, per alcuni di noi, a trovare l’America! Certo, l’impresa è tutt’altro che semplice, specie in questo periodo di crisi per il mercato editoriale. Lo abbiamo detto: le persone leggono poco e comprano libri ancora di meno. Paradossalmente, invece, cresce il numero di aspiranti scrittori, spesso anche editori. L’iter tradizionale di lancio del libro è aggirato con la strategia del self-publishing: l’autore si convince di poter fare a meno della figura dell’editore e raggiunge diretto il pubblico di lettori. La possibilità di pubblicare la propria opera con il minimo dispendio economico alletta quanti custodiscono gelosamente nel cassetto il proprio manoscritto e quanti aspettavano solo l’occasione giusta per iniziarne uno. Il rischio che si corre è di rimanere schiacciati da una massa amorfa di opere letterarie che, seppur dotate di un certo appeal, risultano a una lettura più approfondita di scarsa qualità.

Ecco, dunque, come il pubblico perde la fiducia nei confronti degli autori e gli indici relativi alla lettura calano bruscamente. Dal canto loro, tuttavia, gli scrittori continuano a credere nelle proprie capacità e a coltivare i propri sogni: scrivono, scrivono, scrivono pur consapevoli delle difficoltà. E per qualcuno, crederci ne vale l’impegno e il sacrificio. Tuttavia, se non si vuole correre il rischio di fare un totale buco nell’acqua, risulteranno utili le regole d’oro per scrivere un libro di successo che l’agente letterario Irene Goodman spiega nel suo seminario online “An Agent’s Secret to Selling Your Firt Novel”. Regola numero uno: conoscere bene i generi letterari. Le prime domande da porsi sono, cioè: “Cosa voglio scrivere? Una biografia? Un romanzo d’avventura? Un giallo?”. La distinzione, infatti, non è soltanto convenzionale. Avere chiaro cosa s’intende con epica, gotico e horror ci consente sì di destreggiarci nell’intricato mondo della letteratura, ma pure di realizzare un’opera che sia coerente in tutte le sue parti e sotto ogni aspetto. Allora, lo scrittore esordiente dovrà necessariamente sapere, per esempio, che la fantascienza è il genere degli effetti di teorie e delle tecnologie plausibili ma non ancora scoperte, mentre è nel fantasy che la magia e gli eventi inspiegabili trovano posto. Regola numero due: conoscere le convenzioni di ciascun genere. Si pensi a come potrebbe risultare un giallo che non tenesse conto delle procedure di un’indagine poliziesca o un romanzo dell’orrore privo di personaggi macabri e di fosche tinte. Probabilmente il lettore, deluse le sue aspettative, smetterebbe di leggere il libro già poche pagine dopo averlo iniziato. Regola numero tre: sviluppare un istinto commerciale.

Se il pubblico chiede romanzi erotici lo si accontenti! Il principio da seguire è semplice e costituisce un concetto chiave in economia: l’offerta deve soddisfare la domanda. Quante speranze avremmo di vendere margherite se le persone chiedessero a piena voce orchidee? Regola numero quattro: conoscerei punti deboli di ciascun genere. Quanto potrebbe risultare appetibile un romanzo per ragazzi con una voce narrante adulta o un romanzo rosa condotto da un narratore cinico? Le persone vogliono essere capite, non rimproverate; vogliono sentirsi parte di qualcosa, non allontanate. E allora si accantoni lo stile superbo e il tono moraleggiante dello scrittore arrivato e si dica al lettore anche quello che non vuole sentir dire, ma nella maniera più consona possibile. Regola numero cinque: conoscere il panorama editoriale prima di mettersi a scrivere. Sapere ciò che circola nel mercato del libro può, senz’altro, essere d’aiuto per fare la differenza. L’originalità è ciò che rende ogni opera un unicum. Regola numero sei: scegliere il soggetto giusto. Lo abbiamo detto: l’obiettivo è vendere e per farlo occorre unire le preferenze del pubblico alla capacità di creare un prodotto inconfondibile. Certo è che non bisogna cadere nell’errore di strafare. “Chi molto legge prima di comporre –aveva affermato Vittorio Alfieri- ruba senza avvedersene e perde originalità, se ne avea”; d’altra parte, però, “la ricerca spasmodica dell’originalità –scrive Giovanni Soriano in “Finché c’è vita non c’è speranza” –è tipica di chi non ne possiede affatto; chi è originale non ha bisogno di esserlo”. Regola numero sette: farsi una scaletta. Di ciò di cui si vuole parlare, di quanto si desidera scrivere e di come farlo. Per evitare che nella foga di scrivere si dimentichi qualcosa di essenziale. Regola numero otto: comportarsi come uno scrittore professionista. Se si vuole pubblicare un libro, bisogna credere di potercela fare; se si vuole diventare uno scrittore di successo; bisogna credere di poter esserlo.

Il futuro appartiene a chi crede nella bellezza dei propri sogni”. Eleanor Roosevelt.

Alessandra Flamini

 

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