le interviste Rivista — 12 dicembre 2013

Intervistatore radiofonico, redattore filatelico, copywriter free-lance, pubblicitario e dal 2003 anche scrittore: Luca Bianchini è un professionista eclettico, un comunicatore che non conosce barriere settoriali. La sua voce filtra attraverso la radio, le campagne pubblicitarie che ha curato e la carta. Ha cominciato a scrivere il suo primo romanzo, “Instant Love”, dopo aver letto dieci pagine della sceneggiatura di Santa Maradona, gli hanno offerto un programma su Radio2 il giorno in cui era da Fiorello per presentare “Se domani farà bel tempo” ed è arrivato a Vanity Fair mentre stava prenotando una settimana in Salento: “Le cose più belle –scrive sul suo sito- mi sono successe senza averle cercate direttamente, come a tutti, credo”. Il suo amore per la scrittura lo ha portato a pubblicare 7 libri per Mondadori; l’ultimo, “La cena di Natale”, è disponibile in libreria dal 19 novembre.

5 DOMANDE ALL’AUTORE DI “LA CENA DI NATALE”

-“La Cena di Natale” è il sequel di “Io che amo solo te”: perché la scelta di proseguire con la narrazione?

In realtà non è un proprio sequel, perché lo può leggere benissimo anche chi non ha mai letto Io che amo solo te. Però quei personaggi avevano ancora così tanto da dire e da dare che mi è venuto naturale parlare ancora di loro.

-Qualche parola per caratterizzare la storia in breve.

E’ una cena dove ognuno dà il peggio e il meglio di sé: due donne lottano per lo stesso uomo, che è sposato a una delle due, davanti a uno stuolo di parenti serpenti e un elenco infinito di portate.

-Nel libro c’è una moglie trascurata, una zia con tendenze leghiste, un ragazzo gay, un uomo che avrà (forse) un figlio da una donna che non è sua moglie, due consuocere rivali in amore e altri bizzarri personaggi: quali sono le tematiche che vengono trattate attraverso la loro descrizione?

Mi piace raccontare le fragilità umane di tutti i tipi. E’ nella fragilità che le persone tirano fuori i loro caratteri più autentici, e mi piace pensare che tutti quelli che cadono si possono rialzare.

– C’è un messaggio che ha voluto lasciare al lettore con il suo libro?

Sì, mi piacerebbe che ognuno trovasse un po’ di tempo per sé e per sorridere. Siamo sempre tutti troppo presi a rincorrere le nostre vite, a rispondere ai messaggi di whatsapp, e spesso ci dimentichiamo quanto è importante stare con noi stessi, magari in compagnia di un buon libro.

-E’ possibile vedere online il booktrailer di “La Cena di Natale”: come è nata l’idea?

Per me l’uscita del libro è una festa… così ho chiesto ad amici e a qualche celebrità di raccontarci cosa non deve mai mancare nella loro cena di Natale. Da giuliano Sangiorgi alla Amoroso, da Antonella Clerici a Luciana Littizzetto, hanno partecipato tutti con grande affetto.

10 DOMANDE ALLO SCRITTORE

-Come ha avuto inizio il suo percorso con la scrittura?

Per caso, dopo aver letto la sceneggiatura di Santa Maradona.

-Cosa vuol dire “scrivere”? Qual è il fine della scrittura?

Scrivere vuol dire vivere una vita parallela più interessante della propria. La scrittura deve innanzi tutto tenere compagnia al lettore.

-Quali crede siano le cause della diminuzione del numero di lettori nel nostro paese?

Preferiamo leggere gli sms e chattare sui social network in cui ci sentiamo tutti protagonisti.

-Web: causa o soluzione all’attuale crisi dell’editoria?

E’ la causa della crisi dell’editoria, ma allo stesso tempo il web ha dato la possibilità a bellissime penne di farsi notare. Sui quotidiani non c’è spazio per i giovani, e quella è una ragione del loro declino. Basta vedere la polvere che si respira sulle pagine della cultura.

-Cosa pensa del self-publishing?

Il self publishing è un’arma a doppio taglio. Se io avessi pubblicato le prime stesure dei miei romanzi, non sarei andato da nessuna parte. Per fortuna ho avuto un editor che mi ha aiutato a tirare fuori il meglio di me. Per fare gli scrittori bisogna avere molta pazienza e la fretta di essere pubblicati è sempre nemica dei bei libri.

-Quali crede siano le potenzialità dei blog letterari? La sua attività di blogger per VanityFair apporta in qualche modo un contributo a quella di autori di romanzi?

I blog letterari hanno permesso a “Io che amo solo te” ad avere una bellissima visibilità. Molto maggiore rispetto a quella che mi hanno dato i giornali. Io non scrivo mai il mio blog su Vanity pensando che conquisterò nuovi lettori di libri. Fare calcoli, quando si scrive, non porta mai a nulla di buono.

-In che maniera ritiene si possa promuovere la lettura? Lo scrittore ha degli strumenti a sua disposizione per incentivarne la pratica?

Lo scrittore dovrebbe imparare a essere meno noioso, a essere autoironico e a non prendersi troppo sul serio. Dante e Leopardi sono già nati da un pezzo. La gente alle mie presentazioni mi dice sempre: “E’ una delle poche volte che assisto a una presentazione di un libro non noiosa…” Sicuramente la noia non fa bene alla letteratura.

-Radio e televisione: luoghi in cui la letteratura rischia la banalizzazione o strumenti per diffondere il valore della lettura?

Radio e tv sono mezzi diversi, ma raggiungono tantissime persone. Inevitabilmente il linguaggio cambia, ma si possono dire cose profonde anche attraverso la tv. L’importante è incuriosire il lettore.

-Per prendere spunto dalla conduzione radiofonica di “Tiffany”, c’è un libro in particolare che avrebbe voluto scrivere?

Le prime cento pagine di Shantaram. Bellissime e inimitabili.

-Cosa consiglia a chi sogna di intraprendere una carriera nel mondo dell’editoria?

Di essere presuntuoso e umile al tempo stesso. Per fare gli scrittori servono entrambe le doti.

 

Alessandra Flamini

Share

About Author

scrivendovolo

(0) Readers Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.