Approfondimenti Rivista — 09 febbraio 2013

E’ meglio vendere 100 copie senza che nessuna venga piratata oppure 1000 copie con 9000 piratate?”.

La provocazione, lanciata da Ed Nawotka -fondatore di Editor in Chief – su Publishing Perspectives, risale al 2011, ma è ancora attualissima nel contesto dell’attuale mercato editoriale: in un periodo di crisi delle vendite di libri, se a un aumento dei download corrisponde un incremento degli acquirenti, si deve o no acconsentire alla pirateria? Tuttavia, la questione, di tono imprenditoriale, può essere posta anche su un piano più prettamente morale: è giusto accettare la condivisione illecita di contenuti, se essa è potenzialmente più produttiva del copyright? Gli studi effettuati negli ultimi anni hanno dimostrato che l’idea, secondo la quale la pirateria ridurrebbe gli acquisti di volumi, è un puro mito da sfatare: sebbene venga annoverata sempre più spesso tra le cause della crisi dell’editoria, a una diminuzione dei casi di violazione del diritto d’autore, non si accompagna l’incremento delle vendite di libri.

“La pirateria – aveva affermato lo scorso febbraio Marco Polillo, presidente AIE – sta mettendo a rischio il mercato nascente degli ebook in Italia. Se non sarà limitata, il mercato digitale semplicemente non potrà svilupparsi, con grave danno soprattutto per i lettori”.

Da qui, la strategia di proteggere i contenuti con i DRM – Digital Rights Management – la gestione dei diritti digitali, mediante cui i titolari hanno la possibilità di rendere protette, identificabili e tracciabili le opere di cui detengono i diritti. Tuttavia, non è un caso che in alcuni paesi europei la pirateria è legale: il Consiglio Federale Elvetico, per esempio, ha proceduto con legalizzare la copia e la condivisione di testi, musica e video, poiché non va a danneggiare in nessun modo il patrimonio culturale nazionale.

Chris Meadwons, giornalista di Teleread, ha dichiarato in merito all’argomento: “E’ una dicotomia che è il cuore del nervosismo dei produttori di contenuti. Pensare che qualcuno legga o ascolti o guardi senza pagare il nostro lavoro creativo ci fa arrabbiare. Ma allo stesso tempo c’è un po’ di evidenza del fatto che la pirateria ci aiuta a promuovere il nostro lavoro per farlo vendere di più”. In altre parole, pur ammettendo che la pirateria contribuisca all’aumento delle vendite, essa offende il sacrificio, la dedizione e la passione degli scrittori, nonché l’autenticità del loro progetto; e agli autori che sono incerti se accettarla o meno, non resta che scegliere tra la propria utilità e la propria integrità. 

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