Approfondimenti Rivista — 27 agosto 2013

I paradossi Made in Italy. La gestione sciagurata dell’assegnazione delle cattedre scolastiche che ha caratterizzato almeno l’ultimo ventennio sembrava dovesse avere fine. Non tanto perché il famoso “ricambio generazionale” sarebbe dovuto avvenire entro breve, quanto perché, almeno le poche cattedre che fossero state disponibili, sarebbero state assegnate proprio a dei giovani insegnanti. Ma se così fosse, non ci sarebbe alcun paradosso.

E invece arriva da Castell’Azzara in provincia di Grosseto la storia di Lia Baffetti, insegnante di educazione artistica alle scuole medie, che a 62 anni ha ottenuto l’immissione in ruolo con un contratto a tempo indeterminato.

La sua carriera professionale comincia più di trent’anni fa, ma la sua storia singolare inizia due anni or sono, quando, con l’arrivo del Governo Monti, grazie (a causa?) della Riforma Fornero è stata alzata l’età pensionabile, e la signora Lia ha dovuto forzatamente rimandare l’appuntamento con l’Inps: “Io non sono una persona che si lamenta, ma alla telefonata del provveditorato per annunciarmi il ruolo avrei preferito quella dell’Inps”. Così, all’improvviso, altri 4 anni inaspettati di carriera, fino al 2017.

E dopo il danno, ecco la beffa:

L’assegnazione di una cattedra tutta mia più che il coronamento di un sogno, la trovo una beffa. Nel 1976 ho preso l’abilitazione, qualche anno dopo sono entrata nel cosiddetto doppio canale”, ha raccontato la professoressa Baffetti a Il Tirreno. “Il mio lavoro l’ho sempre svolto con passione e quando, per problemi personali e familiari, mi rendevo conto di non potercela fare a reggere una cattedra piena, rifiutavo o prendevo uno spezzone. Meglio che andare in malattia”.

L’insegnante poi continua: “Vorrei dedicarmi a miei nipoti, invece lo Stato, alle soglie del pensionamento, mi assume e mi gratifica come avrei voluto che accadesse 30 anni fa. Non fraintendete: a scuola vado volentieri, ma questo posto ho come la sensazione di toglierlo a un insegnante giovane”.

Paradossi all’italiana quindi: in un momento in cui la disoccupazione raggiunge livelli da record c’è qualcuno “scontento” di essere assunto a lavoro. E la cosa ancora più assurda è che, la signora Lia, ha ragione da vendere.

Daniele Dell’Orco

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