Approfondimenti Rivista — 27 dicembre 2012

Proprio quando sono mossi dal proprio interesse- ha scritto Frederic Bastiat, uno tra i primi pensatori sostenitori dell’individualismo- gli uomini cercano di avvicinarsi, di cambiare gli sforzi, di lavorare gli uni per gli altri, di rendersi servizi reciproci, di associarsi”. Il concetto risale ai primi decenni dell’800 ma trova applicazione tutt’oggi, a distanza di due secoli, nel vasto e variegato panorama letterario. Basta con l’idea di poter fare tutto da soli: se si è intenzionati a raggiungere i propri obiettivi, occorre ricorrere all’unione delle forze. E se questo vuol dire abbandonare la prassi consolidata di scrivere un libro a due mani, pur di mantenere alte le vendite delle loro opere, gli scrittori sono pronti a fare appello all’aiuto dei colleghi. I romanzieri ne sanno più degli altri.

Nato ufficialmente in età moderna, ma individuato, nelle sue forme primordiali, già duemila anni prima di Cristo, il romanzo, ascritto all’interno della grande famiglia della narrativa in prosa, è il genere letterario che più degli altri ha goduto della potenza creativa dell’uomo. Non è un caso che oggi sia il genere più venduto in Italia. A dichiararlo le classifiche di vendita mensili raccolte ed elaborate da IE -Informazioni Editoriali- e pubblicate dall’AIE-Associazione Italiana Editori: nel mese di novembre i primi tre libri con il maggiore numero di copie acquistate per la narrativa sono “Una voce di notte” di Andrea Camilleri, “Cinquanta sfumature di grigio “ di E.L James, e “Milioni di milioni” di Marco Malvaldi, due romanzi gialli e un romanzo erotico. E la lista continua con titoli come “Storia di un corpo” di Daniel Pennac, di genere biografico, e “La danza dei draghi” di George R. Martin, per le saghe fantasy.

Tuttavia, accanto ai filoni più classici, torna in auge un genere reso obsoleto da una lettura dell’individualismo, che Bastiat, con molta probabilità, definirebbe superficiale: il romanzo plurale. Ad annunciarlo, Il Corriere della Sera, in un articolo datato 10 dicembre. Protagonista della storia- quella vera- è Wilbur Smith, il padre dei più grandi bestseller di avventura dei nostri tempi. Per accogliere le esigenze dei suoi fan, l’autore, originario di Zambia, si è dichiarato disposto a cambiare il suo modo di lavorare, per i suoi prossimi 6 romanzi: se la trama, l’ambientazione e lo sviluppo dei personaggi rientrerà tra le competenze di Smith, la stesura dell’opera spetterà totalmente ad altri autori. Un compromesso che gioverà agli appassionati dei romanzi d’avventura, che avranno le opere del proprio beniamino sul comodino nel minor tempo possibile, e all’autore, che vedrà il proprio nome in copertina e incasserà ben 15 milioni di sterline, senza scrivere neppure una parola; ma cosa dire di chi dedicherà parole, tempo ed energie in questo lavoro? Cosa dire di chi metterà la propria esperienza al servizio di altri? Di chi inevitabilmente riverserà il proprio vissuto nella scrittura di un’opera che non gli appartiene? Il destino di coloro che si cimenteranno in questo progetto ancora non è noto. Ciò che è desumibile, invece, è la preoccupazione che inevitabilmente suscita la possibilità di assistere impotenti alla ridefinizione dei ruoli coinvolti nella stesura di un’opera letteraria, in un mercato –quello editoriale- già soggetto a profondi e violenti cambiamenti.

 

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