Approfondimenti Rivista — 07 novembre 2012

Vi poteva sembrare la nuova Antonellona Clerici. E invece no. Ricredetevi. Lei ne sa di più. Si chiama Benedetta Parodi e, con un sorriso frizzante, esclama entusiasta: “Cotto … E mangiato!”.

Sa cucinare. E non ricette per imbranate croniche che possono annoverare, tra le loro specialità, il caffè, il latte freddo macchiato e il cappuccino. Ricette vere, di quelle che ti inorgogliscono, ti fanno pavoneggiare con brio, facendoti sentire mamma, moglie, fidanzata per il verso.

Lei sa che il primo problema delle donne in Italia è il tempo (il secondo sono i carboidrati, e non ve lo devo certo dire io). Ecco perché tratta, con impeccabile nonchalance e senza inutili snobismi, i biasimatissimi surgelati (che se torno alle 20.30 di sera, con le code dell’A14, me lo spieghi tu come lo preparo il tanto caro minestrone di verdure?), la sfoglia surgelata e la pasta da pane già pronta. Un savoir faire minimale, per risparmiare energie, che fa della semplicità il principale agglutinante.

Nell’era in cui, come diceva qualcuno, “nessuno fa colazione da Tiffany”, Benedetta Parodi sbandiera due ingredienti base: la semplicità e la rapidità, fast & simple. Spiega come preparare un uovo in camicia, così, senza angosce, come se parlasse con le amiche dell’ultima fiction tv (mentre noi sclerotiche ci chiediamo: “Quando posso-devo-provo a toglierlo? Quando? … Ora?).

La trasmissione, infatti, non è indirizzata ai novelli Pellegrino Artusi, ma a chi ogni santo giorno si cimenta con i fornelli volendo realizzare piatti appetitosi per amici e famiglia.

Dal successo della rubrica tv mangereccia “Cotto e mangiato” alla stesura di un libro che ne raccolga le ricette, il passo è breve. Nel 2009, infatti, fa la sua comparsa la versione cartacea dell’omonima trasmissione, raggiungendo la bellezza di 1.200.000 copie vendute: un’infinità. Scatti di gusto per una Parodi che nasce come giornalista e conduttrice televisiva, mica come esperta gourmet.

Ormai il treno della Parodi è partito e si viaggia a tutta birra, quindi ecco comparire un’altra edizione di “Cotto e mangiato” e, nel 2010, “Benvenuti nella mia cucina”. In questo libro, oltre alle ricette, si (s)parla della vita privata, dei figlioletti e del marito di Benedetta, alimentando il desiderio dei fan di conoscere qualche aspetto più personale della sua vita.

Con una facilità disarmante, appena arrivano in libreria, questi romanzi diventano best seller.

Di questi tempi, segue lo stesso iter l’invitante “Mettiamoci a cucinare” che, in men che non si dica, si configura come uno dei libri più cercati, acquistati e regalati.

C’è di più. Queste sue ricette culinarie hanno recentemente spiazzato le decantate Cinquanta sfumature.

Sì, avete capito bene cosa bolle in pentola. I fornelli scalzano le manette della casalinga statunitense. Nell’ultima classifica, in un podio capeggiato dal pop-porno di E. L. James, la medaglia d’argento va a lei, Benedetta Parodi, lasciando garbatamente slittare al sesto posto le Cinquanta sfumature di Rosso. Tra gli altri protagonisti della top-ten troviamo Stefano Benni con il suo “Di tutte le ricchezze”, Ken Follet “L’inverno del mondo” (calato dal secondo al quinto posto) e “Il manoscritto ritrovato ad Accra” dell’immancabile Paulo Coelho.

Che l’Italia fosse una nazione mangereccia, si sapeva: non è la Parodi a illuminarci. La gastronomia, il cibo, la cucina, continuano a solcare le pagine della nostra letteratura perché quel che è cultura ha bisogno vitale di farsi memoria, di farsi pagina, ricordo.

Schiere di chef super stellati, legioni di veterani di prove del cuoco, eserciti di nonne e prozie senior che soffriggono ragù di lepre sotto i riflettori: sono anni che la sapienza ai fornelli affolla gli schermi televisivi e cinematografici (come dimenticare il recente “Julie and Julia”, campione di incassi nel 2009), gli scaffali di edicole e librerie e un’infinità di blog culinari.

Tuttavia, per il momento, in questa arena virtuale tutta sale e pepe, la vincitrice è inevitabilmente lei: Benedetta Parodi.

 

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