Approfondimenti Rivista — 25 agosto 2013

Come quando la media borghesia diventò ceto dominante a scapito dei nobili, la presa della Bastiglia editoriale è, ahinoi, dei giorni nostri. L’oggetto della contesa, questa volta, è rappresentato da un quotidiano e non da una prigione. Per di più, c’è un’aggravante. A differenza di Luigi XVI, ormai totalmente privato del controllo delle sue proprietà da parte dei rivoluzionari, la famiglia Graham, proprietaria del Washington Post, è più che benestante.

Allora, è lecito pensare che la vendita del giornale a Jeff Bezos, fondatore di Amazon.com, non è stata dettata dai soldi. Da cosa, allora?

Be’, per esempio, se il proprietario è ricco, non è detto che sia disposto a mantenere un’attività a rischio. Dunque, è naturale che possa decidere di disfarsene. Ma non è il caso del Post. Sì, perché da una parte è vero che la crisi dei quotidiani è fortissima; ma non a tal punto da mettere a rischio giornali che hanno fatto, e non solo raccontato, la storia degli Usa.

Lo scandalo Watergate. La più grande inchiesta giornalistica di tutti i tempi. E per il contenuto (impeachment di Nixon) e per gli effetti (cacciata di Nixon dal Campidoglio). Chi ne fu l’artefice? Il Post.

Ora, a meno che non siate dei fanatici di Nixon, nessuno in America può auspicare la chiusura del Washington Post. È impossibile. Il Post… Un’istituzione. Ma ci mancherebbe altro!

Allora, perché Graham vende?

Sapete, amici… Non è affatto chiaro il motivo che ha spinto Graham a (s)vendere. Perché premesso che il signor Graham sia una persona razionale, non esistono motivi validi per cui dovesse chiudere l’operazione in uscita. Nemmeno il business, come qualcuno ha avanzato.

Essere proprietario del Post significa molto di più che controllare il saldo delle fatture di fine mese. Significa avere un potere mediatico molto vasto. Significa avere “allacci” molto ramificati.

E poi stiamo parlando del più antico giornale americano. 1877, l’anno di fondazione. 136 anni di storia per finire nelle mani di un’affarista. Cioè quello che ha inventato i Kindle: l’anti-quotidiano. Ma dai, come è possibile?

Un finale degno di Hitchcock. Drammatico per tutti gli aficionados del Post. E presumo anche per la famiglia Graham, rimasta al timone dell’importante quotidiano per la durata di un’intera era.

Io credo che nella visione del signor Graham, a un dato momento, sia apparso qualcosa. Qualche cosa che assomiglia tanto a una prospettiva nefasta e che può rappresentare un motivo valido alla base di tutto ciò.

Perché una persona saggia, americana, è solita domandarsi cosa le riserverà il futuro.

Chissà che quel -44% sui ricavi degli ultimi sei anni non abbia pesato un po’ troppo. In controluce rispetto ai segni positivi di Amazon, una piattaforma in costante crescita.

Un cambio della guardia, allora. Da editori a manager. Da gestori di una testata a uomini che nascondono dietro di sé un impero.

Graham ha preso atto. E, volendo evitare la fine di Luigi XVI, ha deciso di offrire un brindisi al Robespierre di turno, vendendo tutta la baracca.

Francesco Mondardini

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