Approfondimenti — 20 novembre 2012

Se vi state chiedendo che fine abbia fatto Jonathan Franzen, l’autore di “Le correzioni” e di “Libertà”, la risposta è: “Più lontano ancora”.

Sì, a 800 chilometri dalla costa del Cile, si erge un isolotto di nome Masafuera (in spagnolo, letteralmente, “più lontano”) ed è lì che Franzen, con mirabile ardire, desidera investigare i segreti corposi e inebrianti della vita solitaria.

Jonathan Franzen si avventura per le radiose rive del Pacifico. Ad attenderlo un’isola vulcanica di dieci chilometri, impervie e sventate pareti verticali, venti carichi di brucianti odori erbacei, lo stormire assordante di milioni di uccelli. Nessun essere umano.

Un ritorno all’essenziale, uno zaino leggero che contenga una copia di Robinson Crusoe e le ceneri di David Foster Wallace, scrittore morto suicida e al quale era legato da una profonda amicizia.

In questo eremo, Franzen sperimenterà la noia struggente, l’autentica vorticante solitudine, il confronto con se stessi in un’epoca di sovrappopolamento e sovrastrutture.

Più lontano ancora” è una raccolta di ventun saggi in cui Jonathan Franzen, con una prosa tagliente e d’effetto, propone riflessioni e meditazioni composite e variegate sulla società e sul mondo circostante. Eventi autobiografici e personali, considerazioni sull’amicizia e sull’uomo, la selvaggia natura e le sue creature, l’inarrestabile ciclo di nascita e di morte… Sono solo alcuni dei temi che l’audace (e disordinato) Franzen decide di trattare.

Le ventuno meditazioni avanzano ansanti, lacunose e drammaticamente concentrate nel particolare fine a se stesso, incapaci di fornire visuali più ampie e ariose, incapaci di un respiro a pieni polmoni. Si palesa tutta l’incapacità dell’autore di distinguere tra “essenziale” e “superfluo” e, procedendo con questa serrata andatura a testa bassa, Franzen preclude ogni possibilità di significato.

Tra le pagine, l’autore rivela la sua passione per l’ornitologia. Quest’ultima sarà protagonista di considerazioni naturalistiche e ambientali connesse con l’uso e l’abuso della natura da parte dell’uomo e con l’inquinamento selvaggio che oramai affligge il nostro pianeta. L’autore porta a compimento un reportage in tre paesi del Mediterraneo (Malta, Cipro e Italia) riguardo al fenomeno della caccia illegale agli uccelli.

Un capitolo, inoltre, afferma con tenacia la nota avversità di Franzen per la smodata innovazione tecnologica che rinchiude la comunità in un crescente individualismo sempre più dominatore e soggiogante.

Il saggio da cui prende il titolo la raccolta, descrive l’audace esplorazione al largo della costa del Cile, un viaggio che l’autore ha compiuto per disperdere le ceneri dell’amico e scrittore David Foster Wallace. Il ritratto che l’autore realizza di Wallace, non esula da critiche, rimproveri e pecche, volendo precisamente conferire al personaggio una maggiore realità. Questo pignolo intento non fa che sminuzzare e sbriciolare un racconto già fortemente disorganico: ancora una volta Franzen si smarrisce nel caotico universo del particolare e non riesce a rivelare la via verso un significato.

Infine, possiamo leggere del suo punto di vista in merito alle ragioni che inducono a leggere e a scrivere romanzi, sulla naturale ed inevitabile presenza del dolore nella vita dell’uomo. Un Franzen che si rivela pur sempre debole e fiacco, incapace di persuadere cuori e tantomeno di dispensare speranza.

Peccato che questa nuova attesissima pubblicazione (“Più lontano ancora”) non faccia altro che portare il buon vecchio Franzen davvero lontano, lontanissimo da una scrittura sensibile, autentica e toccante, come piace a noi. 

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