Approfondimenti Editoriale Rivista — 22 ottobre 2012

Il periodo di crisi, valoriale e culturale, prima che economica, non è così vicino al termine.
Spesso le conseguenze di periodi storici come quello che stiamo vivendo, vengono subite maggiormente proprio da coloro che non sono tra i diretti responsabili: i giovani. In una civiltà moderna, forte della propria identità e del proprio bagaglio culturale, in tempi crisi i giovani non dovrebbero cercare l’esempio delle generazioni precedenti (evidentemente fallimentare) bensì essere loro stessi esempio, mostrando spirito di sacrificio e abnegazione e inviando un messaggio di rottura, quindi di speranza.
Volendo fare un passo indietro nella storia recente del nostro Paese e provando a ricordare le vicende politiche dei primi anni ’90, come Tangentopoli e la fine della Prima Repubblica, si può creare un piccolo precedente e chiedersi come si sono comportati i giovani di allora? I fatti all’ordine del giorno non sono certo di conforto. La generazione dei nati nel ’70, svolgono nella politica di oggi un ruolo del tutto marginale, immersi in molti casi nelle stesse logiche di potere di allora, in altri casi cedendo alle tendenze dell’antipolitica o dell’estremismo.
La loro missione, quella di essere protagonisti e scacciare le vecchie logiche, è fallita.
I giovani d’oggi invece, verso i quali si ripongono così tante speranze, sono pronti ad essere, per quanto possibile, padroni del proprio destino? Sono pronti a lanciare un segnale di vitalità e guidare la società verso un futuro radioso?
Io sono un ragazzo di ventitré anni e non sono per nulla ottimista.
Per come concepisco un segnale di vitalità, non deve somigliare a un piagnisteo, a una critica gratuita e spesso ipocrita, a una politica del tirare a campare. Personalmente (senza finti eroismi) ho deciso di mettermi in gioco studiando la tanto declassata Scienze della comunicazione, con lo scopo di lavorare nel mondo del giornalismo e dell’editoria, consapevole del fatto che la scarsa considerazione di questa facoltà deriva dallo scarso impegno delle persone che la frequentano e che, dunque, ne abbassano il livello.
Proprio in virtù della mia scelta, ho capito che una piccola possibilità di emergere in tempi di crisi con un titolo di studio considerato poco e male, è quella di mettermi in proprio. Grazie all’entusiasmo dei giovani collaboratori e all’attività di Historica edizioni, siamo riusciti ad aprire due siti internet, Scrivendo Volo e Ciao Cinema, con l’obiettivo di approfondire argomenti di attualità culturale e cercando di fare esperienza imparando l’uno dall’altro.
Probabilmente non è questo il modo per diventare i nuovi Montanelli, però è la giusta mentalità, il giusto segnale di vitalità. Eppure molti ragazzi non la pensano così.
Durante la nostra attività ci è capitato più volte di richiedere la collaborazione di nuovi redattori, aspiranti giornalisti come noi, studenti delle nostre stesse facoltà, i quali hanno spesso declinato l’impegno snobbando il nostro lavoro.
Addirittura ci è capitato, e ci capita, di essere contattati da ragazzi disposti a collaborare con noi e condividere il nostro progetto, salvo poi sparire nel nulla senza aver scritto nemmeno un articolo, una volta appurata la natura, del tutto gratuita, dell’impegno.
Il nocciolo della questione è questo: i giovani d’oggi sono disposti al sacrificio, all’investimento di tempo e impegno senza avere un ritorno culturale o materiale immediato? Di più: questa pretesa di veder riconosciuto il proprio impegno (spesso anche privo di competenze) a brevissimo termine è appropriata in tempi di crisi? Non secondo noi.
Attraverso Scrivendo Volo, Ciao Cinema, Historica stessa, il nostro intento è quello di creare una comunità di ragazzi disposti a imparare in un clima reso favorevole dalla presenza di coetanei che condividono gli stessi interessi e le stesse passioni.
Il guadagno è, almeno inizialmente, trovare persone col quale interfacciarsi facilmente che spesso diventano anche un gruppo di amici, imparare anche da chi sembra essere meno bravo, con umiltà, e condividere esperienze e impegni quotidiani assolutamente formativi.
Il principio secondo il quale sia più conveniente farsi sfruttare dal giornaletto di provincia che manda giovani studenti in giro per il Lazio a vedere partite di calcio di squadre improponibili che militano in serie improbabili, senza un rimborso spese e senza una retribuzione, per il solo scopo di vedersi regalato un tesserino da giornalista pubblicista non ci appartiene.
Noi questo paese vogliamo, nel nostro piccolo, provare a risollevarlo, non renderci complici delle logiche che hanno contribuito a metterlo in ginocchio.

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