Approfondimenti Rivista — 24 dicembre 2013

L’articolo di Paolo Di Paolo su officinemasterpiece.corriere.it presenta diversi spunti interessanti. L’argomento è, com’è facile dedurre dal titolo del sito, l’ormai famigerato programma ‘Masterpiece’. Si parla di due tipologie di aspiranti scrittori, quelli che vengono dalle scuole di scrittura e quelli che basano tutto sulle loro innate capacità, magari ancora acerbe. Bene, io devo dire che non sono mai stato per le scuole di scrittura. Come non sono mai stato per le scuole di pittura. Quanto conta la tecnica nell’arte? Sicuramente ha il suo peso, ma trovo che non sia giusto porsi schematicamente il problema proprio all’inizio del percorso, quanto piuttosto successivamente, come perfezionamento. Nessuno mette in dubbio che da queste scuole possano uscire veri talenti, ma non credo sia affatto una buona idea quella che i neofiti si lascino plasmare dal loro insegnante assorbendone la personalità. Senza contare, qualora l’insegnante fosse consapevole di tale rischio, che si potrebbe affacciare un problema di asetticità nello stile dei discepoli. Alla luce di tutto questo, tra le due categorie di aspiranti scrittori inquadrate da Di Paolo, la mia simpatia va di gran lunga a chi non cerca la perfezione formale ma l’estro disordinato e imperfetto. Non me ne vogliano coloro che hanno fatto corsi di scrittura (cui va comunque la mia stima per il campo scelto), se sostengo che non si può pretendere un guizzo da chi non si abbandona fin da subito, magari anche snobisticamente (gli scrittori solitamente non sono gente modesta), alla pura fantasia. O frenesia. L’ossessione per l’esposizione perfetta porta giocoforza a un autocontrollo, cosa che a un esordiente è controindicata. Ognuno ha il suo metodo, ma il lasciarsi trasportare dall’incoscienza ha come motivazione principale la non-interruzione del flusso iniziale di idee. Alla limatura si pensa dopo. Con la pratica, le frasi verranno scritte con sempre maggiore perizia sempre più a primo colpo, come per tutte le cose.

Il secondo tema affrontato nell’articolo riguardava una evidente mancanza, in entrambe le categorie, di cultura letteraria. Qui il tema è più controverso di quello che possa sembrare. Cosa intende Di Paolo per cultura letteraria? Si parla sempre di romanzi e poesia, ed innegabile che siano questi i settori su cui gli aspiranti letterati depositano prevalentemente i loro sogni. Tuttavia, qualcuno potrebbe essere un avido divoratore di saggi, e allora sarebbe interessante vedere nascere un curioso ibrido tra narrativa e essenzialità stilistica. Mix già visti, per carità, ma è fortunatamente inevitabile – sempre che non abbiano frequentato troppo le scuole di scrittura – che ognuno faccia proprie queste commistioni con un suo tocco personale. Tutto ciò per dire che non trovo indispensabile che chi scrive narrativa debba avere letto a tutti i costi i grandi classici, né che il poeta abbia letto tutto Dante. Dubito che un aspirante scrittore non abbia mai letto nulla in senso assoluto, e perciò io non mi porrei il problema dell’avere o no macinato i classici. So di andare contro il parere di molti grandi scrittori, ma tante, troppe persone hanno letto di tutto finendo per sviluppare uno spirito di emulazione eccessivo. Ancora una volta, preferisco chi prima guarda dentro se stesso e poi in chi l’ha fatto prima di lui. Chi ama davvero la scrittura, prima o poi si guarderà indietro comunque, senza forzature.

Giovanni Modica

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scrivendovolo

(2) Readers Comments

  1. Qui si affronta romanzescamente il problema:

    http://www.sololibri.net/Corso-di-lettura-creativa-Franco.html

  2. Non sono per nulla d’accordo sull’idea che la tecnica va imparata in seguito. Capisco che viviamo in un periodo storico dove si desidera tutto e subito, ma ciò dovrebbe rimanere in ambito di conquista di oggettistica (al massimo), piuttosto che di preparazione.
    L’estro è un’idea, saperla mettere su un foglio no. Michelangelo ha seguito una scuola di pittura, così come Leonardo, Raffaello e quasi tutti i grandissimi maestri del passato.
    Gli scrittori invece si correggevano a vicenda innumerevoli volte prima di proporre un testo (una specie di albori degli editor). Ai giorni nostri Ezra Pound sarebbe uno dei migliori editor esistenti.
    Scrivere è un mestiere. Non è una benedizione dal cielo. Per ogni mestiere serve conoscerne le basi.

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