Approfondimenti Rivista — 10 febbraio 2014

Come non essere d’accordo con Luca Formenton che su “Il Fatto Quotidiano” del 27 gennaio 2014, intervenendo ancora una volta sul problema della scarsa dedizione degli italiani alla lettura, ha provocatoriamente proposto di creare, anziché “scuole di scrittura” – che in Italia e anche nel mondo si sono nel tempo via via moltiplicate – delle “scuole di lettura”? Soprattutto, aggiungo io, “scuole” in cui si insegni a leggere in modo critico e consapevole, ciò che purtroppo la scuola tradizionale fa raramente, essendo per lo più intenta a riempire la testa degli studenti di nozioni e commenti già predigeriti.

Devo tuttavia spendere qualche parola a favore delle “scuole di scrittura”, convinta come sono che non sussista una radicale dicotomia tra queste e le scuole di lettura ipotizzate da Formenton.

Confesso che anch’io molti anni fa ho frequentato un seminario di scrittura creativa.

Coltivavo ancora il sogno di diventare nella vita una scrittrice, abile a raccontare splendide storie che tenessero il lettore avvinto alla pagina e lo facessero viaggiare in mondi lontani, donandogli mille emozioni.

In quel seminario – che aveva anche il bellissimo ed evocativo nome de “La trama di carta” – ho incontrato molte persone che come me amavano leggere, alcune anzi – con mia grande ammirazione – erano già riuscite a vincere concorsi letterari e avevano visto i propri scritti pubblicati.

Furono quattro giorni molto interessanti e coinvolgenti, durante i quali Fois e Lucarelli, che conducevano il seminario, si alternarono nell’esporre sì tecniche di costruzione di un testo narrativo, ma anche soprattutto nel parlare di libri, suggerendo romanzi e racconti da leggere e prendere come modello.

Fin dall’inizio però furono molto chiari, non dovevamo illuderci di diventare scrittori famosi, probabilmente saremmo invece diventati lettori più consapevoli dei mezzi e delle strategie attraverso cui i grandi autori hanno creato i loro capolavori letterari.

Fu una esperienza molto positiva, quattro giorni in cui mi ero potuta finalmente dedicare a ciò che più mi appassionava e mi appassiona tuttora, i libri, la lettura e la scrittura.

Ecco, questo è proprio ciò che a mio parere dovrebbero fare – e per lo più fanno – le buone scuole di scrittura, suggerire buoni libri e incentivarne la lettura critica.

Perché non si diventa “scrittori” se non si è, prima di tutto, “lettori”.

Simona Zagnoni


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